5 GIORNI IN VIAGGIO IN ALBANIA: NON SOLO TIRANA E MARE

Cosa scoprirai in questo articolo:

Scopri l'Albania in un viaggio on the road di 5 giorni, tra storia, cultura e paesaggi mozzafiato. Dalla storica Kruja, patria di Skanderbeg, alla splendida Berat, patrimonio UNESCO, fino a Gjirokastër e le sue tradizioni, questa guida ti porterà a esplorare le meraviglie di un paese ricco di sorprese. Non perderti le spiagge di Ksamil e Dhërmi, e lasciati sorprendere dalla vivace Tirana. Ogni tappa offre esperienze uniche e consigli pratici per un viaggio indimenticabile. Continua a leggere per scoprire tutti i dettagli o guarda il video completo sul nostro canale Youtube

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Inizia ufficialmente un nuovo viaggio come piace a noi, rigorosamente on the road, alla scoperta di un nuovo paese: benvenuti in Albania! Approfittando del ponte di festa del 2 giugno, il nostro piano è quello di dedicare 5 giorni all’Albania. Purtroppo come sempre, il tempo è limitato e abbiamo dovuto fare una scelta. Se state pianificando un viaggio in Albania infatti, sappiate che la parte nord è più dedicata a trekking e montagna. Un viaggio al sud dell’Albania significa paesini, natura e mare, quindi speriamo anche un po’ di relax, cosa che ci riesce poco in viaggio visto che siamo sempre alle prese con i video per il nostro canale Youtube.

Viaggio in Albania: itinerario di 5 giorni Tirana

Viaggio in Albania: cosa vedere

Questo nuovo viaggio inizia tutto in salita, con un volo alle 5 di mattina da Ciampino a Tirana. In un’ora circa di volo eccoci pronti a scoprire questo nuovo paese e anche una nuova capitale europea. Ma per quanto riguarda Tirana, capitale dell’Albania, ci torneremo più avanti. Abbiamo infatti prenotato un tour privato ma per l’ultimo giorno. Oggi dopo essere atterrati, ci siamo preoccupati di ritirare l’auto a noleggio già prenotata anticipatamente presso Air Rental. Per noi ecco una fiammante -quanto economica- VW Golf da soli 250.000 chilometri! Difficile sapere se parliamo di chilometri ufficiali! Date le sue condizioni generali, sembra plausibile più il mezzo milione, ma non lo sapremo mai! Con il bolide in mano, ci spostiamo subito verso quella che sarà la nostra prima tappa effettiva di questo viaggio in Albania: Kruja o Croia. Iniziamo da qui non per caso, ma per il suo grande valore storico.

Viaggio in Albania: non solo Tirana

Iniziare un viaggio in Albania da Kruja significa andare alla scoperta di alcune chicche ma soprattutto dell’eroe nazionale: Skanderbeg. Arroccata sulle montagne a circa un’ora da Tirana, Kruja è una delle città più importanti per comprendere l’identità albanese, perché proprio da qui Giorgio Castriota Skanderbeg guidò nel XV secolo la resistenza contro l’avanzata ottomana, trasformandosi nel simbolo assoluto dell’indipendenza e dell’orgoglio nazionale.

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Il cuore della visita è il Castello di Kruja, una fortezza medievale in posizione panoramica, da cui si domina la città e, nelle giornate limpide, anche la pianura fino alla costa. All’interno dell’area fortificata si trova il Museo Skanderbeg, dedicato alla sua figura e alla lotta albanese contro gli Ottomani, oltre al Museo Etnografico, ospitato in una casa tradizionale ottomana, utile per capire meglio la vita quotidiana, i costumi e l’architettura locale. Noi ci siamo limitati a fare una passeggiata generale in centro.

Kruja: il paese delle origini dell’Albania

Prima o dopo la salita al castello, vale la pena perdersi nel vecchio bazar di Kruja, una delle zone più caratteristiche della città: una strada acciottolata fiancheggiata da botteghe in legno, tappeti, oggetti in rame, souvenir, artigianato locale e qualche inevitabile richiamo turistico. È una tappa breve, ma molto scenografica, perfetta per entrare subito nell’atmosfera del paese.

Kruja è quindi una prima tappa ideale per un itinerario in Albania: compatta, panoramica, ricca di storia e abbastanza vicina all’aeroporto o a Tirana da poter essere visitata anche all’inizio o alla fine del viaggio o durante un weekend. Un luogo che racconta fin da subito quanto, in Albania, passato ottomano, identità nazionale e paesaggi montani siano intrecciati in modo profondo.

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Viaggio in Albania e le origini della bandiera

Il legame tra Kruja, Skanderbeg e l’identità albanese si ritrova anche nella bandiera nazionale. Il celebre sfondo rosso con l’aquila bicipite nera richiama infatti lo stemma della famiglia Kastrioti, la casata di Skanderbeg, che nel XV secolo guidò la resistenza contro l’Impero Ottomano. Secondo la tradizione, fu proprio Skanderbeg a innalzare questo vessillo dopo aver ripreso Kruja nel 1443, trasformando un simbolo dinastico in un emblema di unità e resistenza.

L’aquila a due teste, però, ha radici ancora più antiche e si collega alla simbologia bizantina, diffusa in molte aree dei Balcani e dell’Europa orientale. Le due teste vengono spesso interpretate come uno sguardo rivolto a Oriente e a Occidente, perfetta metafora dell’Albania: un paese sospeso tra mondo balcanico, eredità ottomana, Mediterraneo e identità europea.

Per questo visitare Kruja non significa solo entrare in un castello o in un museo, ma capire da dove arriva uno dei simboli più forti dell’Albania contemporanea.

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Idea viaggio in Albania a basso costo

Terminata la visita del castello e della torre, torniamo alla macchina per muoverci ancora. Stavolta il nostro obiettivo di giornata è raggiungere la splendida città di Berat ma dista troppo in termini di percorrenza, considerando il traffico. Circa 2 ore di spostamento, ma noi abbiamo fame, l’ora del pranzo si avvicina. Decidiamo di fare una tappa intermedia, fermandoci in un’osteria su strada a Durazzo.

Dopo l’indimenticabile pranzo di pesce, la signora che gestisce questo posto umile ma davvero buono, si è raccomandata con noi invitandoci a visitare Durazzo. Noi complice la grande stanchezza, abbiamo optato per tirare subito dritto per Berat. Una cartolina strepitosa per un viaggio in Albania. Un viaggio assolutamente ancora a basso costo. Il pranzo ad esempio ci è costato 45€ totali, con 4 portate, vino, acqua e caffè! Ma troverete così in tanti posti: supermercati, caffè e ristoranti appunto.

Berat: la tappa imperdibile di un viaggio in Albania

Arrivati a Berat, rimaniamo subito senza fiato dalla bellezza di questo posto. Abbiamo prenotato in centro Anhel Hotel, una struttura dove abbiamo riservato una stanza con vista su questo patrimonio UNESCO. Lasciata la macchina in un parcheggio in centro, ci perdiamo subito tra i vicoletti fatti di ciottoli levigati, scivolosi ma che raccontano l’anima del luogo. Berat non è solo un villaggio, ma ci sono 3 zone ben distinte. Il lato dove si trova l’albergo è il quartiere di Gorica. Gorica ha l’affaccio sul fiume che divide la città e sull’altro quartiere, quello più famoso. Mangalem, il quartiere più fotografato di Berat e quello che ha reso celebre la città con il soprannome di “città dalle mille finestre”. Qui le case ottomane sembrano arrampicarsi una sopra l’altra lungo il pendio, con le facciate bianche e le finestre scure rivolte tutte verso il fiume Osum. È l’immagine più iconica di Berat.

Dall’altra parte del fiume, invece, Gorica conserva un’anima più silenziosa e raccolta. Meno scenografica forse al primo impatto, ma perfetta per chi come noi vuole camminare senza fretta tra case in pietra, vicoli ripidi e scorci continui su Mangalem. I due quartieri sono collegati dal Ponte di Gorica, uno dei simboli della città: un ponte ottomano in pietra, con sette arcate, che attraversa l’Osum e regala una delle viste più belle sul profilo storico di Berat. 

La terza zona di Berat è Kala, la cittadella fortificata che domina tutto dall’alto. Il Castello di Berat non è un semplice sito archeologico, ma un vero quartiere ancora abitato, con case, chiese, cortili, botteghe e punti panoramici. Salire fin lassù richiede un po’ di fiato, soprattutto con il caldo, ma è una delle esperienze da non perdere: dall’alto si capisce davvero la struttura della città, divisa tra il fiume, i quartieri storici e le montagne che la circondano. È comunque possibile raggiungere il castello in auto o anche in taxi e mezzi pubblici.

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I quartieri di Berat in Albania: cosa vedere

Berat è patrimonio UNESCO proprio per questa straordinaria stratificazione urbana e culturale: un esempio raro di città ottomana conservata, dove per secoli hanno convissuto comunità religiose e culturali diverse. Moschee, chiese ortodosse, case tradizionali e resti fortificati raccontano un’Albania più complessa di quanto spesso si immagini, sospesa tra mondo balcanico, influenza ottomana e identità mediterranea.

Tra le cose da vedere a Berat, non c’è solo una lista di monumenti. È soprattutto un luogo da vivere lentamente: fermarsi a guardare la luce che cambia sulle finestre di Mangalem, attraversare il ponte verso Gorica, perdersi nei vicoli acciottolati, salire al castello e lasciarsi sorprendere da una città che sembra costruita più per essere osservata che attraversata. Una tappa che, già dal primo impatto, fa capire perché Berat sia considerata una delle città più belle e rappresentative dell’Albania.

E siamo davvero felici di questo nuovo roadtrip qui. Dopo la notte a Berat e un’altra passeggiata, termina anche questa tappa e vogliamo concluderla al meglio con un pranzo tipico delizioso. Un menù degustazione per 2 al costo di 2800 LEK, circa 34€ il conto finale tra vino e caffè. Amalia Homemade Food si chiama e lo suggeriamo caldamente! Ma ora ci attendono 2 ore e 30 di spostamento in auto. 

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Gjirokastër: la città di pietra sospesa nel tempo 

Tra una sosta e l’altra per un caffè e qualche ripresa con il drone, eccoci giunti alla nuova tappa: Gjirokastër. Anche qui passeremo una notte in centro. Il nostro hotel stavolta è il Submarine 105. Appena arrivati, veniamo travolti ancora una volta dalla bellezza della semplicità e delle tradizioni. Le vie del centro sono gioiose, addobbate con fiori e lucine, piene di ristoranti, bar e attività varie. In alto domina sempre e a 360 gradi il suo castello, che visiteremo insieme alla città nella giornata di domani. Sono infatti le 18 ormai, tempo di fare il check in, sistemare le varie cose, voli con il drone ed è già ora di cena. Ma soprattutto tempo di riposarsi!

Viaggio in Albania: Argirocastro tra regime e letteratura

La mattina dopo colazione lasciamo il nostro albergo e iniziamo subito a salire verso il punto più emblematico della città: il Castello di Argirocastro. Da qualunque angolo del centro storico lo si guardi, la fortezza domina tutto dall’alto, adagiata sulla collina come una massa di pietra che sembra essere lì da sempre. Dal drone si percepisce chiaramente la dimensione e la posizione strategica di questa fortezza. E in effetti Argirocastro, conosciuta anche come Gjirokastër, è una città costruita sulla pietra e con la pietra: tetti in lastre grigie, vicoli ripidi, case ottomane fortificate e una struttura urbana che le è valsa l’iscrizione tra i Patrimoni UNESCO insieme a Berat.

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Gjirokastër: la città di Enver Hoxha

Il castello è il luogo migliore da cui iniziare la visita, nel nostro caso anche per evitare temperature troppo alte. Inoltre permette di capire subito la posizione strategica della città. Da qui si controlla tutta la valle del Drino, un corridoio naturale fondamentale tra Albania meridionale, Grecia e Balcani interni. Le origini della fortezza sono antiche, ma l’aspetto attuale è legato soprattutto alle trasformazioni avvenute durante il periodo ottomano e poi sotto il dominio di Ali Pasha di Tepelena, figura chiave della storia albanese e balcanica. All’interno si possono visitare le grandi gallerie in pietra, le postazioni militari, il museo delle armi, le prigioni e gli spazi che raccontano la funzione difensiva e politica del castello nei secoli. Anche cimeli di guerra, in particolare un aereo americano abbattuto. Le informazioni “ufficiali” parlano di aereo spia americano.

Argirocastro però non è solo una città-museo. È anche uno dei luoghi più controversi e simbolici dell’Albania moderna, perché qui nacquero due figure opposte e fondamentali del Novecento albanese: Enver Hoxha e Ismail Kadare. Il primo è stato il dittatore comunista che ha governato l’Albania per oltre quarant’anni, trasformandola in uno dei paesi più isolati d’Europa. Il secondo è stato invece il più celebre scrittore albanese, autore di opere tradotte in decine di lingue e capace di raccontare, spesso attraverso allegorie e ambiguità, proprio il peso della storia, del potere e della memoria.

Questa doppia eredità rende Argirocastro ancora più affascinante: da un lato la città natale del regime, dall’altro la città della letteratura che quel mondo lo ha osservato, raccontato e trasformato in mito. Non a caso Kadare ambientò proprio qui alcune delle sue pagine più celebri, descrivendo Argirocastro come una creatura di pietra arrampicata sulla montagna. E passeggiando verso il castello, tra vicoli scivolosi, case-torre e tetti grigi, si capisce perfettamente perché questa città abbia generato tanto potere, tanta paura e tanta immaginazione.

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Cosa vedere a Gjirokastër in 1 giorno

Dopo la visita al castello è tempo di muoversi nuovamente verso il basso e centro città. Non ci sono troppe cose da vedere in questa città ma una di queste è il tunnel della guerra fredda che passa subito sotto il castello, ma la prima attività suggerita qui è vedere una tipica casa fortezza. Noi abbiamo scelto Casa Skenduli, una delle abitazioni ottomane meglio conservate della città. Ma ce ne sono anche altre.

Dall’esterno può sembrare una delle tante case in pietra arrampicate sul pendio, ma appena si entra si capisce quanto queste dimore fossero molto più di semplici abitazioni: erano fortezze familiari, spazi di rappresentanza, luoghi di vita quotidiana e simboli di status sociale. Bunker inclusi. Un altro argomento immancabile sempre a causa del lungo periodo sotto il regime di Enver Hoxha e della sua paranoia di essere invaso.

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Viaggio in Albania: Gjirokastër e la storia del paese

Costruita nel XVIII secolo e appartenuta a una delle famiglie più importanti della città, la Casa Skenduli conserva ancora oggi la struttura tipica delle grandi case ottomane di Gjirokastër: muri spessi in pietra, ambienti separati tra zona maschile e femminile, sale per ricevere gli ospiti, camini, soffitti in legno intagliato, nicchie, finestre panoramiche e dettagli che raccontano un modo di vivere completamente diverso dal nostro.

Una delle cose più affascinanti è proprio l’organizzazione degli spazi. Le stanze non erano pensate solo per essere abitate, ma per comunicare gerarchie, privacy e prestigio. Le aree destinate agli ospiti erano curate nei minimi dettagli, mentre alcune parti della casa rispondevano a esigenze molto pratiche: conservare il cibo, proteggersi dal freddo, gestire la vita familiare e difendersi in caso di pericolo.

Visitare Casa Skenduli permette quindi di entrare dentro l’anima domestica di Argirocastro. Dopo aver visto il castello e osservato la città dall’alto, qui si capisce come vivevano davvero le famiglie più influenti della città di pietra. Non è una visita lunga, ma è una di quelle tappe che aiutano a leggere meglio il contesto: Argirocastro non è fatta solo di vicoli e panorami, ma anche di case che sembrano raccontare, stanza dopo stanza, la storia sociale e culturale dell’Albania ottomana.

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Mare in Albania: ha senso il viaggio?

Veniamo alle note dolenti: il mare in Albania. Prima di questo viaggio abbiamo visto tanti video e una cosa la possiamo confermare: il mare è bello. Indimenticabile tipo le Perhentian in Malesia o Cipro del Nord? O semplicemente all’altezza dei soprannomi che hanno? Certamente no. Il piano originario dopo Gjirokastër è che saremmo dovuti andare a Himare dove avevamo prenotato il nostro albergo. Questo perché l’idea era di fare mare a Dhermi. Con Elisa però febbricitante, abbiamo cambiato l’itinerario di viaggio in Albania. Dopo il pranzo tipico in centro ad Argirocastro ci spostiamo ancora più a sud perché da qui siamo molto più vicini a Ksamil. Questa tappa non era programmata a causa della sua fama e di conseguenza affollamento.

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Mare a Ksamil: le Maldive dell’Albania?

Nel primo pomeriggio arriviamo a Ksamil e ci fermiamo nel lido di Ohana. Le spiagge qui hanno tutte più o meno lo stesso format: ombrelloni uno sopra l’altro, musica a tutto volume, lettini organizzati in file serrate e un’atmosfera molto più da beach club che da spiaggia selvaggia.

Ksamil è diventata negli ultimi anni una delle località balneari più famose dell’Albania, spesso definita sui social come le “Maldive dell’Albania” Il motivo è semplice: l’acqua, quando il mare è calmo e la luce è quella giusta, ha davvero colori pazzeschi, tra turchese, verde smeraldo e trasparenze quasi tropicali. A pochi metri dalla costa si trovano anche le isole di Ksamil, raggiungibili in barca, pedalò o kayak, che rendono il paesaggio ancora più scenografico.

Detto questo, è giusto arrivarci con aspettative realistiche. Ksamil non è una spiaggia remota né un paradiso incontaminato: è una destinazione molto costruita sul turismo estivo, soprattutto nei mesi di luglio e agosto. Le spiagge centrali sono spesso affollate, quasi tutte attrezzate e con poco spazio libero. Per chi cerca mare bello ma un’atmosfera più tranquilla, può valere la pena valutare anche alcune spiagge nei dintorni, come Mirror Beach o Pulëbardha Beach, leggermente più defilate rispetto al centro di Ksamil e spesso considerate più scenografiche o meno caotiche.

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Noi, però, ci siamo fermati solo qui, quindi il nostro giudizio resta legato all’esperienza vissuta a Ohana e nell’area più battuta di Ksamil. Mare bello, senza dubbio. Colori molto scenografici, altrettanto. Ma se vi aspettate silenzio, natura incontaminata e atmosfera da isola deserta, forse è meglio ricalibrare un attimo le aspettative. Ksamil funziona se la prendete per quello che è: una località balneare molto popolare, perfetta per una pausa mare durante un itinerario in Albania, ma ormai lontana dall’immagine romantica del piccolo paradiso segreto.

Comunque dopo il relax, ci siamo fatti una deliziosa cena di pesce poco fuori dal centro che era già totalmente bloccato di auto nonostante la bassa stagione e poi torniamo a dormire ad Argirocastro. La cosa non ha molto senso logisticamente, ma con Elisa che è stata male, non sapevamo bene come e quando saremmo riusciti a muoverci. Quindi buonanotte!

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Dhërmi: una delusione del nostro viaggio in Albania

Dopo Ksamil, decidiamo di visitare un’altra delle località più famose del paese: Dhërmi. Sulla carta, questa zona promette mare cristallino, spiagge scenografiche e un paesaggio spettacolare tra montagna e costa. Nella pratica, per raggiungerla abbiamo impiegato quasi tre ore di strada, tra curve infinite, tratti stretti, rallentamenti e una viabilità non sempre comodissima. Un percorso faticoso, soprattutto se inserito in un itinerario on the road rivisitato. All’origine se Elisa non si fosse ammalata avremmo dovuto dormire nella “vicina” Himare.

L’Albania sta distruggendo la costa: perchè?

Una volta arrivati a Dhërmi, il mare in sé non delude: l’acqua è bella, la spiaggia ha il suo fascino e il contrasto tra costa e montagne sarebbe davvero potente. Il problema, almeno per quello che abbiamo visto noi, è tutto ciò che sta intorno. Dhërmi ci ha lasciato una sensazione piuttosto amara per via dell’urbanizzazione massiva che sta trasformando rapidamente questa parte di costa. Centinaia, forse migliaia di costruzioni nuove, spesso tutte molto simili tra loro, si arrampicano sui pendii come in un gigantesco scenario da videogioco gestionale. A tratti sembrava davvero di essere entrati in una partita di The Sims, con case replicate in serie e una montagna intera sacrificata al cemento.

Ed è un peccato, perché il potenziale naturale sarebbe enorme. La Riviera albanese ha paesaggi splendidi, ma qui si percepisce chiaramente il rischio di una crescita troppo veloce, poco armoniosa e poco rispettosa del territorio. Quello che poteva essere un equilibrio affascinante tra mare, verde e roccia, in alcuni punti sembra ormai compromesso da cantieri, residence, strade in costruzione e nuovi complessi turistici.

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Anche i prezzi, rispetto al resto dell’Albania, ci sono sembrati decisamente più alti. Per fare un esempio concreto: due gelati ci sono costati 8 euro qui, un caffè 2 euro, mentre nel resto del paese abbiamo trovato caffè di media a 0,70 centesimi e gelati intorno ai 2 euro. Nulla di scandaloso se paragonato ad altre località europee, ma per il contesto albanese la differenza si sente eccome.

Dhërmi quindi è una tappa che lascia sentimenti contrastanti. Da un lato il mare merita, soprattutto se cercate una pausa balneare lungo la Riviera albanese. Dall’altro, se vi aspettate una destinazione ancora selvaggia, autentica e immersa nella natura, potreste rimanere delusi. Arrivando dalla stradina di montagna abbiamo fatto anche alcune riprese con il drone nel paesino Dhërmi che rimane nascosto, isolato e almeno lui, autentico, nella sua posizione da eremita. Da qui ci spostiamo verso Tirana per concludere il nostro viaggio in Albania. Prima cosa Vila Park Hotel, check-in e buonanotte!

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Tirana: la capitale non europea che sorprende

Il nostro tour privato di Tirana inizia dal suo punto più simbolico: Piazza Skanderbeg, il grande spazio pubblico attorno a cui ruota buona parte della storia moderna della capitale albanese. Al centro della piazza domina oggi la statua equestre di Giorgio Castriota Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese, collocata qui nel 1968 in occasione del 500° anniversario della sua morte. La cosa interessante è che prima, in quello stesso spazio, si trovava una statua di Stalin, rimossa dopo la rottura politica tra Albania e Unione Sovietica. Statua di Stalin che ancora però è presente ma su una via dietro e nascosta sul piazzale di un edificio sorvegliato. Già solo questo passaggio racconta perfettamente il Novecento albanese: dall’ideologia comunista importata da Mosca al recupero dell’identità nazionale attraverso il mito di Skanderbeg.

Viaggio in Albania: Tirana, la capitale

Sulla piazza si affaccia anche il Museo Storico Nazionale, purtroppo in fase di ristrutturazione durante la nostra visita. Quindi chiuso, ormai da oltre un anno. La sua facciata è celebre per il grande mosaico socialista, intitolato “Gli Albanesi”, che non è stato distrutto dopo la fine del regime, ma modificato: nella parte alta, infatti, non compare più la stella rossa che un tempo dominava la composizione. È un dettaglio importante, perché Tirana non ha cancellato del tutto la propria estetica socialista, ma l’ha in parte reinterpretata, lasciando visibili le tracce del passato.

Fino a non molti anni fa, davanti al museo si trovava anche la statua del dittatore Enver Hoxha, abbattuta nel 1991 durante le proteste che accompagnarono la fine del regime comunista. Anche questo rende Piazza Skanderbeg molto più di una semplice piazza centrale: è una specie di libro aperto sulla storia politica dell’Albania, dove ogni edificio, monumento o assenza racconta un passaggio diverso.

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Cosa vedere a Tirana in Albania in 1 giorno

Tra gli elementi più curiosi della piazza c’è anche il Palazzo della Cultura, edificio dall’impronta brutalista e socialista, che oggi ospita il Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto e la Biblioteca Nazionale. La prima pietra fu posata nel 1959 da Nikita Chruščëv, dettaglio che oggi suona quasi surreale se pensiamo alla successiva rottura tra Albania e URSS. E proprio contro Chruščëv. Poco distante, la piccola Torre dell’Orologio racconta invece un’altra Tirana: per molto tempo fu l’edificio più alto della piazza, quando il centro era ancora molto più basso e meno verticale.

Poi arrivò l’Hotel Tirana International, soprannominato semplicemente dai locali “15 piani”, perché con i suoi quindici livelli rappresentava una novità enorme nello skyline cittadino. Ancora oggi, quando molti albanesi si danno appuntamento in zona, possono dire semplicemente “ci vediamo al 15 piani”, trasformando un edificio moderno in un riferimento urbano popolare.

Piazza Skanderbeg è quindi il luogo ideale per iniziare a capire Tirana: non una città immediatamente bella in senso classico, ma una capitale fatta di stratificazioni. Ottomana, fascista, comunista, post-comunista, contemporanea. Tutto convive nello stesso spazio, spesso senza troppa armonia, ma proprio per questo con una forza narrativa enorme. Guardarsi intorno qui significa vedere l’Albania cambiare volto, regime dopo regime, monumento dopo monumento.

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Tirana religiosa: convivenza nel cuore della capitale

Restando in Piazza Skanderbeg, basta guardarsi intorno per capire un altro aspetto fondamentale di Tirana: la sua stratificazione non è solo politica o architettonica, ma anche religiosa. Sul lato della piazza si trova la piccola Moschea Et’hem Bey, uno degli edifici più preziosi del centro storico. Costruita tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, è celebre per le sue decorazioni interne ed esterne, con affreschi floreali, paesaggi, alberi e motivi naturalistici piuttosto rari nell’arte islamica tradizionale.

Questa moschea ha anche un valore simbolico enorme per l’Albania contemporanea. Durante la dittatura comunista di Enver Hoxha, l’Albania arrivò a proclamarsi il primo stato ateo al mondo e molti edifici religiosi furono chiusi, distrutti o riconvertiti. La Moschea Et’hem Bey sopravvisse e nel 1991 divenne uno dei luoghi simbolo della rinascita religiosa del paese, quando migliaia di persone vi entrarono per pregare nonostante il divieto ancora formalmente in vigore.

Poco distante, alzando lo sguardo, si intravede anche un campanile con orologio: è la Cattedrale ortodossa della Resurrezione di Cristo, una delle chiese ortodosse più importanti della città. La sua presenza, così vicina alla piazza principale e alla moschea storica, racconta bene la pluralità religiosa albanese, fatta di islam, cristianesimo ortodosso e cattolicesimo, ma anche di una lunga parentesi forzatamente atea durante il regime.

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Come capire l’Albania e la capitale Tirana

A pochi passi, invece, svetta la grande Moschea Namazgah, visibile anche arrivando in auto verso il centro grazie ai suoi minareti imponenti. Inaugurata nel 2024 e considerata una delle moschee più grandi dei Balcani, rappresenta il volto più recente e monumentale dell’islam albanese contemporaneo. Il contrasto con la piccola Et’hem Bey è fortissimo: da una parte la moschea storica ottomana, raccolta e decorata; dall’altra un edificio moderno, enorme, pensato per migliaia di fedeli.

Anche in questo caso Tirana si legge per sovrapposizioni. In pochi metri convivono passato ottomano, rinascita religiosa post-comunista, architettura contemporanea e memoria di un regime che aveva tentato di cancellare ogni culto. Ed è proprio questa convivenza, a tratti ordinata e a tratti caotica, a rendere la capitale albanese molto più interessante di quanto possa sembrare al primo impatto.

A completare questo mosaico religioso c’è anche la Cattedrale cattolica di San Paolo, poco distante dal centro e facilmente raggiungibile a piedi da Piazza Skanderbeg. È un edificio moderno, consacrato nei primi anni Duemila, ma il suo valore simbolico va ben oltre l’architettura: rappresenta infatti uno dei primi grandi segni visibili della rinascita religiosa dell’Albania dopo la fine del regime comunista.

Il castello di Tirana: viaggio in Albania

Durante la dittatura di Enver Hoxha, l’Albania si proclamò ufficialmente stato ateo e ogni forma di culto venne repressa, con chiese e moschee chiuse, distrutte o trasformate in edifici civili. Per questo, la costruzione di una nuova cattedrale cattolica nel cuore della capitale non è soltanto un fatto religioso, ma anche storico e politico: è il segnale concreto di un paese che, dopo decenni di isolamento e repressione, tornava a riaprire spazi pubblici alla fede e alla pluralità.

La Cattedrale di San Paolo si inserisce quindi perfettamente nel racconto delle stratificazioni di Tirana: la piccola moschea ottomana di Et’hem Bey, la grande moschea contemporanea Namazgah, la cattedrale ortodossa con il suo campanile e, appunto, questa chiesa cattolica moderna. In pochi chilometri si attraversano secoli di storia religiosa albanese, dalla dominazione ottomana alla rinascita post-comunista.

Subito dietro Piazza Skanderbeg si trova una delle aree più curiose del centro: il cosiddetto Castello di Tirana, o ciò che resta dell’antica fortezza cittadina. Oggi non bisogna immaginarsi un castello nel senso classico del termine, ma un’area pedonale costruita attorno ad alcune rovine storiche e alle antiche mura, dove un tempo si trovavano anche i palazzi legati alla famiglia storica di Tirana, i Toptani. Negli ultimi anni questa zona è stata completamente trasformata in uno spazio molto frequentato, pieno di locali, ristoranti, botteghe e attività turistiche. È sicuramente meno “autentica” di altri angoli della città, ma resta una sosta piacevole, soprattutto per pranzo, e permette di vedere come Tirana stia cercando di riutilizzare frammenti del proprio passato dentro una città in rapidissima trasformazione.

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Il paese dei bunker: viaggio in Albania

Da qui proseguiamo lungo il grande boulevard monumentale, uno degli assi urbanistici più importanti della capitale, pensato durante il periodo fascista italiano e poi riutilizzato e caricato di significato dal regime comunista. Camminando verso sud, si attraversa la Tirana del potere: ministeri, edifici istituzionali, architetture razionaliste e spazi celebrativi che raccontano bene i diversi strati politici della città. Nella parte finale si arriva verso l’area dello stadio e della vecchia Casa del Fascio, testimonianza evidente della presenza italiana in Albania durante il Ventennio.

Alle spalle di questa zona si apre il grande parco cittadino, quasi il punto in cui Tirana sembra finire e respirare. Eppure anche qui la storia recente pesa: fino al 1991 molte aree legate al potere erano interdette alla popolazione comune, simbolo di una capitale controllata e divisa tra spazi pubblici e luoghi riservati all’élite del regime. Non lontano si trovano ancora alcuni resti di bunker, la statua di Stalin rimossa dalla piazza principale e la casa di Enver Hoxha, il dittatore che per decenni ha trasformato l’Albania in uno dei paesi più chiusi e isolati d’Europa. Tirana, ancora una volta, non si capisce guardando un solo edificio: va letta camminando, strato dopo strato.

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Bunk’art 1: uno dei 173.000 bunker in Albania

E prima di concludere questo viaggio, abbiamo deciso di visitare anche il famoso Bunk’Art 1 di Tirana, uno dei bunker più grandi dell’intero paese. Bunk’Art 1, situato alla periferia della capitale ai piedi del monte Dajti, è ricavato all’interno di un enorme bunker antiatomico costruito durante la dittatura di Enver Hoxha. Il complesso si sviluppa su cinque piani, comprende oltre cento stanze e fu progettato per proteggere il leader comunista e i vertici politici e militari in caso di guerra o attacco nucleare.

Oggi gli ambienti sono stati trasformati in un museo storico e artistico che racconta l’Albania del Novecento, dalla Seconda guerra mondiale alla caduta del regime. Corridoi, sale di comando, impianti originali, dormitori e la stanza riservata a Hoxha restituiscono bene il clima di isolamento e sospetto che caratterizzò il paese per decenni. La visita è lunga, a tratti opprimente, ma è una delle esperienze più utili per capire la paura dell’invasione, la propaganda e la vita quotidiana durante il comunismo.

Rispetto a Bunk’Art 2, più centrale e concentrato soprattutto sulla repressione politica e sulla polizia segreta, Bunk’Art 1 offre una visione più ampia dell’apparato militare e della società albanese durante il regime. Non è una tappa leggera, ma è probabilmente una delle visite più importanti da fare a Tirana.

Viaggio in Albania: conclusioni finali

Il nostro viaggio in Albania termina qui. Un aereo (in ritardo) ci dovrebbe riportare in Italia ora. Giusto il tempo di una lavatrice e siamo pronti a raccontarvi altre avventure. Stavolta non solo in un nuovo paese ma in un nuovo continente. L’Albania ci è piaciuta molto e sicuramente torneremo, magari per apprezzare la parte nord. Un paese dove si mangia bene, si vive bene fuori dal caos di Tirana o della costa. Merita davvero!

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