Da tanto lo desideravamo ed eccoci in un nuovo paese del Medio Oriente: benvenuti in questo indimenticabile viaggio in Oman! Tutto inizia con un doppio volo Roma-Doha e Doha-Muscat, la capitale dell’Oman. All’arrivo in aeroporto, un po’ di attesa per poter vedere un nuovo timbro sul nostro passaporto! Superati i controlli però, agli scanner verso l’uscita, come previsto, veniamo fermati a causa dei droni. Il paese infatti bannava l’utilizzo di droni fino a poche settimane fa, ma ora, seguendo le pratiche spiegate in questo breve reel su instagram, potrete volare legalmente!
Dopo aver sbrigato le pratiche droni, siamo fuori. Prenotiamo un taxi sull’app Otaxi, l’UBER dell’Oman, e in 20 minuti circa raggiungiamo il nostro albergo Citadines vicino alla grande Moschea.

Viaggio in Oman: clima, stagioni e periodo ideale
L’Oman è una destinazione che sorprende per la varietà dei suoi paesaggi, dalle montagne del Jebel Akhdar alle spiagge dell’Oceano Indiano, fino ai deserti infuocati del Wahiba Sands. Ma per godersi tutto questo al meglio, la scelta del periodo giusto è fondamentale. Il periodo migliore per visitare l’Oman va da fine ottobre a inizio aprile, quando le temperature sono più miti e il clima è ideale per esplorare città, canyon, deserti e zone costiere. In questi mesi le massime si aggirano tra i 25 e i 30°C, perfette per chi vuole affrontare trekking, tour in 4×4 o semplicemente passeggiare senza l’incubo del caldo torrido. Un po’ come abbiamo visto anche nei viaggi in Kazakistan e Turkmenistan ad esempio.

Da maggio a settembre, invece, il paese è colpito da temperature estreme che nelle zone interne possono facilmente superare i 45°C, rendendo difficile qualsiasi attività all’aperto. Un’eccezione è rappresentata dalla regione meridionale del Dhofar (zona di Salalah), che tra giugno e settembre viene interessata dal khareef, una sorta di monsone che trasforma il paesaggio desertico in una sorprendente oasi verde, unica in tutta la Penisola Arabica. In sintesi, se state pianificando un viaggio in Oman per scoprire le sue meraviglie naturali e culturali, l’inverno è la stagione ideale. Noi abbiamo visitato il paese nella seconda metà di gennaio.

Muscat: la capitale (atipica) dell’Oman
Dopo aver riposato qualche ora, poco a dir la verità, eccoci di nuovo in piedi. Colazione in albergo e alle 8 in punto siamo in reception per attendere Ali, di Mersad Rental Car, il noleggio auto che abbiamo scelto per farci accompagnare in questi 8 giorni di viaggio in Oman da un -non troppo- potente mezzo 4×4! Infatti ci sarebbe piaciuto mimetizzarci tra i locali con queste mega jeep con motori V8 e rigorosamente 4×4 da 7 posti, ma poi vedendo il prezzo e la reale utilità ed esigenze per questo itinerario, abbiamo optato per fare economia. Eccoci consegnare direttamente nella nostra struttura di Muscat, una Kia Sportage 4×4 bianca! Sbrigate le formalità e pagati i 575€, siamo già a bordo con il motore acceso per vedere la prima tappa effettiva.

Cosa vedere a Muscat in 24 ore: giorno 1
La scelta di prendere l’Hotel Citadines è stata strategica per la visita del simbolo della città e del paese per più aspetti: la grande moschea del sultano Qabus. Oggi è domenica e la pratica auto purtroppo ha eroso il nostro vantaggio logistico. Arriviamo alla moschea alle 9:30 di mattina, vediamo già svariati pullman parcheggiati e un bel po’ di auto e taxi. Non quello che avevamo in mente per questo luogo così speciale. Decidiamo di rimandare la visita tra 2 giorni, visto che dormiremo a Muscat 3 notti, sebbene la giornata effettiva da dedicare alla capitale era una solamente, oggi. Ricordate che la grande moschea è aperta ai turisti sempre tranne il venerdì. Altre moschee che invece vedrete in centro, sono riservate esclusivamente ai musulmani. Procediamo così alla prossima tappa.
Come muoversi a Muscat in Oman
Noi abbiamo deciso di noleggiare un’auto sia per tutto l’itinerario di cui vi parleremo in questo articolo ma anche per visitare Muscat. Infatti quando parliamo della capitale dell’Oman dobbiamo tenere bene a mente che non è una “classica” città, con un centro e una periferia. Muscat è una capitale diffusa, tipo un albergo diffuso ma in grande. Non c’è un vero centro ma molti distretti, ognuno dei quali con un proprio centro. E ogni distretto ha una sua destinazione d’uso.

Viaggio in Oman: conoscere i distretti di Muscat
C’è il distretto di Old Muscat che rappresenta il cuore storico della capitale, racchiuso tra imponenti fortificazioni portoghesi del XVI secolo. C’è quello di Muttrah che costituisce il principale centro commerciale e turistico, sviluppato attorno al suo famoso souq e al porto naturale. La zona di Ruwi funziona come il moderno centro direzionale e finanziario, caratterizzato da edifici per uffici, banche e centri commerciali contemporanei. Qurm si distingue come area residenziale di prestigio, sede di ambasciate, ville private e resort di lusso. Infine Al Khuwair costituisce il distretto più moderno, sviluppato prevalentemente negli ultimi decenni come area commerciale e residenziale.

Muscat: la capitale diffusa dell’Oman
Visitare in sole 24 ore Muscat potrà risultare complesso dunque, senza una buona organizzazione. Se non volete prendere un’auto a noleggio le opzioni potrebbero essere di affidarsi a taxi (ma con possibili tempi di attesa tra una corsa e l’altra e costi più alti di un’auto a noleggio), i mezzi pubblici, cioè bus, vi limiterebbero troppo per orari e tappe oppure si possono trovare dei driver che certamente vi costeranno di più ma saranno efficienti.
Tra uno spostamento e l’altro abbiamo impiegato mediamente dai 15 ai 30 minuti per una media di 10/25km a tratta. Ecco perché è una capitale diffusa. E l’altra particolarità di Muscat è quello di svilupparsi anche per questo, in orizzontale e non in verticale. Siamo soliti vedere in Medio Oriente, soprattutto a Dubai come reginetta, la gara a chi ce l’ha più alto, il palazzo. In Oman invece si è scelta la linea della tradizione. Palazzi solo bianchi (quasi come il Turkmenistan!) ma anche color sabbia, celeste. Tanto che a volte viene da chiedersi: siamo in Grecia, in Portogallo? No, questo è l’Oman!

Itinerario di viaggio in Oman: Muscat
Ma torniamo al viaggio in Oman e alla visita di Muscat e cosa vedere in 24 ore. Lasciata alle spalle -per ora- la grande moschea, proseguiamo con uno stop al teatro dell’opera di Muscat. Anche in questo caso possiamo vederlo solamente da fuori poiché oggi è domenica 18 gennaio e in questo periodo, cade la festa nazionale, ovvero la salita al potere dell’attuale sultano.
Sarebbe il 15 gennaio il giorno esatto di festività a dire il vero, ma capitando vicino al fine settimana in questo 2026 (giovedì), anche qui in Oman, hanno pensato bene al weekend lungo! Da fuori il teatro è splendido. Tutto è geometrico, pulitissimo e con i soliti colori pastello che ci accompagnano in ogni sguardo. Fiori e piante impeccabili, colori vivaci. D’altronde il clima è fantastico! Ci sono 23 gradi durante il giorno, umidità non pervenuta. Si sta divinamente! Ci concediamo due passi intorno al teatro dell’opera e procediamo verso uno dei centri. Dopo un rigoroso caffè di metà mattina, ci spostiamo al distretto di Muttrah.

La cartolina più bella di Muscat: Muttrah
Come anticipato qualche riga sopra, ci spostiamo nel distretto di Muttrah. Forse il più famoso e rappresentativo. Qui abbiamo diversi spot da andare a vedere. Dopo aver parcheggiato l’auto in uno dei tanti parcheggi segnalati, come prima tappa andiamo nel famoso mercato del pesce. Qui non c’è molto da dire ma solo da vedere uno spaccato sincero della vita del popolo Omanita.
Potrete ammirare (e comprare chiaramente!) il pescato di giornata con esemplari anche di dimensioni molto grandi esposti nei vari scomparti. Vediamo pochi turisti ma tanti residenti che trattano e cercano di strappare il miglior prezzo. Giusto sul padiglione accanto c’è invece il mercato di frutta e verdura e, immancabili, datteri ovunque. Una tipicità dell’Oman, se ne contano a quanto pare più di 240 tipologie! Ma siamo venuti in questo distretto principalmente per visitare l’anima che tiene viva forse, ancora ogni città del mondo, anche quelle più piccole in Italia: il mercato! Infatti qui a Muttrah, da non perdere assolutamente c’è la visita al souq.

Souq di Muttrah: il mercato tipico di Muscat
Dopo il mercato del pesce, facciamo due passi sul lungomare di Muttrah, meglio noto con il nome di Corniche dell’omonimo distretto. Qui sarà possibile passeggiare con il mare da un lato, il suo porto naturale su cui affaccia il mercato del pesce visto poco fa dall’altro. Noi vediamo anche un gigantesco yatch, probabilmente quello del sultano a giudicare dagli stemmi. Dal lato opposto della strada invece, c’è la città, il centro di Muttrah. Moschee, abitazioni e nella parte alta si scorgono diversi forti portoghesi tra cui il Muttrah Fort, il principale. Una cartolina meravigliosa da vedere con i propri occhi, come sempre tutto nel rispetto della tradizione e con i soliti colori pastello: bianco, sabbia, celeste. È tutto armonioso con le colline intorno. Dopo la passeggiata sulla Corniche, ci addentriamo nella parte di città, partendo dal souq.
Un dedalo di viuzze coperte da antichi tetti in legno, illuminato da luci giallastre e impregnato di profumi intensi di incenso, spezie, oli essenziali e sandalo. È uno dei mercati tradizionali più antichi e autentici del Golfo, risalente a secoli fa, quando Muscat era un crocevia commerciale strategico tra Africa, India e Asia. Passeggiando tra le bancarelle si viene avvolti da un’atmosfera sospesa nel tempo: tessuti colorati, khanjar (i pugnali ricurvi tradizionali), lampade intarsiate, datteri, artigianato in argento, ma anche souvenir turistici più o meno kitsch. La contrattazione è d’obbligo, anche se spesso con tono più rilassato rispetto ad altri mercati mediorientali.
La parte più tradizionale del souq si sviluppa in profondità, dietro la zona più turistica affacciata sulla Corniche: più si entra e più si respira autenticità, con botteghe che sembrano rimaste intatte nel tempo. Alcuni ingressi secondari permettono di uscire direttamente nei vicoli residenziali del quartiere, offrendo scorci quotidiani della vita omanita. Visitare Muttrah senza perdersi nel suo souq sarebbe un vero peccato: è uno degli ultimi mercati del Golfo a conservare un’anima vera, lontana dalle grandi ricostruzioni per turisti. Noi torniamo a casa con un profumo e degli abiti tradizionali!

Muttrah: l’ultimo sguardo dall’alto del forte
Dopo la visita al souq, inizia la preghiera delle 12:30 circa e questo significa che è ora di cercare un ristorante dove fare pranzo. Scegliamo di andare nel vicino ristorante Muska Café che affaccia proprio sul porto e sul mercato del pesce visitato qualche ora fa.
Arroccato su una collina rocciosa che domina il porto naturale di Muscat, il Forte di Muttrah (o “Mutrah Fort”) è uno dei simboli più suggestivi della città. Costruito nel 1580 dagli invasori portoghesi, il forte serviva a controllare l’accesso marittimo e difendere la baia dalle incursioni. La sua posizione strategica offre ancora oggi una delle vedute panoramiche più iconiche della capitale omanita, con la Corniche che si snoda tra il mare e le case bianche, il souq coperto e i minareti in lontananza.
Il forte è stato restaurato di recente, ma conserva ancora il suo aspetto essenziale: una struttura compatta in pietra, con torrette e camminamenti che si affacciano sull’acqua e sulla città. La salita fino alla cima è breve ma piuttosto ripida, e non sempre segnalata in modo chiaro, ma lo sforzo viene ripagato da una vista mozzafiato soprattutto al tramonto, quando la luce dorata accende il Golfo dell’Oman e le facciate della città vecchia.
Oggi non è sempre possibile visitare gli interni del forte (a seconda delle aperture), ma anche solo raggiungere la base o salire sui sentieri adiacenti rappresenta un’esperienza altamente scenografica, perfetta per gli amanti della fotografia o per chi vuole osservare dall’alto l’anima storica e portuale di Muscat. Noi abbiamo la fortuna di godercela con l’inizio della preghiera che echeggia in tutta la vallata.

Visitare Muscat: ultime tappe nella capitale dell’Oman
Torniamo in auto per fare circa 20 minuti di percorrenza. Ci spostiamo nel distretto di Old Muscat per visitare il Palazzo del Sultano. Questo piccolo ma significativo distretto ha un’identità molto forte anche per il palazzo reale riconoscibile per la sua caratteristica facciata blu e dorata, e alcuni dei musei più importanti del paese. Le stradine strette e gli edifici tradizionali creano un’atmosfera intima che contrasta con la modernità del resto della città. Tutto è pulitissimo e impeccabile. Ricordiamo però che questo palazzo non è la residenza ma, quando la bandiera sventola, significa che il sultano ha un incontro ufficiale in corso. Quando invece non c’è alcuna bandiera, come durante la nostra visita, il sultano non è presente perché la residenza è altrove.
Con il tramonto in arrivo, abbiamo deciso di concludere la giornata presso il Muscat Flagpole, l’enorme bandiera che domina Muscat dove è consentito volare con il drone. Riprese aeree al tramonto e poi ci spostiamo in un vicino supermercato. Acquistiamo alcune cose per la giornata di domani che ci vedrà impegnati in un’escursione per l’intera giornata, si spera, di assoluto relax. Cena in un ristorante vicino al nostro albergo e buonanotte!

Itinerario di viaggio in Oman: isole Daymaniat
Nuovo giorno in Oman e per oggi abbiamo previsto una giornata che sinceramente aspettavamo da molto! L’idea è semplice: rilassarsi! Una cosa che ci riesce davvero poco in viaggio, almeno da quando abbiamo un canale YouTube e facciamo video! Così abbiamo prenotato con qualche settimana di anticipo un tour di una giornata intera al costo di 110€/persona circa, con Daymaniat Shells. Il tour viene offerto da diversi operatori a dire il vero, inizialmente avevamo optato per un altro che però ci ha risposto con enorme ritardo alla richiesta. Ma come recita quella parola araba a cui lo scrittore Paolo Coelho ha dedicato anche un libro, “Maktub” evidentemente “così sarà” o “così è scritto”. Infatti questa giornata rimarrà un ricordo indelebile del nostro viaggio in Oman e a Muscat. Il ritrovo è per la mattina alle 7:45 alla Marina, non molto distante dall’aeroporto di Muscat e quindi anche dal nostro albergo.

Mare da sogno alle Daymaniat Islands
Ad attenderci qui c’è il nostro capitano di giornata che ci spiega un po’ come sarà strutturata tutta la giornata e ci spostiamo verso la nostra barca. Ora, non siamo esperti, ma chiamarla barca è quasi un’offesa. Ci ritroviamo a bordo di uno splendido yatch o qualcosa del genere e la cosa non ci dispiace. Considerate infatti che ci attendono adesso almeno 45 minuti di navigazione per raggiungere il primo punto delle isole Daymaniat. Qui faremo snorkeling.
Arriviamo che il sole è già alto ed inizia a scaldare a pieno regime. Cala l’ancora, riceviamo tutte le istruzioni, pinne, maschere e boccai ed eccoci in acqua! La barriera è vivissima, è pieno di pesci e in determinati punti sarà possibile nuotare con tartarughe e piccoli squali! Ricordate però che durante l’estate non è possibile attraccare su queste isole proprio per preservare la fauna e le uova di tartaruga. Visto che noi siamo qui a gennaio, scegliamo un’isola solo per noi, accendiamo il BBQ e siamo pronti a gustarci un tipico pranzo omanita indimenticabile! Dopo il meritato chill ripartiamo, ultimo bagno e siamo di nuovo al tramonto alla Marina di Muscat. Cena e pronti per un nuovo giorno!

Viaggio in Oman: giorno 3, lasciamo Muscat
Nuovo giorno, nuova sveglia presto perchè, se avete seguito attentamente le prime parti di questo racconto, ricorderete che il primo giorno non abbiamo visitato la grande moschea. Oggi è arrivato quel giorno, quello di goderci a pieno la visita. Arriviamo alle 8:30 di mattina al parcheggio riservato per i turisti. Ci avviciniamo all’ingresso e la sicurezza ci fa passare subito. Altri vengono momentaneamente rimbalzati per via dell’abbigliamento. Noi ci siamo presentati coperti con pantaloni lunghi e maniche lunghe. Ovviamente per le donne, come da tradizione islamica, è richiesto di indossare anche un velo che copra capelli e spalle. Sicuramente arrivare già pronti probabilmente è la cosa più semplice e veloce, in alternativa all’ingresso vi verrà dato il necessario.

La grande Moschea di Muscat in Oman
Superato l’ingresso, si viene da subito abbracciati dalla maestosità di questo luogo, voluto e regalato dal Sultano Qabus al suo popolo per festeggiare i 30 anni del suo governo. Il Sultano Qabus è stata una figura molto importante, salito al potere nel 1970 dopo un colpo di stato pacifico verso il padre che a differenza del figlio era molto conservatore. L’Oman che possiamo apprezzare oggi è il frutto della sua visione nuova ed aperta.
Tornando alla moschea, questa è la più grande del sultanato dell’Oman, si estende su un’area di 416.000 metri quadrati ed è un esempio di architettura moderna, che fonde lo stile omanita e quello islamico. La costruzione iniziò nel 1995 e venne inaugurata a maggio del 2001. La Grande Moschea ha una capacità di circa 20.000 persone ed è suddivisa in tre sezioni principali: la grande sala di preghiera maschile che può contenere fino a 6500 persone, la sala di preghiera più piccola riservata alle donne, la sua capienza è di 750 persone, la biblioteca con 20.000 libri e un’aula magna per le conferenze.
La struttura è composta 5 minareti che richiamano i 5 pilastri dell’islam: professione della fede, le 5 preghiere giornaliere, l’elemosina, il digiuno e il pellegrinaggio a La Mecca. Per costruirla sono stati utilizzati molti materiali pregiati come arenaria rosa dall’India, oltre a granito locale e marmo bianco, anche di Carrara. Ma il massimo splendore si può ammirare (anche come record vinti) entrando nella sala di preghiera maschile. Lasciamo le scarpe ed entriamo scalzi. Qui non si potrà rimanere indifferenti dinanzi a tanta bellezza.
Da subito troviamo un erorme tappeto persiano realizzato interamente a mano e formato da 1.700 milioni di nodi, i cui lati misurano 60 per 70 metri, e, parlando di record, per un periodo è stato il tappeto persiano più grande al mondo, superato poi da quello che si trova nella moschea di Abu Dhabi. Ma in questa sala non solo il tappeto è importante ma anche il lampadario centrale: placcato oro 24 carati, composto da 600.000 cristalli Swarovski e 1122 lampadine. Il lampadario pende per 14 metri e pesa 8500 chili! Anche questo per un periodo è stato il lampadario più grande al mondo. Invece la sala femminile è molto più piccola e modesta di quella maschile, questo non perché le donne hanno meno valore in Oman ma perché culturalmente non frequentano le moschee ma solitamente pregano in casa.

Tappa di avvicinamento: verso Sur
Lasciata la grande moschea alle nostre spalle, facciamo il pieno al nostro 4×4 e iniziamo la discesa verso sud. Per questa sera abbiamo 1 notte prenotata presso la città di Sur ma la giornata sarà ricca di tante piccole chicche fuori dai percorsi turistici e con tante sorprese soprattutto. La prima di queste è la nostra destinazione dove arriveremo in perfetto orario per il pranzo: Quriyat. Dopo 1h e 30 circa da Muscat, percorrendo l’impeccabile autostrada gratuita numero 17, eccoci giunti in questo grazioso paesino dimenticato da Dio ed ignorato dai turisti.

Facciamo due passi nel centro e passiamo attraverso il souq ormai chiuso, data l’ora. In centro c’è un vecchio forte o forse un castello, con una bandiera dell’Oman sventolante. Il cielo è terso e il clima davvero piacevole sulla pelle. Per pranzo abbiamo deciso di fermarci in un piccolo ristorante Yemenita che affaccia proprio sul forte. Al Sumood si chiama. Si può mangiare all’interno stando seduti in terra e senza posate oppure, come da noi scelto dato il caldo, prendere uno dei tavoli fuori. Ordiniamo humus con una grigliata di carne tradizionale e un kebab di pollo al piatto. Questo è il miglior pasto fatto da quando siamo in Oman e tutto con soli 15€ totali.
La cosa divertente di questo paese è che potrete vedere scene di vita quotidiana sia nelle stazioni di servizio e benzinai in generale ma soprattutto davanti ai ristoranti. I residenti infatti arrivano con le loro auto arroganti, non scendono e non spengono il motore ma danno un colpo di clacson e arriva il cameriere. Prende l’ordinazione, preparano l’asporto e portano l’ordine al conducente con tanto di pos in mano! Sono tutti piccoli Mc Drive omaniti, è divertente vederlo! Terminato il pranzo, qualche volo con il drone in centro paese e ci spostiamo nel lungomare. Questa parte è abbastanza trascurata. Non c’è nessuno in spiaggia ma in compenso vediamo decine di capre che vagano alla ricerca di cibo saltellando.

Viaggio in Oman: Quriyat e le saline magiche
Un altro motivo per il quale abbiamo deciso di fare tappa nel grazioso paesino di Quriyat è dovuto alle saline che sono a pochi chilometri da qui. Nessuno parla o consiglia questa tappa. Per raggiungere il punto segnato accuratamente su google maps impieghiamo oltre 20 minuti seppure i chilometri sono pochi. Il motivo è che per oltre metà percorrenza dovremo fare off road! Niente problema comunque, la strada è messa bene.
Nonostante l’orario non sia ideale per riprendere delle saline, ovvero il tramonto, alzando il drone siamo ampiamente ripagati dalla soddisfazione di tutta questa meraviglia. Da un lato le montagne sempre più alte che si ergono sullo sfondo. Dall’altro il mare, la sabbia e nessun turista. E poi ci sono loro. Questa infinita distesa di saline coloratissime, che sembra vadano a formare la tavolozza delle tempere di un’artista! Ed è proprio per questo che ci sentiamo così grati per aver investito tanto tempo e anche qualche soldo al fine di poter viaggiare in Oman legalmente con tutti i nostri droni!
Hawiyat Najm (Sink Hole) Park
Come recita il detto, non tutte le ciambelle nascono con il buco! Ecco qui il buco c’è ed è anche bello grosso ma a dire il vero forse questa è una tappa evitabile anche se lo immaginavamo già. Volevamo solo esserne certi vedendolo con i nostri occhi! Stiamo parlando del Hawiyat Najm (sink hole). Qualcosa di già visto e in più parti del mondo, incluso anche in Italia. Ad esempio anni fa, siamo stati nella famosa grotta della poesia tra Lecce ed Otranto. In questo caso in Oman parliamo di qualcosa di analogo, con acqua dove poter fare il bagno non troppo distanti dal mare. Secondo noi evitabile! Quindi giusto uno sguardo e siamo nuovamente in auto.

Wadi Shab, Tiwi e Sur: l’Oman alternativo
Avevamo programmato di fare come ultima tappa di giornata giusto prima di Sur, il Wadi Shab. Forse una delle destinazioni più famose (ed inflazionate se vogliamo) dell’Oman. Parliamo di un canale anche navigabile sempre dove poter fare il bagno. Avendo però deviato dopo pranzo per le saline, non avevamo più molto tempo e forse nemmeno la voglia di fare questa tappa. Il bagno qui non lo avremmo fatto a prescindere perché non è troppo caldo da desiderare acqua gelata! Avremmo potuto fare la prima parte navigabile in barca ma abbiamo pensato che fosse meglio fare altro.
Ormai mancava poco al tramonto di giornata e ci siamo così fermati in un altro paesino delizioso. Benvenuti a Tiwi, sempre lungo l’autostrada 17 poco prima di Sur. Soliti colori pastello delle case che si integrano perfettamente tra mare, monti e vegetazione. Dedichiamo ancora un po’ di tempo per concederci delle riprese aeree dal drone e fermare per sempre questo piacevole momento nel tempo. Da qui altri 20 minuti di auto ed eccoci arrivati a Sur nel nostro “Grand Hotel”. Chiaramente non illudetevi, non quella tipologia di Grand Hotel da 5 stelle! Hanno solo preso il nome in prestito! Oggi cena a domicilio con il delivery e buonanotte! È stata davvero una splendida giornata!

Itinerario di viaggio in Oman: il deserto
Nuovo giorno in Oman e nuove tappe per il nostro viaggio on the road! La giornata inizia con la colazione in albergo e subito verso il centro città di Sur. Ci fermiamo subito alle porte di ingresso della città per fare le prime riprese con il drone. Siamo nella zona del lungomare e qui possiamo vedere le tantissime imbarcazioni presenti. Sur infatti è una località famosa per la produzione delle tipiche imbarcazioni (dhow) che hanno come unicità quella di essere costruite a mano e senza utilizzare chiodi. Sarà possibile vedere le varie fasi della produzione nello stabilimento produttivo in centro dove andiamo ora.
Sur: la tappa imperdibile da fare in Oman
Dopo aver visitato la fabbrica di imbarcazioni, andiamo nella parte più storica di Sur. Passiamo tra le viuzze del centro, senza vere strade ma con sabbia e terra battuta. Ci sono alcuni bambini che giocano scalzi a pallone. Si vedono diversi forti sui punti più in alto della città, le consuete case dai colori pastello e poi c’è il faro antico come punto finale del porticciolo. L’acqua è incredibilmente turchese e ci viene una gran voglia di fare un bagno ma non abbiamo molto tempo. Ci godiamo il momento e questo sole splendido. Man mano che scendiamo verso sud l’aria è sempre più calda. Oggi il termometro segna +27°. A Muscat invece non ha mai superato i +23° delle ore centrali. Ma ora è tempo di andare. Abbiamo un appuntamento inderogabile alle 14:45 ma ci attende 1h e 30 di auto da Sur. Let’s go!

Il deserto del Wahiba Sands in Oman
Dopo un rapido pranzo in un grande ipermercato nei dintorni di Sur, facciamo il pieno ed eccoci in autostrada. Come dicevamo ci attendono 90 minuti circa di percorrenza fino ad arrivare al punto d’incontro per addentrarci nel deserto. Qui sarete liberi di andare da soli (ma solo con 4×4) oppure affidarvi ad un driver. Avendo organizzato un giro più esteso con notte nel deserto, optiamo per un più agevole autista. La prima tappa è la struttura tendata: Adventurer Camp. The e caffè di benvenuto, ed entriamo nel nostro alloggio. Il posto è meraviglioso, ci sono poche tende e tutto è incontaminato. La tenda è spaziosa e offre una zona relax esterna davvero piacevole.
Ne approfittiamo così per rilassarci un po’ e alle 5, il nostro autista ci porterà sul punto panoramico in alto per aspettare il tramonto! La vista dall’alto è mozzafiato nonostante si sia alzato un po’ di vento che ci sbatte la sabbia in faccia. Qui in alto oltre alla vista ci sono delle dune molto belle che levigate dal vento dall’alto del drone, sembrano tante piccole onde ocra increspate. E così non rimane che tornare più in basso nel campo tendato e deliziarci con una squisita cena beduina: humus, pane tipico, pollo e carne di cammello con verdure. A fine serata, intorno al fuoco con un paio di bicchieri di the. Non rimane che darci appuntamento a domani per un’altra intensa giornata di esplorazione nel deserto prima di farci altri bei chilometri verso la nostra prossima destinazione: Nizwa.

Itinerario di viaggio in Oman: verso Nizwa
Dopo la notte nel deserto passata piacevolmente nella nostra tenda, ore 7:30 colazione e alle 9 partiamo per addentrarci davvero nel deserto. Salti, derapate e per un paio di volte anche rischio di ribaltamento e la mattinata passa più o meno così a bordo del 4×4 con autista! Nel mezzo abbiamo fatto una sosta sotto una pianta per un caffè con qualche dattero. Interessante anche la visita alla famiglia beduina con la casa, gli oggetti più pregiati come il servizio antico di piatti e i mobili. Ma anche le foto di antichi parenti.

Tornati al punto di incontro di ieri, giusto appena fuori le Wahiba Sands, è tempo di rimetterci in marcia. Impostiamo come tappa la città di Ibra. Circa 1h e 30 di viaggio per capire se ci fosse qualcosa di interessante da vedere (spoiler no!) ma troviamo un altro squisito ristorante Yemenita. A differenza di quello trovato un paio di giorni fa, qui i tavoli non ci sono proprio. Si mangia per terra, preferibilmente con le mani. Così ordiniamo: humus, pollo alla griglia e un piatto di riso con cammello che tanto ci suggeriva il cameriere. Effettivamente era davvero delizioso tutto, ma soprattutto il cammello. Senza tralasciare la delizia del conto: 10€ totali in 2!

Città di fango e castelli: viaggio in Oman
Dopo il pranzo ad Ibra ci attende ancora 1h e 30 circa in macchina verso la città di Manah. Guidare in Oman è bello ma anche noioso a tratti. Bello perché il panorama cambia spesso e le strade sono tutte gigantesche, spesso anche da 5 corsie in un senso ed altre 5 nell’altro! Il problema è che il limite massimo trovato è di 120km/h quando va bene. Ma il vero problema è che le strade sono costellate di autovelox, a volte non segnalati su google maps, quindi fate attenzione! In ogni caso dopo 90 minuti circa, anche più, arriviamo nei dintorni della città di Manah perché qui c’è il meraviglioso sito Unesco di Harat Al Bilad.
Un’enorme villaggio di fango e paglia abitato fino a pochi decenni fa, oggi è parzialmente restaurato e visitabile liberamente: un perfetto esempio di architettura omanita pre-moderna. Il problema è che il restauro evidentemente è ancora da completare perché purtroppo, troviamo il sito chiuso con un avviso davanti. Questa tappa è interessante perché non ci sono turisti. Decidiamo di consolarci con la vista area del drone che ci regala ugualmente l’emozione di vedere un pezzo di storia e tradizione di questo paese. Un paese a cui chilometro dopo chilometro ci sentiamo sempre più legati.

Il Castello di Jabreen: da non perdere in Oman
Se dovessimo spiegare il nostro sentimento verso l’Oman, certamente la parte finale di questa giornata con la visita del castello di Jabreen sarebbe uno degli esempi. Tra le fortezze più raffinate dell’Oman, il Castello di Jabreen (a volte scritto Jibreen o Jabrin) si distingue per la sua architettura elegante e il ruolo centrale nella cultura omanita. Costruito nel tardo XVII secolo dall’imam Bil’arab bin Sultan della dinastia Yaruba, non era solo una struttura difensiva, ma una vera e propria residenza reale, con sale finemente decorate, elementi architettonici sofisticati e una scuola coranica al suo interno.
La visita si snoda tra scale nascoste, cortili interni bellissimi, porte in legno intagliate e soffitti affrescati con motivi floreali e iscrizioni religiose. Da non perdere la sala del sole e della luna, pensata per essere utilizzata in funzione della temperatura: fresca d’estate e calda in inverno. Salendo in cima, la terrazza offre una vista mozzafiato sulle piantagioni di palme da dattero che circondano la zona. Rispetto a molte altre fortezze omanite, Jabreen colpisce per la sua cura estetica e dettagli decorativi, unendo eleganza e funzionalità. È un luogo ideale per comprendere non solo le strategie difensive del tempo, ma anche il gusto e l’intelletto della classe dirigente omanita di quell’epoca. E noi abbiamo il privilegio di goderci la visita al castello con la luce del tramonto che andremo ad immortalare con delle immagini meravigliose dal drone!

Notte a Nizwa prima del mercato del venerdì
Con l’emozione ancora negli occhi per questo tramonto sul castello di Jabreen, ripartiamo per raggiungere la nostra casetta per questa notte a Nizwa. Abbiamo prenotato una deliziosa casa all’interno del souq di Nizwa. La città è famosa per il suo forte ma soprattutto per il caratteristico mercato del venerdì mattina. Il mercato degli animali (Goat Market Nizwa, è scritto). Ma vendono un po’ di tutto, non solo capre!
Il nostro itinerario di viaggio in Oman è stato pensato proprio per essere qui all’alba di venerdì. Il mercato apre dalle 6 di mattina fino alle 9 circa. Dormire all’interno del souq di Nizwa è splendido per l’atmosfera e la cittadina in sé, sempre viva fino a tarda serata con il suo mercato. Frutta, verdura, spezie. Di mattina presto, anche carne e pesce. Di contro c’è il caos per chi come noi arriva in auto. Abbiamo trovato parcheggio fuori dalle mura (e non senza difficoltà!) e portare i bagagli fino in casa non è stato semplice. Abbiamo prenotato l’appartamento, bellissimo e tipico presso Hayat Alaqar.
Visitare Nizwa in Oman: il mercato all’alba
Dopo una tipica cena in centro, impostiamo la sveglia alle 5:40 ed è tempo di dormire qualche ora. Nemmeno il tempo di dormire che suona già la sveglia! Siamo praticamente gli unici nelle vie del centro. È ancora completamente buio ma ci avviciniamo nella parte di souq dove è destinato il mercato degli animali del venerdì. Entriamo nel “goat market” e vediamo in realtà che ci sono già alcuni animali, soprattutto capre, agnellini anche piccolissimi, qualche toro. Man mano che i minuti passano e il chiarore dell’alba aumenta, il mercato si anima sempre di più. Arrivano sempre più venditori con le loro bestie così come i potenziali acquirenti.
Li vediamo che controllano gli animali. Denti, zampe e vari apparati riproduttivi per sincerarsi di fare un buon investimento! Questa è una delle cose più tipiche da fare in generale in Oman ma soprattutto a Nizwa. Gli animali (e lo diciamo pur non essendo vegetariani, vegani o fruttariani!) sembrano molto spaventati, soprattutto i cuccioli più piccoli. Si lamentano, piangono o cercano di nascondersi vicino alle rispettive mamme. I cappi con cui sono legati alla staccionata in ferro, sono molto corti e questo ne impedisce anche i movimenti minimi. Non ci piacciono i moralisti e lungi da noi farlo. Però a dire il vero, non ci è parso un bello spettacolo o un bel ricordo da portarci dietro. Andiamo via dopo 30 minuti circa per dedicarci a qualcosa che invece è ben più appagante: volare con il drone all’alba, sull’iconico forte di Nizwa.

Birkat Al Mouze: la città di fango nell’oasi
Dopo i voli con il drone all’alba nei dintorni del forte di Nizwa, colazione e di corsa in auto. La logistica di oggi e domani è un po’ articolata, ma tutto ha un senso! Almeno per noi! Ci spostiamo verso la famosa Birkat Al Mouze. Ai piedi del Jebel Akhdar, lungo la strada che da Nizwa porta verso le montagne, sorge Birkat Al Mouze, uno dei villaggi più suggestivi dell’interno omanita. Il suo nome significa letteralmente “vasca delle banane”, un richiamo al passato agricolo della zona, oggi dominata da immensi palmeti e da un sistema di irrigazione falaj (i canali) ancora perfettamente funzionante, tanto da essere iscritto nella lista del Patrimonio UNESCO.
Il cuore del villaggio è rappresentato dai ruderi delle case in fango, un agglomerato abbandonato che si arrampica sulla collina dominata da due vecchi fortini in pietra. Camminare tra queste rovine è come fare un salto indietro nel tempo: muri screpolati, stanze affrescate, porte in legno intagliato e angoli che raccontano storie di vita quotidiana scomparsa.
Birkat Al Mouze non è solo un sito storico: è anche una pausa rigenerante immersa nel verde. Il contrasto tra i resti della città vecchia e la vitalità del palmeto crea un’atmosfera sospesa, quasi onirica. È il luogo ideale per una passeggiata lenta, tra acque che scorrono nei canali, muretti in pietra e panorami sul massiccio montuoso. Se si è diretti a Jebel Akhdar, una sosta qui è praticamente obbligatoria. Ed è proprio qui che dormiremo stanotte presso Bart Alsabah. Ma siamo venuti qui stamattina perchè da questo punto abbiamo organizzato un tour un po’ particolare, mentre domani visiteremo il forte di Nizwa sfruttando il fatto che di sabato ci saranno meno persone rispetto al venerdì dovute al grande afflusso per il mercato degli animali. O almeno questa è la nostra speranza!

I villaggi più isolati tra le montagne verdi in Oman
Lasciata Birkat Al Mouz di prima mattina, ci siamo avventurati in una giornata di pura esplorazione in 4×4, attraversando paesaggi sempre più vertiginosi, tra canyon scavati dal tempo e villaggi sperduti dove la vita sembra essersi fermata. Il primo a darci il benvenuto è stato Al Musobhah, un minuscolo insediamento arroccato dove case in pietra si mimetizzano con la roccia e il silenzio è rotto solo dal vento. A seguire, Al Aqur ci ha incantati per il suo antico sistema di irrigazione falaj, ancora oggi funzionante: qui l’acqua scorre tra i terrazzamenti coltivati grazie a canali in pendenza scavati a mano secoli fa, un patrimonio UNESCO che racconta l’ingegnosità degli omaniti.
Proseguendo, raggiungiamo Wadi Bani Habib, probabilmente il villaggio fantasma più suggestivo della zona: case abbandonate, scale a secco, tetti di palma intrecciata, un set naturale che sembra a tratti surreale pensando alla sopravvivenza umana. Nonostante l’isolamento, tra le rovine ancora si percepisce la vita che fu, tra granai e cortili comunitari. Infine, Al Suwgra, appollaiato su una cresta con viste mozzafiato sulla valle, ci regala l’ultimo colpo d’occhio prima del rientro. Una manciata di case, qualche anziano seduto all’ombra e il richiamo del muezzin che riecheggia tra le gole.
Una giornata intensa e fuori dal tempo, tra polvere, mulattiere e testimonianze di un Oman che resiste al turismo, ancorato alle sue montagne e ai suoi ritmi millenari. Questi villaggi sono idealmente da visitare in estate, quando è vero che ci sono 50º in pianura ma qui il clima è mite e la montagna si colora completamente di verde. Tornati dall’escursione nei villaggi più remoti dell’Oman, eccoci nuovamente a Birkat Al Mouze. Prima di pensare alla cena, non rimane che immortalare con i colori del tramonto questo meraviglioso villaggio di fango. Uno dei luoghi più affascinanti visti di tutto il nostro viaggio in Oman. Un villaggio incastonato sulla montagna e circondato da palme verdi che creano un’oasi. Sembra un quadro o un sogno. Ma è tutto incredibilmente vero ed autentico soprattutto! Ed è bello che in giro vediamo solo persone del posto. Zero turisti!
Ultimo giorno di viaggio in Oman
Ultimo giorno effettivo del nostro itinerario in Oman ma dobbiamo fare i conti con qualche problemino tecnico! Elisa sta male, ha febbre, tosse e mal di gola. Siamo a circa 2 ore di distanza da Muscat dove torneremo stasera, o almeno così avevamo programmato. Con molta più calma del previsto dunque, ripartiamo in direzione Nizwa per la visita al forte ma prima facciamo un’altra tappa. E fortunatamente non abbiamo deciso di eliminarla con l’imprevisto di salute, perché anche questa sarà a dir poco memorabile!

Il Forte di Bahla: tra leggende, fango e Patrimonio UNESCO
Il Forte di Bahla è uno di quei luoghi che, appena lo si intravede all’orizzonte, sembra uscito direttamente da un vecchio film. Immenso, imponente, costruito interamente in mattoni di fango, è uno dei più grandi e antichi forti dell’Oman e dal 1987 figura nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Una visita qui è un viaggio tra storia, mistero e architettura tradizionale. Situato ai margini del deserto e circondato da una cinta muraria lunga oltre 12 chilometri, il forte domina l’oasi sottostante e l’antico villaggio di Bahla, famoso in tutto il paese anche per un altro motivo: la sua fama leggendaria legata alla magia nera e ai jinn, che secondo la tradizione locale avrebbero abitato proprio tra queste mura.
L’interno è un dedalo affascinante di cortili, torri, stanze di guardia, prigioni e sale di rappresentanza, ricostruito con cura filologica durante lunghi lavori di restauro conclusi nel 2012. Camminando al suo interno, si percepisce il ruolo strategico che questo luogo ebbe nel proteggere le rotte commerciali e irrigare l’oasi attraverso il suo antico sistema falaj. Visitare il Forte di Bahla non significa solo ammirare una struttura ben conservata, ma anche immergersi in uno dei luoghi simbolo della cultura omanita, tra passato tribale, ingegno architettonico e suggestioni da “Mille e una notte”. Gli affacci dalle torri sono affascinanti e vi proietteranno in un’altra epoca. Da non perdere assolutamente, nonostante la febbre!
Forte di Nizwa: il cuore storico dell’Oman tra date e cannoni
Dopo la visita a questo indimenticabile forte, come anticipato, ci spostiamo verso Nizwa per chiudere la giornata con la visita all’altro forte. Nel cuore dell’antica capitale dell’Oman sorge uno dei forti più iconici e fotografati del paese: il Forte di Nizwa, riconoscibile immediatamente per la sua imponente torre circolare, larga 45 metri e alta oltre 30. Costruito nel XVII secolo dall’imam Sultan bin Saif Al Ya’rubi, il forte aveva una funzione principalmente militare e difensiva, a protezione dell’oasi di Nizwa e del prezioso mercato del souq. Il bastione principale era un’autentica macchina da guerra: pensato per respingere gli assalti con trappole architettoniche, condotti per l’olio bollente e feritoie da cui i soldati potevano lanciare dardi o pietre sugli assalitori. Salendo in cima, si gode oggi di una vista spettacolare sulla città vecchia, le palme da dattero e le montagne Hajar sullo sfondo.
All’interno del complesso si trovano sale espositive e ambienti ricostruiti che raccontano la vita quotidiana dell’epoca, dalle cucine alle armerie, offrendo un’immersione autentica nella cultura omanita. La visita al forte è spesso abbinata a quella del souk tradizionale di Nizwa (per questo abbiamo fatto la visita in giorni differenti!), ancora oggi uno dei più vivaci e caratteristici del paese, famoso soprattutto per il commercio di datteri, argenti e spezie. Il tutto rende questa tappa un must assoluto in qualsiasi itinerario omanita, tra storia, sapori e panorami da cartolina. Tutto bello ma forse (anche in relazione al prezzo di ingresso alto, anzi il più alto pagato per un’entrata di tutto il viaggio) forse rende questo luogo bello ma un filo sopravvalutato. Piuttosto, ci sono tanti ristoranti con terrazza che affacciano sul forte, che vi daranno con gli stessi soldi, più soddisfazione! Noi abbiamo scelto Kattarah Restaurant.

Conclusioni sul viaggio in Oman
Il nostro viaggio in Oman purtroppo finisce con il rientro in serata nella capitale Muscat. Stanotte alle 2:30 dovremo essere in aeroporto. Questa nuova avventura ci ha davvero resi molto felici sia per aver vissuto a pieno questo paese che da tanto volevamo visitare e, in rapporto a costo (circa 1000€/persona per 9 giorni escluso volo) e a quanto offre tra città, mare, storia, deserto e montagna, beh… dobbiamo dire che scala prepotentemente la nostra classifica di tutti i viaggi!
Spesso ci chiedono: qual è il viaggio più bello fatto? È difficile scegliere, ci sono motivi diversi e avventure uniche. Ma un viaggio in Oman lo consiglieremo sempre a chiunque e speriamo già da ora di poter tornare presto (la speranza è già di poterci tornare durante questo anno!). Vedremo! Ecco, se dovessimo paragonarlo in rapporto alla qualità di quanto offre e prezzo, ci viene in mente del viaggio in Giordania ad esempio.
Volare con il drone in Oman: regole
Per volare legalmente con il drone in Oman è necessario partecipare ad un corso online, fare un test e superarlo con almeno l’85% di risposte esatte. Al termine sarà necessario pagare il costo della licenza di volo, circa 70$. A seguire sarà necessario scaricare l’app SERB su Android e iOS dove registrare i propri droni (al massimo 3) e creare la lettera di importazione da esibire all’arrivo in aeroporto. Qui la polizia vi scorterà nell’ufficio specifico per pagare il 10% del valore dei droni con cui viaggiate per le tasse di importazione.