A distanza di circa un anno, quasi e come un fulmine a ciel sereno, eccoci di nuovo in un itinerario di viaggio in Georgia, ma stavolta la missione si chiama Ushguli e la regione dello Svaneti. Ma abbiamo in serbo anche qualche altra sorpresa in stile città fantasma tipo Forest City ma in salsa Soviet. Fulmine a ciel sereno dicevamo perché avevamo nella nostra lunga lista dei desideri già da molto Ushguli e lo Svaneti ma l’anno scorso il tempo era limitato, stavolta sarà uguale! Ma vedendo quel volo diretto Fiumicino-Kutaisi a pochi euro, ci è sembrata l’occasione perfetta.
Cosa vedere a Kutaisi e dintorni?
Il nostro tempo a disposizione stavolta è di soli 3 giorni. Atterriamo a Kutaisi, qualche problema in uscita per la solita presenza di droni che ci accompagnerà anche in questo viaggio. In 30 minuti circa, dopo aver risposto alle varie domande della polizia sono pronto e in compagnia del mio fidato autista conosciuto un anno fa. La missione non prevede a dire il vero la visita di Kutaisi che, sulla carta, sarebbe la seconda città più importante della Georgia, ovviamente dopo la capitale Tbilisi. Anche se negli ultimi anni, con l’ascesa di Batumi, a detta di molti la nuova Dubai, Kutaisi è diventata più la terza che la seconda città del paese.
Ci sono un paio di siti degni di nota a Kutaisi ma avendo già visto molti monasteri l’anno scorso e non avendo tempo, stavolta saltiamo. Il cuore della città ruota attorno alla Cattedrale di Bagrati, simbolo di Kutaisi e patrimonio UNESCO, costruita nell’XI secolo durante il periodo d’oro del regno georgiano. Dalla collina su cui sorge si gode anche una splendida vista sulla città e sul fiume Rioni stando a quanto dicono i locali. Da non perdere anche il vicino Monastero di Gelati, considerato uno dei luoghi religiosi e culturali più importanti della Georgia medievale. Ospitava un’antica accademia e conserva ancora oggi magnifici mosaici e affreschi.

Cosa vedere vicino Kutaisi: Tskaltubo
Prima di dirigerci verso le montagne dello Svaneti, vale assolutamente la pena dedicare qualche ora ai dintorni di Kutaisi. Qui si trova uno dei luoghi più surreali e decadenti di tutta la Georgia, aspetto che se ci seguite sui vari canali, saprete bene che apprezziamo. Stiamo ovviamente parlando Tskaltubo.
Questa cittadina termale, oggi semi-abbandonata, era una delle mete di villeggiatura più prestigiose dell’Unione Sovietica. Grazie alle sue sorgenti termali naturali, Tskaltubo divenne dagli anni ’30 uno dei principali centri benessere dell’URSS. Frequentato dall’élite sovietica e persino da Joseph Stalin, che pare avesse qui una residenza privata.Ricordiamo che la Georgia, in particolare la città di Gori, è il villaggio natale di Stalin. Ma questo lo abbiamo visto l’anno scorso.
Oggi ciò che resta è un gigantesco museo a cielo aperto dell’epoca sovietica: enormi sanatori brutalisti divorati dalla vegetazione, scalinate monumentali, mosaici decadenti, colonne e corridoi infiniti sospesi nel tempo. Tra gli edifici più iconici spicca il Sanatorium Medea, probabilmente il più celebre della città. Un tempo centro terapeutico d’eccellenza, oggi appare come una gigantesca rovina post-apocalittica, con sale vuote, lampadari crollati e finestre spalancate sulla foresta che lentamente si riprende tutto.
Molti di questi edifici, dopo il crollo dell’URSS e i conflitti degli anni ’90, sono stati occupati temporaneamente da sfollati provenienti dalla regione separatisti dell’Abcasia, aggiungendo un ulteriore livello di complessità e malinconia al luogo. Passeggiare a Tskaltubo significa entrare dentro un pezzo congelato di mondo sovietico, dove il contrasto tra lusso decaduto e abbandono crea un’atmosfera incredibilmente cinematografica. Un posto perfetto per chi ama il dark tourism, l’urbex o semplicemente quei luoghi capaci di raccontare storie senza bisogno di troppe parole.

La regione più remota in Georgia: Svaneti
In questo viaggio, come accennato, andremo alla scoperta della regione più leggendaria probabilmente della Georgia: lo Svaneti. Circondata da montagne che superano i 5.000 metri e attraversata da strade spesso difficili, con frane continue, neve ed isolamento climatico, questa regione è rimasta per secoli quasi separata dal resto del mondo. Ancora oggi raggiungerla non è sempre semplice (come vedremo!). Soprattutto in inverno, i villaggi rimangono isolati interi mesi.
Gli abitanti dello Svaneti, gli Svani, sono considerati uno dei popoli più antichi del Caucaso. Parlano una lingua propria, lo svan, differente dal georgiano moderno, e hanno mantenuto nei secoli tradizioni, codici sociali e uno stile di vita profondamente legato alla montagna. Questa regione è famosa soprattutto per le sue iconiche torri medievali in pietra, costruite come strutture difensive contro invasioni, vendette familiari e saccheggi. Ancora oggi dominano il paesaggio di villaggi come Ushguli e Mestia, dando allo Svaneti un aspetto quasi irreale.

Ma dietro la bellezza da cartolina si nasconde anche una vita quotidiana dura. Qui l’agricoltura è limitata dal clima, gli inverni sono lunghissimi e molte famiglie vivono ancora in condizioni molto semplici. La modernizzazione è arrivata lentamente e il turismo, cresciuto soprattutto negli ultimi anni ma solo nei mesi estivi, rappresenta oggi una delle principali fonti economiche della regione.
Dal punto di vista geopolitico, lo Svaneti si trova inoltre in una posizione delicata. A pochi chilometri dalla Russia e vicino alla regione separatista dell’Abcasia, territorio conteso dopo il crollo dell’URSS e le guerre degli anni ’90. Anche per questo il Caucaso non è solo una barriera geografica, ma da sempre un confine culturale, strategico e militare. Viaggiare nello Svaneti significa quindi entrare in una Georgia diversa da quella delle città: più dura, più autentica, più isolata. Un luogo dove la natura domina ancora tutto.

Ushguli: il villaggio più isolato e in alto d’Europa
Se state pensando ad Ushguli come vostra prossima tappa di viaggio partendo da Tbilisi o Kutaisi vanno fatte alcune considerazioni. Il picco massimo di turismo ad Ushguli è in estate, soprattutto nel mese di agosto. Alcune strade aprono e sono percorribili solo in quel periodo. Solo ad agosto vengono fatti operare anche piccoli voli da Tbilisi fino a Mestia sfruttando aeroporti minuscoli. D’inverno ovviamente Ushguli non è raggiungibile e il rischio è quello di rimanere bloccati.
La nostra volontà era di vedere però questa cartolina dello Svaneti con un po’ di neve senza attendere l’estate. Così ai primi di maggio, compriamo i voli per la Georgia a ridosso della partenza monitorando il meteo di Ushguli pur non sapendo la reale affidabilità. Atterrati a Kutaisi, google maps vi darà un tempo indicativo di percorrenza di circa 4h ore e 15 minuti. Nulla di più sbagliato! Siamo partiti alle 15:30 dall’aeroporto di Kutaisi e abbiamo raggiunto la nostra guesthouse ben oltre la mezzanotte!

Consigli ed informazioni utili per visitare Ushguli
Se state pensando di affrontare da soli il viaggio noleggiando un’auto, tenete a mente alcune cose. La strada è abbastanza dissestata soprattutto nel tratto da Mestia ad a Ushguli. È consigliabile un suv o un 4×4. Se invece siete amanti dei trekking e avete tempo a disposizione, c’è anche la possibilità di fare a piedi in 3 o 4 giorni circa, il tratto Mestia-Ushguli. Lungo il percorso troverete senza particolari difficoltà svariate guesthouse dove passare la notte. Questo itinerario di 50 km è forse uno dei più famosi della Georgia.
Per quanto riguarda noi, siamo arrivati a mezzanotte e mezza circa. La prima tappa e con il buio pesto, non senza difficoltà, è la guesthouse Miranda prenotata su Booking alla folle cifra di 29,06€ totali per 2 notti con colazione inclusa! Una struttura davvero modesta che ci permette però di vivere un’esperienza autentica seppur scomoda. E anche fredda a dire il vero, nonostante la stufetta accesa h24. La camera che ci è stata lasciata ha l’affaccio sul monastero che guarda la vetta più alta della Georgia: il massiccio dello Shkhara, che raggiunge i 5.193 metri.

Ushguli: il villaggio più alto d’Europa
Il villaggio di Ushguli si trova attorno ai 2.100 metri di quota, anche se le altitudini precise variano leggermente a seconda dei nuclei abitati. Per questo viene spesso definito “il villaggio abitato più alto d’Europa”, o più correttamente uno degli insediamenti permanentemente abitati più alti d’Europa. È bene infatti precisare che Ushguli non è un solo villaggio ma una comunità composta da più piccoli nuclei: tra questi Chazhashi, Zhibiani, Chvibiani, Murkmeli e altri insediamenti vicini.
Con più di 40 antiche torri di guardia svan, dal 1996 è un sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Il villaggio più noto dal punto di vista UNESCO è Chazhashi, dove si conserva uno dei complessi più impressionanti di case-torri medievali dello Svaneti. Secondo l’UNESCO, Chazhashi conserva i migliori esempi di case-torri, chiese e strutture medievali, ed è proprio questa conservazione eccezionale dell’architettura e del paesaggio culturale ad aver portato l’Alta Svaneti nella lista del Patrimonio Mondiale.

Lo Svaneti è una delle regioni più identitarie della Georgia. È una regione montuosa, aspra, chiusa da catene altissime e vallate profonde, attraversata dal bacino alto del fiume Enguri. Per secoli è stata difficile da raggiungere e proprio questo isolamento ha permesso agli Svan, il popolo che vive qui, di conservare una cultura fortissima. Lingua, architettura, canti polifonici, riti religiosi, tradizioni familiari e un rapporto con la montagna molto diverso rispetto alla Georgia di pianura che abbiamo visto nel viaggio di un anno fa.
Gli Svan sono georgiani, ma con una forte identità regionale. Parlano lo svan, una lingua kartvelica imparentata con il georgiano ma non mutuamente comprensibile per molti georgiani. È stato curioso sentirli parlare tra loro in questa permanenza ad Ushguli. E forse è proprio questo il bello di venire in viaggio fin qui, nello Svaneti. Non siamo davanti a una minoranza “estranea” alla Georgia, ma a una delle anime più antiche e particolari del mondo georgiano. Gli Svan sono cristiani ortodossi, ma nella loro cultura resistono anche elementi precristiani, legati alla montagna, agli antenati, ai santi locali, alle feste comunitarie e a un sistema di onore familiare molto radicato.
Il paesaggio di Ushguli non è solo naturale: è un paesaggio difensivo. Le torri svan, chiamate spesso Koshki, (vedrete anche insegne scritte a mano in centro: Koshki Hotel, Koshki Bar), sono l’immagine più riconoscibile della regione. Furono costruite soprattutto tra il IX e il XII secolo, nel periodo medievale georgiano, anche se le origini di questo tipo di architettura difensiva sono più antiche. Servivano a proteggere le famiglie durante invasioni, razzie, faide e conflitti locali. Le torri hanno di solito tre-cinque piani, muri spessi alla base che si assottigliano salendo, piccole aperture difensive e parapetti superiori da cui si poteva controllare il territorio.

Cosa fare ad Ushguli in Georgia
Ovviamente la risposta breve è non molto, quasi niente! Ma la verità è che qui ci si può riconnettere un po’ con la realtà, con sé stessi, con la natura e con ciò che è veramente importante. Le poche cose che fino a pochi anni fa bastavano ad ognuno di noi per essere felici in un certo senso. Una casa, del cibo e un lavoro semplice. Zero frenesia, zero scadenze, zero pensieri. Detox dai social e pochi comfort! Per un attimo sembra di mettere in pausa il mondo con i suoi problemi, le notizie drammatiche e le guerre. Forse è per questo che la visita del monastero vi sembrerà particolarmente emozionante e coinvolgente. Ci siamo trovati qui completamente soli. Solo noi ed il silenzio ogni tanto interrotto dal fragore di alcune frane dalle varie montagne intorno.
La piccola Chiesa Lamaria, è questa che vedevamo dalla finestra della nostra camera in guesthouse. In cima alla collina, segna in modo ufficioso la fine del villaggio di Ushguli e si staglia imponente accanto alla sua torre di guardia, sullo sfondo del picco innevato della montagna più alta della Georgia. All’interno ci sono alcune meravigliose icone ed affreschi, anche se piuttosto sbiaditi, dedicati a Lamaria, una dea pagana svan della fertilità che poco a poco è stata trasformata nella santa Maria cristiana.

In centro ci siamo fatti aprire per 10 Lari anche il Museo Etnografico di Ushguli, che si trova in una torre di guardia del XII secolo e non si deve confondere con molti altri posti che si fanno passare per musei a Ushguli. Qui sarà possibile vedere come le famiglie del posto e il bestiame trascorrevano l’inverno tutti insieme. Una grande stanza per tenersi caldi dove noterete anche gli oggetti usati quotidianamente nel villaggio.
Vicino la nostra guesthouse Miranda, abbiamo visto anche l’insegna rossa “Cinema Dede”. Ci siamo provati ad informare nella nostra struttura ma pare che questo piccolo cinema sia operativo solamente nel mese di agosto. Il resto dell’anno è operativo solo nella città di Mestia.

Cosa mangiare ad Ushguli e in Georgia
Noi abbiamo amato follemente la Georgia dal primo giorno l’anno scorso per il suo cibo ed il vino. Dal Kachapuri nelle diverse versioni fino ai Kinkhali e come non citare i vini rossi di Khaketi o la Chacha! Ma lo Svaneti ha una sua particolarità anche a tavola. Il Kachapuri assume una veste diversa qui. È ripieno di carne e prende il nome di Kubdari, un piatto specifico e tipico solo della regione dello Svaneti.
Pare che il Kubdari più buono si trovi proprio nella città più remota ed in alto d’Europa: Ushguli! Questo piatto è indimenticabile nella sua semplicità per il suo sapore particolare dato anche dalle spezie che vengono preparate dagli Svan. Gli ingredienti principali sono la carne di manzo, maiale o agnello a cubetti, cipolle e spezie. Il primo Kubdari lo abbiamo assaggiato in un posto di fortuna durante il tragitto in auto, poco dopo la sosta nella diga di Enguri. Ma quello che non dimenticheremo, lo abbiamo trovato proprio qui, ad Ushguli.

Non solo Ushguli in Georgia: verso Chiatura
Dopo due notti trascorse al gelo di Ushguli nonostante la stufa accesa h24, è tempo di ripartire. Con le montagne dello Svaneti a farci da sfondo e quella sensazione costante di essere arrivati davvero ai margini del mondo abitato, è tempo di rimettersi in marcia. E qui il concetto di “spostamento” in Georgia assume tutto un altro significato. I chilometri sulla mappa non sembrano poi così tanti, ma ormai avete capito. Tra strade di montagna, curve infinite, frane, lavori, animali in carreggiata e tempi caucasici, ci aspettano quasi dieci ore effettive di auto per raggiungere la prossima tappa del viaggio!
Lasciamo quindi Ushguli all’alba e iniziamo lentamente a scendere verso l’Imereti, la regione di Kutaisi. Se nei paragrafi precedenti abbiamo già citato Tskaltubo sappiate che c’è anche altro. Stavolta niente sanatori sovietici abbandonati ma c’è un’altra destinazione assolutamente fuori dalle rotte turistiche classiche che merita un posto speciale in questo itinerario: Chiatura.
Situata a circa un’ora e mezza da Kutaisi, Chiatura è una città mineraria incastrata nella gola del fiume Qvirila. Famosa per il manganese, per il suo paesaggio industriale decadente e soprattutto per le sue vecchie funivie sovietiche. Per decenni queste cabine sospese hanno collegato il fondo valle con i quartieri alti e le miniere, diventando un sistema di trasporto quotidiano per operai e residenti.
Oggi Chiatura è uno di quei luoghi che sembrano usciti da un’altra epoca: brutalista, sospesa, malinconica, ruvida. Non ha la bellezza immediata dello Svaneti, né l’eleganza storica di Kutaisi, ma ha qualcosa di magnetico. È una Georgia diversa, più industriale e dimenticata, perfetta per chi cerca non solo panorami, ma anche storie sepolte tra cemento, ferraglia e memoria sovietica. Un viaggio questo verso Chiatura in Georgia che ci ricorda un po’ la nostra leggendaria esplorazione di Pyramiden nell’artico delle Isole Svalbard (ma senza neve e motoslitta in questo caso!).

Katskhi Pillar: il monastero sospeso che ricorda Meteore
La nostra prima tappa nei dintorni di Chiatura è uno di quei luoghi che sembrano inventati, e invece esistono davvero: il Katskhi Pillar. Appena lo si vede comparire tra le colline dell’Imereti, il paragone con le Meteore in Grecia viene quasi naturale. Una colonna di roccia calcarea alta circa 40 metri si alza solitaria dal paesaggio. Una piccola chiesa arroccata sulla cima, come se qualcuno avesse deciso di costruire un eremo nel punto più improbabile possibile.
Il Katskhi Pillar non è solo una stranezza geologica, ma un luogo profondamente simbolico per la spiritualità georgiana. Per secoli questa roccia è stata venerata come un punto sacro, associato all’idea di elevazione, isolamento e avvicinamento a Dio. Sulla sommità sono stati ritrovati resti di un antico eremo medievale. Probabilmente risalente al IX-X secolo, quando in queste zone la vita monastica era spesso legata a luoghi remoti, difficili da raggiungere e volutamente separati dal mondo.
Oggi non è possibile salire liberamente in cima al pilastro, anche per motivi di sicurezza e rispetto del sito religioso. La visita si concentra quindi sulla zona alla base, da cui si può osservare la roccia in tutta la sua verticalità e raggiungere la piccola area monastica sottostante. Ed è forse proprio da sotto che il Katskhi Pillar colpisce di più: non serve entrarci, scalarlo o trasformarlo in attrazione estrema. Basta guardarlo per capire il senso del luogo.
Dopo le torri dello Svaneti e prima del cuore industriale di Chiatura, questo pilastro sembra quasi un ponte tra due Georgie diverse. Da un lato quella spirituale, antica e mistica, e quella sovietica, mineraria e decadente che incontreremo poco dopo. Un luogo breve da visitare, ma perfetto per introdurre l’atmosfera sospesa di questa parte del viaggio.

Chiatura in Georgia: la città dimenticata
Dopo il Katskhi Pillar, entriamo finalmente nel cuore di Chiatura, una delle città più strane, decadenti e affascinanti della Georgia. A prima vista sembra quasi un luogo abbandonato, una specie di Pripyat caucasica. Qui però la vita continua. Palazzi grigi, strade semi-vuote, infrastrutture arrugginite, vecchie stazioni sovietiche, cabine sospese nel vuoto e un’atmosfera industriale che sembra rimasta ferma a un’altra epoca.
Chiatura nasce e cresce attorno all’estrazione del manganese, una risorsa fondamentale per l’industria siderurgica. Già a fine Ottocento la zona era diventata uno dei centri minerari più importanti dell’Impero russo. Nel corso del Novecento, l’Unione Sovietica trasformò questa valle in una vera città industriale. Il problema, però, era la geografia. Chiatura è incastrata nella gola del fiume Qvirila, con quartieri, miniere e abitazioni distribuiti tra il fondo valle e le pareti rocciose. Per questo, a partire dagli anni Cinquanta, venne costruita una rete di funivie urbane destinata a trasportare minatori, residenti e materiali da una parte all’altra della città. Non un’attrazione turistica, ma un mezzo di sopravvivenza quotidiana.

Oggi molte delle vecchie cabine sovietiche sono ferme, arrugginite, sospese come reliquie industriali sopra la valle. Alcune linee sono state sostituite da impianti moderni, ma il fascino più potente resta quello delle stazioni abbandonate. Cavi che tagliano il cielo e di quelle strutture brutaliste che sembrano ancora oggi Unione Sovietica. Chiatura non è bella in senso classico, e forse è proprio questo il punto: è magnetica, ruvida, malinconica, vera.
Tra i dettagli più assurdi e quasi esilaranti c’è il mosaico sulla facciata della vecchia stazione della funivia, dove compaiono -insieme- Lenin e Stalin. Una rarità quasi! Una cosa che, in molti altri paesi ex sovietici, sarebbe stata rimossa senza troppi complimenti. Qui invece è ancora lì, come un promemoria gigantesco e surreale di un passato che non è stato del tutto cancellato. Stalin, tra l’altro, aveva un legame storico con Chiatura già dai suoi anni da rivoluzionario, quando frequentava queste zone minerarie e il loro ambiente operaio.
Passeggiare per Chiatura significa quindi attraversare una città sospesa tra abbandono e resistenza, tra archeologia industriale e vita quotidiana. Non aspettatevi la Georgia da cartolina, né il fascino immediato di Tbilisi o dello Svaneti. Chiatura è un’altra cosa: una deviazione scomoda, strana, potentissima. Uno di quei luoghi che non ti accolgono con bellezza, ma con domande.

Conclusioni sul viaggio ad Ushguli in Georgia
Chiatura ci saluta nel modo più cinematografico possibile. Con il tramonto che scende lentamente tra le gole, i palazzi grigi, le vecchie stazioni delle funivie e quelle cabine sospese che sembrano ancora aspettare qualcuno. La luce calda, per qualche minuto, cambia completamente volto alla città. Il cemento diventa quasi dorato, la valle si ammorbidisce e anche questo luogo così ruvido, decadente e fuori dal tempo trova un’ulteriore forma di bellezza. Almeno per chi come noi apprezza questi luoghi!

È l’ultima immagine forte di questo viaggio in Georgia. Dopo Kutaisi, Tskaltubo, la lunga salita verso lo Svaneti, Ushguli al gelo e Chiatura con la sua anima sovietica, è tempo di rientrare. Ci rimettiamo in auto verso Kutaisi, stanchi, con ancora addosso la polvere delle strade e quella sensazione tipica dei viaggi intensi: fisicamente distrutti, ma mentalmente pieni! La notte sarà più simbolica che reale. Giusto un paio d’ore di sonno, una sveglia indecente e poi di nuovo verso l’aeroporto di Kutaisi per il volo delle 5 del mattino.
La Georgia ancora una volta, ci ha dato molto più di quanto ci aspettassimo. Monasteri, montagne, città minerarie, sanatori abbandonati, villaggi remoti, strade infinite e incontri con un paese che cambia volto a ogni curva. Non è stato un viaggio comodo, non è stato un viaggio semplice, ma forse proprio per questo è stato uno di quelli che restano. Torniamo a casa con poche ore di sonno, troppe schede di memoria da svuotare e la testa già proiettata ai prossimi viaggi. Come sempre ricordate di non perdere i video su YouTube. E per prossimi spoiler di viaggio, seguiteci su Instagram.