VOLARE CON IL DRONE IN CILE: REGOLE E PARCHI VIETATI (2026)

Cosa scoprirai in questo articolo:

Nel nostro viaggio nell'autunno 2026 abbiamo messo in fila la DAN 151 (DGAC), il divieto di CONAF nelle aree protette e la situazione particolare di El Tatio: fuori dalle aree popolate il volo ricreativo è permesso, nei parchi è vietato. Spieghiamo le procedure DGAC per registro, credenziale (durata 36 mesi) e autorizzazione, la DATET doganale (validità ingresso 90 giorni) e i vincoli nel deserto di Atacama (Los Flamencos: Valle della Luna, Chaxa, Miscanti e Miñiques, salar di Tara e Pujsa).

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In Cile fuori dai centri abitati si vola senza registrazioni né patenti, ma dentro parchi e riserve il drone è vietato. Regole DGAC, autorizzazioni CONAF, il caso dei siti gestiti dalle comunità atacameñe e la procedura doganale per l’attrezzatura.

Volare con il drone in Cile vuol dire fare i conti con un paradosso. È uno dei Paesi più facili del Sud America per chi vola, e insieme uno dei più chiusi. Le due cose non sono in contraddizione: dipende da dove metti i piedi. Fuori dai centri abitati la normativa aeronautica non ti chiede né registrazioni né patenti. Dentro un parco o una riserva nazionale il drone è semplicemente vietato. E in Cile gran parte di quello che si va a fotografare sta dentro un’area protetta. Il risultato pratico è che le regole sono generose e le occasioni poche.

Questa scheda mette in fila la normativa della DGAC, il divieto nelle aree protette e il caso particolare dei siti gestiti dalle comunità indigene. E c’è anche una procedura doganale che quasi nessuno conosce, e che riguarda chiunque viaggi con attrezzatura di valore. L’abbiamo scritta preparando il nostro viaggio fra Cile e Bolivia dell’autunno 2026, e che potete leggere in dettaglio qui nel blog e con i video sul nostro canale Youtube.

Volare con il drone in Cile: le regole in sintesi

  • Volo ricreativo fuori dalle aree popolate: consentito, senza registrazione né patente.
  • Volo sopra aree popolate: servono registro DGAC, credenziale di pilota cilena e autorizzazione preventiva. In pratica non è una strada per un turista.
  • Parchi e riserve nazionali: drone vietato a uso ricreativo o turistico, anche i modelli più piccoli.
  • Limiti generali: 400 piedi, VLOS (volo a vista), mai di notte senza autorizzazione speciale.
  • Attrezzatura di valore: esiste una dichiarazione doganale gratuita, utile ai due ingressi in Cile.

Il dettaglio che cambia tutto: la norma parla di aree popolate

La regola cilena sui droni è la DAN 151, nella terza edizione del 27 maggio 2024. Il titolo è generico: operazioni di aeromobili pilotati a distanza. Ma il suo articolo sull’applicabilità, il 151.003(a), la limita a chi «realizza o intende realizzare operazioni con un RPA sopra aree popolate». E «area popolata» è definita dalla norma stessa: centri urbani, insediamenti di persone per abitazione o lavoro, luoghi in cui la gente si raduna all’aperto.

Da qui viene la conseguenza che interessa a chi vuole volare con il drone in Cile da turista. In mezzo al nulla l’apparato di registri, credenziali e autorizzazioni della DAN 151 non scatta. Non significa però che non esistano regole. Continua ad applicarsi la DAN 91, cioè le regole dell’aria. E restano validi i divieti assoluti che la stessa DAN 151 impone ai droni «di qualunque peso al decollo». La distinzione corretta non è fra legale e illegale. È fra operazioni che richiedono un’autorizzazione e operazioni che non la richiedono, ma vanno fatte comunque bene.

Una nota di onestà sulla fonte, perché conta. Questa lettura nasce dall’articolo di applicabilità della norma. Coincide con quello che spiegano le scuole di volo cilene e con le indicazioni che ho ricevuto durante il viaggio con l’accompagnatore locale. Non è però un parere scritto che la DGAC abbia rilasciato ai turisti, e nella DAN 151 non abbiamo trovato un solo articolo che parli di operatori stranieri. Se il tuo volo è importante, una mail alla DGAC resta l’unica risposta che vale.

Che cosa servirebbe per volare sopra un’area popolata

Vale la pena sapere com’è fatta questa strada, perché spiega perché nessun turista la percorre. Il proprietario deve prima iscrivere il drone nel registro speciale della DGAC, all’articolo 151.201. Servono una richiesta firmata, l’impronta digitale e i dati tecnici dell’apparecchio. La tessera di registrazione che ne esce riporta il RUT del proprietario, cioè il codice fiscale cileno.

Poi serve la credenziale di pilota a distanza, all’articolo 151.303. Occorrono la maggiore età e una dichiarazione giurata di addestramento sul modello specifico, con certificato di una scuola riconosciuta. E c’è un esame scritto su DAN 151, DAN 91, NOTAM, METAR e aerodinamica, da superare con almeno il 75 per cento. La domanda passa dal portale SIPA della DGAC e la credenziale dura trentasei mesi.

Infine l’autorizzazione per il volo vero e proprio, all’articolo 151.101. Il modulo dedicato va presentato sette giorni lavorativi prima, insieme a tessera di registrazione, credenziale e polizza assicurativa. Serve anche un file KMZ di Google Earth con le coordinate dell’area, più il permesso scritto del proprietario o dell’amministratore del luogo. L’autorizzazione vale fino a sei mesi. Il peso massimo al decollo ammesso dalla norma è di nove chili, paracadute escluso dal conteggio.

Messe in fila, queste richieste descrivono un operatore professionale residente in Cile. Un RUT non si ottiene come visitatore di passaggio. E un esame in spagnolo sulla normativa aeronautica cilena non si improvvisa in vacanza. È il motivo per cui, concretamente, un viaggiatore vola in Cile dove la DAN 151 non arriva, e non vola dove arriva. Ed è esattamente quello che ho pianificato anche io per il mio viaggio qui.

I limiti che valgono comunque

Anche quando per volare con il drone in Cile non devi chiedere niente a nessuno, alcuni paletti restano. Sono quelli che la DAN 151 fissa per le operazioni che disciplina. Conviene usarli come riferimento anche fuori, perché sono la misura di che cosa la DGAC considera un volo fatto bene.

  • Quota massima 400 piedi sul terreno, circa 120 metri.
  • Volo a vista sul drone, con un massimo di 500 metri di raggio visivo; con due osservatori addestrati si arriva a 1.500 metri.
  • Venti metri in verticale e trenta in orizzontale di distanza da ostacoli e da persone non coinvolte, in decollo e atterraggio.
  • Condizioni meteorologiche a vista e controllo manuale in tutte le fasi del volo.
  • Durata entro l’ottanta per cento dell’autonomia della batteria e comunque non oltre sessanta minuti.
  • Volo notturno vietato senza un’autorizzazione speciale della DGAC.
  • Due chilometri dall’asse pista prolungato di un aerodromo, misurati dalla soglia, e un chilometro parallelamente all’asse.

Ci sono poi i luoghi dove non si vola mai, qualunque sia il peso del drone. Sono installazioni militari, unità della flotta e basi aeree, carceri e installazioni strategiche dello Stato: lo richiama l’articolo 82 del Codice aeronautico. Lo stesso vale per le zone proibite, pericolose o riservate pubblicate nell’AIP del Cile o nei NOTAM. Le violazioni passano per il regolamento sanzionatorio DAR 51 e, quando c’è un reato, finiscono al pubblico ministero.

I parchi: qui il divieto è vero

Questa è la parte che rovina i piani a quasi tutti, e che quasi nessuna guida in italiano racconta per bene. Volare con il drone in Cile non è autorizzato a uso ricreativo o turistico all’interno delle aree protette, in tutto il Paese. E non è una prassi dei guardaparco. Il divieto è scritto nella Legge 21600, quella che ha istituito il Servizio per la biodiversità e il sistema nazionale delle aree protette. Fra le attività vietate dentro le aree protette c’è anche il volo con drone.

CONAF lo ha ribadito pubblicamente nel corso del 2026, e ha spiegato anche il perché. La presenza di un drone può provocare negli animali reazioni di allerta, fuga o spostamento. E gli uccelli che nidificano possono abbandonare temporaneamente il nido, lasciando uova e pulcini esposti.

Un’autorizzazione esiste, ma non è pensata per i viaggiatori. CONAF può autorizzare voli per ricerca scientifica, monitoraggio della biodiversità, rilievi tecnici, cartografia, riprese professionali e lavori giustificati di conservazione. La domanda passa dalla piattaforma Cerofilas, e CONAF indica fino a quindici giorni lavorativi per la risposta. Dopo l’autorizzazione dell’ente bisogna ottenere anche il permesso di volo dalla DGAC e trasmetterlo a CONAF.

Fra i documenti richiesti compaiono la credenziale di operatore RPAS, il drone registrato con paracadute e l’assicurazione per danni a terzi. Servono anche la risoluzione della Junta de Aeronáutica Civil e il certificato di operatore aereo.

Due conseguenze da tenere a mente. La prima è che anche un drone piccolissimo ha bisogno dell’approvazione preventiva: il peso qui non esenta da nulla. La seconda è che i due permessi non si sostituiscono a vicenda. L’autorizzazione di CONAF non vale come permesso aeronautico, e aver rispettato la DGAC non autorizza a volare dentro un parco.

Che cosa cambia nel deserto di Atacama

Qui la teoria diventa molto concreta. Quasi tutte le tappe classiche intorno a San Pedro de Atacama stanno dentro la Riserva nazionale Los Flamencos. Il sito della riserva elenca come settori la Valle della Luna, l’Aldea de Túlor, la Laguna Chaxa nel settore Soncor e le lagune Miscanti e Miñiques. Fra i luoghi da visitare indica anche i salar di Tara e di Pujsa. Sono gli stessi nomi che compaiono in quasi tutti i programmi di viaggio, ed è lo stesso elenco dei posti dove il drone resta nello zaino.

In questi casi noi cerchiamo sempre di chiedere all’accompagnatore locale se è possibile volare. In alternativa cerchiamo di capire se è possibile pagare un permesso speciale sul posto, come ci è accaduto in Sri Lanka dentro alcuni siti importanti.

Vale la pena aggiungere che i settori non sono gestiti tutti nello stesso modo. I biglietti della Valle della Luna si comprano da un portale dedicato. Quelli della Chaxa passano dalla comunità di Toconao, e per Miscanti e Miñiques la registrazione si fa a Socaire. È una gestione condivisa fra CONAF e comunità atacameñe. Significa che le risposte sul posto arrivano da chi amministra quel settore, non da un ufficio unico.

El Tatio è un caso diverso, e conviene saperlo

I geyser di El Tatio non rispondono a CONAF. Dal 2014 il sito è in concessione d’uso alle comunità atacameñe. Lo gestisce una società amministrata da rappresentanti delle comunità di Caspana e Toconce, e ha quindi un suo regolamento. La differenza con i parchi è sostanziale: il Regolamento di ingresso e permanenza 2026, all’articolo 13, non vieta i droni in assoluto. Proibisce di «operare droni senza autorizzazione». La formula apre una porta che nei parchi è chiusa, anche se il regolamento non dice a chi si chiede né come: l’unico recapito è quello dell’amministrazione del sito.

Lo stesso regolamento, all’articolo 8, vieta di fermare i veicoli fuori dalle zone abilitate anche per scattare fotografie. E all’articolo 14 prevede sanzioni che vanno dall’ammonizione scritta al divieto permanente di accesso. L’ingresso costa quindicimila pesos, l’orario è dalle sei alle sedici, e i bambini sotto i nove anni non sono ammessi per le condizioni del sito.

Riprese professionali: la via CONAF

Se il volo serve per un lavoro e non per una vacanza, la strada formale esiste ma è lenta e cara. CONAF autorizza riprese e fotografie professionali nelle aree protette per documentari, lungometraggi e pubblicità commerciale. La richiesta va presentata in spagnolo almeno due mesi prima, e la risposta arriva entro trenta giorni di calendario.

Le tariffe sono espresse in unidades de fomento, l’unità cilena indicizzata all’inflazione. Sono cinquanta UF al giorno per riprese commerciali o pubblicitarie, trenta per la fotografia commerciale e venti per film e cortometraggi a scopo di lucro. Per le produzioni lunghe, compresi i documentari stranieri, la tariffa è concordata caso per caso. A fine ottobre 2026 una UF valeva circa 41.200 pesos, quindi cinquanta UF al giorno sono qualcosa come due milioni di pesos. Conviene ricalcolarlo alla data in cui si legge, perché il valore cambia ogni giorno.

Fra i documenti richiesti a una persona fisica compare un certificato di residenza, che per un non residente è un ostacolo in più. E c’è un passaggio che riguarda da vicino il nord del Cile. Chi è straniero e riprende in zona di frontiera ha bisogno anche dell’autorizzazione della Direzione nazionale per le frontiere e i confini, la DIFROL. Buona parte dell’altopiano fra San Pedro e i valichi boliviani rientra in quella definizione.

La mappa delle zone: in Cile non c’è

Nelle nostre schede europee c’è sempre una mappa ufficiale da consultare prima di alzarsi in volo. Per il Cile non esiste l’equivalente, e preferiamo dirlo invece di linkare una mappa qualunque facendola passare per ufficiale. Il riferimento autentico sono le zone proibite, riservate e pericolose pubblicate nell’AIP del Cile e nei NOTAM, cioè documenti aeronautici, non un’app con i cerchi colorati. Alcuni siti cileni pubblicano visori di zone sensibili costruiti per conto proprio: sono comodi come orientamento, ma restano referenziali e non sostituiscono la pubblicazione aeronautica.

Portare l’attrezzatura in Cile: una procedura che quasi nessuno conosce

Il drone entra in Cile senza formalità particolari, e lo stesso vale per una macchina fotografica. Il problema non è l’ingresso in sé ma la quantità: chi viaggia con due corpi macchina, quattro obiettivi e un drone può incontrare il funzionario che sospetta un trasporto a fini commerciali invece che per uso personale. È un’eventualità, non una regola. Si risolve con un documento che provi che quegli oggetti erano già tuoi prima di partire: una fattura, una ricevuta, o anche un video girato in casa con i numeri di serie in evidenza e una data verificabile. Non è un obbligo, è un’assicurazione contro una discussione.

La dichiarazione DATET, che cos’è e a che serve

Esiste però una procedura ufficiale e gratuita, pensata esattamente per questo: la dichiarazione di ammissione temporanea di effetti personali per turisti e viaggiatori, che la dogana cilena chiama DATET. Riguarda i beni che per quantità e natura escono dal concetto di bagaglio.

L’elenco ufficiale nomina i computer portatili nuovi o usati e le apparecchiature professionali televisive nuove. Poi le fotocamere digitali di alto valore, gli articoli sportivi nuovi e gli oggetti destinati a uso esclusivamente professionale. Più un «fra gli altri» che lascia spazio. Obiettivi e droni non sono nominati espressamente: rientrano, se rientrano, in quelle due ultime voci.

Serve il passaporto, e serve conoscere bene quello che si dichiara: marca, modello e colore compresi. Si fa online dal portale della dogana, oppure di persona agli uffici doganali e ai valichi, dove la risposta è immediata. La domanda approvata va presentata stampata al controllo.

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Quanto vale: novanta giorni, non centottanta

Qui va corretto un numero che circola, perché l’abbiamo verificato sulla scheda ufficiale. Si sente dire che la dichiarazione valga centottanta giorni: quello è il termine della dichiarazione di uscita temporanea, calcolato dall’effettiva partenza dal Paese. La dichiarazione di ingresso è quella che interessa a un turista che porta dentro la propria attrezzatura. Vale fino a novanta giorni consecutivi dall’ingresso, prorogabili con motivazione per un periodo pari. Per un viaggio di due settimane la differenza non cambia nulla, ma tanto vale avere il numero giusto.

Resta una domanda aperta che segnaliamo come tale: la scheda ufficiale non dice se la dichiarazione copra più ingressi. Per chi, come noi, esce dal Cile verso la Bolivia e poi rientra da un secondo valico, ci ha portati nel dubbio a fare 2 pratiche distinte.

Dogana: nel nostro caso come anticipato sopra, abbiamo fatto una prima procedura per l’arrivo da Italia a Santiago. Abbiamo indicato il nostro albergo nell’indirizzo e i dati personali con l’identificativo del passaporto. Allo stesso modo abbiamo poi fatto lo stesso documento, indicando con provenienza Bolivia. Qui abbiamo indicato il Macbook, la Insta360 Luna Ultra, l’Iphone e i 3 droni: DJI Mavic 4 PRO, Avata 2 e Mini 5 PRO.

Dove continua

La parte boliviana di questo itinerario ha regole diverse e, per una volta, più semplici: la racconta la nostra scheda su come volare con il drone in Bolivia. E se stai preparando lo stesso viaggio, l’itinerario completo fra Santiago, l’Atacama e i valichi è in Santiago e deserto di Atacama: itinerario di quattro giorni nel nord del Cile.

Fonti

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026. Le regole per volare con il drone in Cile cambiano spesso, e le aree protette possono introdurre restrizioni proprie. Verifica sempre sulle fonti ufficiali prima di partire: questa scheda racconta che cosa abbiamo trovato, non che cosa troverai tu.

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