VOLARE CON IL DRONE IN GEORGIA: REGISTRAZIONE E ZONE VIETATE (2026)

Cosa scoprirai in questo articolo:

Come ci siamo organizzati per volare con il drone in Georgia: riassumiamo regole simili all’Europa, registrazione obbligatoria da 250 grammi sul portale uas.gov.ge o contattando UAS-GA@gcaa.ge perché i non residenti incontrano problemi, limite di 120 metri e mappe con zone vietate; evidenziamo il divieto in Abcasia e Ossezia del Sud, il caso della diga di Enguri, precauzioni a Kazbegi, Svaneti, Chiatura e Tbilisi, la nostra esperienza nel 2025 e nel 2026 e la raccomandazione di avere un’assicurazione.

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In Georgia le regole di volo ricalcano quelle europee, ma la registrazione italiana non vale e il portale è pensato per i residenti: come si fa la pratica da stranieri e dove il drone deve restare a terra.

Volare con il drone in Georgia è la cosa che spiazza di più chi ci arriva dall’Europa. Le regole di volo, infatti, sono quasi le nostre. Stessa categoria aperta, stesse sottocategorie A1, A2 e A3, stesso limite di 120 metri e stessa soglia dei 250 grammi. Per un attimo ti sembra davvero di essere a casa. Poi però arriva il punto dolente. La registrazione europea qui non vale e quella georgiana, per uno straniero, non è immediata. In questa scheda trovi come funziona la pratica e dove si può alzare il drone. E perché in una parte del paese conviene lasciarlo nello zaino.

Volare con il drone in Georgia: la scheda in breve

Si può volare?Sì, ma con la registrazione georgiana, non con quella italiana
AutoritàGeorgian Civil Aviation Agency (GCAA)
Impianto delle regoleRicalca quello europeo: categoria aperta, A1, A2 e A3
RegistrazioneObbligatoria da 250 grammi in su, sul portale uas.gov.ge, gratuita
Codice sul droneIl numero rilasciato dalla GCAA si applica sull’apparecchio
EsameTest teorico online gratuito, si passa con il 75 per cento, certificato valido 5 anni
Quota massima120 metri dal suolo, sempre a vista
Mappa ufficialeairspace.gov.ge, con zone proibite, riservate e pericolose
Scoglio per gli stranieriIl portale è pensato per chi risiede in Georgia: conviene scrivere prima alla GCAA
Territori occupatiAbcasia e Ossezia del Sud: nessun volo, in nessun caso
Ultimo controllo27 settembre 2026

Regole europee, documenti georgiani

La Georgia non fa parte dell’EASA, però ne ha copiato l’impianto quasi alla lettera. Sarà per questo che in Georgia vedrete tante bandiere europee, nonostante tutto! Il 1° aprile 2021 l’agenzia dell’aviazione civile georgiana ha aperto il portale uas.gov.ge, dove si registrano gli operatori e i loro droni. Da allora il quadro è questo:

  • la registrazione è obbligatoria per i droni con massa al decollo di 250 grammi o più;
  • il numero rilasciato dall’agenzia si applica sul drone prima di volare;
  • per la categoria aperta serve un test teorico online, che si supera con il 75 per cento delle risposte giuste;
  • registrazione e test, precisa l’agenzia, sono gratuiti, e il certificato di pilota vale 5 anni;
  • per la sottocategoria A2, cioè per avvicinarsi alle persone, serve il certificato di competenza rilasciato dalla GCAA;
  • si vola al massimo a 120 metri dal punto più vicino del suolo, sempre a vista.

La differenza vera, quindi, non sta nelle regole ma nei documenti. La Georgia non riconosce in automatico il codice D-Flight e l’attestato italiano, esattamente come succede in Sri Lanka o in Malesia. Se arrivi dall’Italia, il confronto con le norme di casa lo trovi nella nostra guida al volo con il drone in Europa.

La registrazione è lo scoglio vero

Sulla carta, dunque, basta iscriversi al portale e fare il test. Nella pratica, invece, il sistema ruota attorno ai dati di chi vive in Georgia. Per un viaggiatore, quindi, cambia tutto. Più di un pilota straniero racconta di essersi arenato sul campo del numero di telefono. Il formato passa, poi però il portale rifiuta la numerazione estera. C’è anche chi, scrivendo all’agenzia, si è sentito rispondere che la pratica andava chiusa di persona nella sede di Tbilisi.

Il consiglio, di conseguenza, è sempre lo stesso: muoviti settimane prima della partenza. Scrivi in inglese al dipartimento che si occupa dei droni, all’indirizzo UAS-GA@gcaa.ge. Indica le date del viaggio, il modello del drone e i luoghi previsti. Poi chiedi come completare la registrazione da non residente. La risposta scritta, infine, tienila sul telefono insieme al numero di registrazione. È la cosa che chiude la conversazione se qualcuno ti ferma.

Dove non si vola

La mappa ufficiale è airspace.gov.ge, il portale dove l’aviazione civile pubblica zone proibite, riservate e pericolose. Quindi è il primo posto da aprire, ogni volta, perché un divieto può comparire in qualsiasi momento. Oltre alla mappa, però, ci sono alcune regole che conviene ricordare a memoria:

  • aeroporti: più fonti indicano una distanza minima di 6 chilometri. A Batumi, in particolare, il dato conta davvero: lo scalo è a circa due chilometri dal centro e si porta dietro mezza città;
  • centro di Tbilisi: l’area dei palazzi del governo, del parlamento e della presidenza è tra le più chiuse del paese;
  • installazioni militari e infrastrutture strategiche: nessun volo, nemmeno alto;
  • confini di stato: non si fa passare il drone oltre la frontiera, e la Georgia confina con Russia, Turchia, Armenia e Azerbaigian;
  • aree protette: i parchi nazionali hanno una loro amministrazione, quindi una mail prima di partire evita discussioni sul posto.

Abcasia e Ossezia del Sud: qui il drone resta a terra

Questo è il capitolo che nessuna guida generalista spiega, e invece è quello che conta di più. Circa un quinto del territorio georgiano è fuori dal controllo di Tbilisi. Sono l’Abcasia, a nord ovest, e la regione di Tskhinvali, cioè l’Ossezia del Sud, al centro. La legge georgiana sui territori occupati regola l’accesso a quelle aree, mentre sul terreno la situazione è più ruvida di qualsiasi norma. Noi ci siamo informati in merito quando proprio quest’anno siamo tornati in Georgia per raggiungere, fra le altre mete, Ushguli.

Dal 2009 chi controlla quelle aree segna la linea unilateralmente, con reti e cartelli. E nel tempo l’ha spostata: è il fenomeno che in Georgia chiamano borderizzazione. Tradotto per chi vola: la linea disegnata sulle mappe non coincide sempre con quella sul terreno. In più le autorità de facto di Tskhinvali hanno approvato regole che consentono l’uso delle armi contro i droni lungo quella linea. La prudenza, però, vale per entrambe le demarcazioni. Non esiste un ufficio a cui chiedere il permesso, quindi la regola è semplice: vicino alla linea il drone non si alza.

La diga di Enguri, il caso che inganna

Vale anche per un’inquadratura che sembra innocua, come la diga di Enguri. La diga sta in territorio controllato da Tbilisi, in Alta Svaneti. La centrale che alimenta, invece, si trova nel distretto di Gali, in Abcasia. L’impianto è quindi diviso fra le due parti della linea, ed è esattamente questo a renderlo un posto delicato.

Noi lì abbiamo volato, ma dentro una visita organizzata all’impianto e dopo aver chiesto il permesso alla guida che ci accompagnava. Conviene essere chiari su che cosa copre un permesso del genere: riguarda l’accesso al sito, non lo spazio aereo. Se ci andate, la domanda va fatta prima e a chi organizza la visita, e la risposta può benissimo essere no.

I posti dove tutti vogliono volare

Tolti i territori occupati, invece, la Georgia resta un paese pazzesco da riprendere dall’alto. Ogni meta classica, però, ha il suo dettaglio da controllare. Meglio conoscerlo, quindi, prima di arrivare sul posto con il drone in mano:

  • Gergeti e Kazbegi: la chiesa della Trinità sotto il Kazbek è l’immagine simbolo del paese. Siamo però dentro un parco nazionale e a pochi chilometri dal confine russo, quindi mappa alla mano e amministrazione del parco avvisata;
  • Svaneti e Ushguli: torri medievali e ghiacciai. È uno dei posti più fotogenici del Caucaso, come raccontiamo nel nostro articolo su Ushguli, il villaggio più remoto d’Europa;
  • Chiatura: le funivie sovietiche e la gola sono un soggetto perfetto, con cavi e strutture che impongono distanze di sicurezza vere;
  • Tskaltubo: i sanatori abbandonati sono proprietà di qualcuno, e negli ultimi anni molti li hanno recintati o ristrutturati;
  • Tbilisi: fuori dal centro istituzionale qualche scorcio si trova. La città, però, è il posto dove serve più attenzione, e noi qui abbiamo preferito limitare molto i voli. Per i dettagli, c’è anche questo articolo del primo viaggio qui: mini itinerario di viaggio in Georgia.

La nostra esperienza

Al momento abbiamo fatto 2 viaggi in Georgia: nel 2025 arrivando a Tbilisi e nel 2026 arrivando a Kutaisi. In generale, comunque, non abbiamo avuto problemi durante i voli nelle varie tappe. Nella seconda visita però, quella diretta a Ushguli e alla parte nord, abbiamo avuto delle criticità all’aeroporto di Kutaisi. La polizia ci ha fatto molte domande, soprattutto per il drone più grande: DJI Mavic 4 PRO. Dopo 30 minuti abbondanti di «interrogatorio», ci hanno lasciati andare senza problemi. L’unico punto dove abbiamo limitato i voli, come accennato in precedenza, è stata la capitale Tbilisi. Raccontateci nei commenti i vostri voli in Georgia.

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Quello che leggi qui nasce dal lavoro sul campo. Come professionisti realizziamo video, foto e rilievi con il drone, in Italia e all’estero: pilota con attestati A1/A3 e A2 e abilitazioni STS-01 e STS-02, voli assicurati e con le autorizzazioni necessarie.

Una cosa la portiamo sempre, anche dove non è obbligatoria: l’assicurazione. Noi voliamo assicurati con Dronezine, che copre anche i voli all’estero, e i dettagli sono nella nostra guida all’assicurazione per il drone. Stai organizzando il viaggio? Sul blog trovi il nostro mini itinerario di viaggio in Georgia, non solo Tbilisi, con tappe e consigli pratici.

Domande frequenti

La registrazione italiana vale in Georgia?

No. La Georgia è fuori dal sistema europeo, quindi non riconosce in automatico il codice D-Flight e l’attestato A1/A3. Serve quindi la registrazione georgiana, che è un’altra cosa.

Come mi registro se non vivo in Georgia?

Si parte dal portale uas.gov.ge, ma diversi viaggiatori si bloccano, perché il sistema guarda soprattutto ai residenti. La strada che funziona è scrivere prima all’indirizzo UAS-GA@gcaa.ge. Poi ci si fa indicare la procedura, con passaporto e dati del drone alla mano.

Quanto costa?

Secondo l’agenzia dell’aviazione civile la registrazione è gratuita, e gratuito è anche il test teorico online. Le spese, semmai, sono di tempo: in pratica conviene avviare la domanda con settimane di anticipo.

Serve l’assicurazione?

Non risulta un obbligo generale per il volo amatoriale, ma è il classico caso in cui conviene averla comunque. Inoltre una polizza che copre l’estero costa poco e ti mette al riparo dai danni a cose e persone.

Posso volare a Kazbegi, in Svaneti o a Chiatura?

In generale sì, purché si controlli prima la mappa ufficiale. Kazbegi però è dentro un parco nazionale e vicino al confine russo, quindi lì conviene avvisare l’amministrazione del parco e restare prudenti.

E vicino all’Abcasia o all’Ossezia del Sud?

No, e non è una formalità. Nessuno ha segnato la linea di demarcazione ovunque, e inoltre si è spostata nel tempo, mentre dall’altra parte considerano i droni una minaccia. Di conseguenza, in quella fascia il drone resta chiuso nello zaino.

Fonti ufficiali

Ultimo controllo delle regole: 27 settembre 2026. Le procedure georgiane cambiano, e l’agenzia aggiorna spesso il portale: prima di partire verifica sempre con la GCAA. In ogni caso, questa scheda non sostituisce le fonti ufficiali.

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