ITINERARIO DI VIAGGIO (10GG) IN TRENO IN UZBEKISTAN DA TASHKENT

Cosa scoprirai in questo articolo:

Scopri l'Uzbekistan con la nostra guida dettagliata, che ti porterà attraverso le meraviglie di Tashkent, Khiva, Bukhara e Samarcanda. In questo viaggio, esplorerai la ricca storia, l'architettura affascinante e la vivace cultura di una delle destinazioni più affascinanti dell'Asia Centrale. Dalle antiche madrase ai mercati tradizionali, ogni tappa offre esperienze uniche e consigli pratici per rendere il tuo viaggio indimenticabile. Non perdere l'opportunità di immergerti in questa avventura straordinaria! Scopri di più nel nostro video completo sul canale YouTube enontheroad

itinerario di viaggio in Uzbekistan: da Tashkent, Khiva, Bukhara e Samarcanda

Abbiamo salutato l’Asia Centrale non più tardi di 20 giorni fa con il folle ritorno in Kazakistan alla scoperta di Baikonur che siamo di nuovo seduti su un doppio volo LOT per andare finalmente a visitare l’Uzbekistan. Se non fosse ancora chiaro, l’Asia Centrale è sempre più al centro dei nostri sentimenti. Dopo aver dedicato l’anno scorso ai viaggi in Turkmenistan, al Kazakistan e al Kirghizistan, è finalmente giunto il momento di questo nuovo viaggio negli -STAN dell’Asia Centrale. Stavolta però per la prima volta in Uzbekistan. Preparatevi dunque ad un nuovo roadtrip (principalmente in treno stavolta!) che ha come prima tappa la sua capitale: benvenuti a Tashkent!

Eh sì, avrete intuito che era da parecchio che sognavamo questa destinazione. Un viaggio in Uzbekistan rappresenta forse la destinazione più POP tra quelle in Asia Centrale per il turismo. E mentre le altre destinazioni citate negli -STAN le ho esplorate in solitaria, l’Uzbekistan era una meta su cui anche Elisa aveva posto il veto. E quindi eccoci qua insieme, come una vera coppia, per mettere un altro tassello sul mappamondo! Andiamo a vedere cosa ha da offrire questo viaggio in Uzbekistan, siamo certi che non deluderà nonostante il periodo scelto: agosto. Preparatevi a sudare, il termometro segna 37º costanti. Ovviamente potete vedere tutte le nostre esplorazioni iscrivendovi al nostro canale YouTube e seguendoci su Instagram per spoiler.

itinerario di viaggio in Uzbekistan: da tashkent a samarcanda

Gite fuori luogo: un viaggio alternativo

Quella di oggi è una meta POP come dicevamo ma con intrecci interessanti con le mie Gite Fuori Luogo su cui ho perfino scritto anche il un libro! Gita con il geiger, direttamente da Chernobyl è da ora disponibile sul sito ufficiale. Compra ora la versione che preferisci qui.

Gite fuori luogo - Chernobyl di Nicola Cortellucci libro

Viaggio in Uzbekistan: curiosità geografica

Prima di tuffarci nelle meraviglie di questo viaggio in Uzbekistan, una curiosità da sapere è che è uno dei soli due paesi al mondo doppiamente senza sbocco sul mare: significa che per raggiungere un oceano bisogna attraversare almeno due stati. L’altro è il Liechtenstein. L’Uzbekistan si trova nel cuore dell’Asia Centrale e confina con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan e Turkmenistan. Nonostante la lontananza dal mare per secoli, è stato al centro di tutto. Qui passavano merci, eserciti, religioni, lingue, idee, schiavi, pellegrini, studiosi, mercanti e conquistatori. Ma come la storia ci insegna, l’acqua è da sempre un elemento essenziale per la vita e la capitale dell’Uzbekistan, Tashkent, non fa eccezione. Tashkent nasce proprio così: come città d’oasi, vicino al fiume Chirchiq, in una posizione che nei secoli attirò mercanti, imperi ed invasioni lungo la rotta della Via della Seta. 

Cosa vedere a Tashkent in 2 giorni: viaggio in Uzbekistan

Il nostro viaggio in Uzbekistan parte da Tashkent ma avrà ufficialmente inizio l’indomani poichè sbrigate le pratiche aeroportuali, è tempo di raggiungere il nostro albergo per le prossime 2 notti. Nel frattempo sono quasi le ore 3 uzbeke del mattino. Il fuso come sempre in Asia centrale è +3 rispetto all’Italia. A Tashkent soggiorniamo in un modesto albergo prenotato su Agoda: Art Deluxe Hotel. Ecco, non lasciatevi convincere troppo dalla parola “Deluxe”. Qualche ora di sonno, colazione ed eccoci subito a bordo di uno Yandex, l’alternativa ad Uber in destinazioni come Russia, Bielorussia e, per l’appunto, Asia centrale.

Il cuore religioso e storico di Tashkent

La nostra prima tappa di questo lungo itinerario di viaggio a Tashkent parte dall’Hazrat Imam. Hazrat Imam, o Khast Imam, è il principale centro spirituale della città vecchia. E da subito si vedono le differenze sostanziali con gli altri paesi visitati in Asia Centrale. Il complesso di Hazrat Imam si è sviluppato intorno alla figura di Abu Bakr Kaffal al-Shashi, teologo, giurista e studioso islamico. Gli edifici che vediamo oggi non appartengono tutti alla stessa epoca.

Ci sono madrase del XVI secolo, moschee più recenti, mausolei, strutture ricostruite o restaurate e un grande centro moderno dedicato alla civiltà islamica. Questo racconta molto della storia del paese e della sua stratificazione culturale. Perché il paese ha attraversato il periodo zarista, quello sovietico, l’indipendenza e poi una fase di recupero controllato dell’identità religiosa e nazionale. Ed è interessante perché qui si vede una delle grandi contraddizioni dell’Uzbekistan: un paese a maggioranza musulmana, ma con uno Stato laico e storicamente molto attento a controllare la religione. 

Noi ci concediamo una visita nelle varie strutture del complesso e possiamo da subito ammirare le famose cupole turchesi dell’Uzbekistan che si mescolano al color sabbia delle strutture del complesso ma anche al verde dei grandi parchi che caratterizzano questa città da oltre 3 milioni di abitanti. Uno dei motivi per cui Hazrat Imam è famoso è il cosiddetto Corano di Uthman. Dal punto di vista storico non possiamo presentarlo con certezza come il Corano personale di Uthman, né come “il più antico Corano del mondo”. Però queste sono le definizioni più popolari che troverete prendendo informazioni su questo luogo. Entriamo in ogni caso a visitare la struttura che lo conserva.

Hotel Uzbekistan a Tashkent: tracce di URSS

Dopo la visita al complesso di Hazrat Imam, con il sole ormai sempre più cocente e l’orologio vicino alle 14, decidiamo che è arrivato il momento di fermarci per pranzo. Ci spostiamo in un ristorante poco distante, Boboy, con un obiettivo molto chiaro: iniziare finalmente a tuffarci nella cucina tipica dell’Uzbekistan e, più in generale, dell’Asia Centrale. 

Ordiniamo i samsa come antipasto da dividere, piccoli fagottini ripieni cotti al forno, molto diffusi in tutta l’area centroasiatica. A seguire scegliamo i lagman, che avevamo già apprezzato tantissimo durante il viaggio in Kirghizistan dell’anno scorso: noodles tirati a mano, verdure, e carne.

E poi, ovviamente, non potevamo aspettare oltre per assaggiare il grande classico della cucina uzbeka: il plov, il celebre riso condito con carne, carote e spezie, considerato uno dei piatti simbolo del paese, anche se presente in molte varianti in tutto il resto dell’Asia Centrale.

Sazi e felici, spendendo meno di 10 euro a persona, nuova corsa in Yandex e ci facciamo lasciare nei pressi dell’Hotel Uzbekistan, uno degli edifici più riconoscibili di Tashkent. Sarebbe stato affascinante dormire qui durante il nostro soggiorno in città, ma il piano terra è stato ormai completamente ristrutturato e reso moderno. Anche gli interni, almeno per quello che si intravede oggi, sembrano strizzare l’occhio a un’estetica più contemporanea. Una modernità che, a nostro avviso, stona un po’ con la potenza della struttura esterna e che ci ha spinti a scegliere un’altra sistemazione.

Viaggio in Uzbekistan: 2 giorni a Tashkent

Quello che invece resta ancora perfettamente coerente con la sua storia è l’iconica facciata dell’Hotel Uzbekistan. Sontuosa, massiccia ed elegante a modo suo, la struttura ha una forma curva che richiama quasi un libro aperto affacciato sulla piazza di fronte. Una piazza che un tempo, naturalmente, era dedicata a Lenin. Lenin però non c’è più. Oggi al centro dello spazio urbano si trova Amir Timur, meglio noto in Occidente come Tamerlano, figura diventata uno dei grandi riferimenti dell’identità nazionale uzbeka dopo l’indipendenza. Avremo modo di parlarne meglio nella tappa di Samarcanda, dove il suo mito è ancora più centrale, ma già qui a Tashkent si capisce quanto il paese abbia lavorato per sostituire i simboli sovietici con nuovi riferimenti storici e nazionali.

Tornando all’Hotel Uzbekistan, l’edificio è oggi uno dei simboli più evidenti della rinascita urbana della capitale dopo il devastante terremoto del 1966, che cambiò per sempre il volto di Tashkent. Costruito nel 1974, l’hotel rappresenta bene l’idea sovietica di ricostruzione: una città moderna, monumentale, ordinata, ma allo stesso tempo capace di incorporare alcuni richiami all’estetica locale. La facciata è senza dubbio l’elemento più interessante: una grande parete curva rivestita da pannelli geometrici in cemento, pensati anche come schermature dal sole, che reinterpretano in chiave modernista le trame decorative dell’architettura uzbeka. È proprio questo contrasto a renderlo così speciale: da una parte la monumentalità sovietica, dall’altra un richiamo agli ornamenti tradizionali centroasiatici. Quasi come se l’URSS avesse provato a costruire una nuova Tashkent moderna, ma con un’estetica “orientale” controllata, rispettando la sua storia e tradizione. 

Viaggio in Uzbekistan: è pericoloso?

Nel pomeriggio ci spostiamo verso Piazza dell’Indipendenza, uno degli spazi più rappresentativi di Tashkent e dell’Uzbekistan contemporaneo. Qui la città cambia registro: dopo moschee, bazar e architetture sovietiche, ci si ritrova davanti alla capitale istituzionale, fatta di grandi viali, palazzi governativi, giardini curati e fontane monumentali. La polizia non manca mai, ad ogni angolo. A tratti sembra una realtà un po’ distopica in stile Turkmenistan. Sembrano un po’ paranoici nei controlli e nell’utilizzo di droni. Ci sono cartelli di divieto drone ovunque! Eppure con un po’ di apertura mentale in più, potrebbero fare soldi facili con il turismo in questo senso, come abbiamo visto nel nostro viaggio in Oman di pochi mesi fa.

In ogni caso la via dei palazzi governativi di Tashkent sono impreziositi da fontane gigantesche. Complice il caldo quasi insopportabile, le fontane diventano però anche qualcosa di molto più quotidiano. Tra gli edifici ufficiali e l’impostazione solenne della piazza, vediamo diverse famiglie usarle quasi come una piscina comunale improvvisata: bambini che entrano in acqua con ciambelle gonfiabili, genitori all’ombra, persone che cercano refrigerio nel modo più semplice possibile. È uno di quei contrasti che raccontano bene Tashkent: da una parte la monumentalità dello Stato, dall’altra la vita normale che si prende spazio anche nei luoghi più celebrativi.

La nostra passeggiata prosegue verso il complesso commemorativo, una delle aree più suggestive della piazza. Qui si trova la fiamma eterna, davanti alla figura della madre in lutto, simbolo del dolore e della memoria. Attorno, sotto eleganti porticati in legno, sono custoditi grandi volumi con pagine in ottone dove sono incisi i nomi delle vittime uzbeke della Seconda Guerra Mondiale. L’effetto è molto forte: non un monumento rumoroso, ma un luogo raccolto, quasi sospeso, dove la retorica nazionale lascia spazio a una memoria più intima. Non c’è nessuno qui. Gli ultimi raggi di sole della giornata, creano strani riflessi sotto questi portici, rendendo il luogo sacro e sospeso al tempo stesso. 

Museo della storia e Magic City: contrasti di un viaggio in Uzbekistan

Poco distante da Piazza dell’Indipendenza si trova il Museo della Storia dell’Uzbekistan, che durante il nostro passaggio troviamo chiuso, d’altronde il tramonto è in corso e il grande orologio sul palazzone bianco in fondo segna le ore 20. Anche senza poter entrare, però, vale comunque una breve deviazione per osservare l’edificio dall’esterno. Come già visto con l’Hotel Uzbekistan, anche qui l’interesse sta soprattutto nell’architettura: linee massicce, impostazione monumentale e quel gusto sovietico per gli spazi pubblici che a Tashkent continua a emergere tra piazze, musei, hotel e palazzi governativi.

Da qui, in modo totalmente casuale e fuori programma, decidiamo di cambiare completamente atmosfera. È sabato sera e poco distante si trova Magic City, una sorta di piccola Disneyland uzbeka a ingresso gratuito, piena di luci, famiglie, attrazioni, musica, ristoranti e attività pensate soprattutto per i residenti. Non era una tappa prevista, ma a volte sono proprio queste deviazioni improvvisate a raccontare meglio una città rispetto ai monumenti più importanti.

Per noi Magic City diventa la scusa perfetta per immergerci per qualche ora nel mood locale del weekend, osservare Tashkent fuori dal circuito più classico e fermarci a cena in uno dei tanti ristoranti presenti. Qui assaggiamo anche il pane tradizionale appena sfornato, caldo, profumato e servito come solo in Asia Centrale sanno fare. Dopo una giornata lunghissima tra moschee, piazze, memoriali, architetture sovietiche e caldo feroce, non resta che chiamare l’ultimo Yandex della giornata e concederci finalmente il meritato sonno.

Itinerario di viaggio in Uzbekistan: giorno 2

Per questo nuovo giorno di viaggio dalla capitale dell’Uzbekistan come prima cosa, sempre a bordo di uno yandex, ci facciamo scaricare al monumento spaziale che si trova davanti la fermata metro di Kosmonavtlar. In superficie il monumento con i cosmonauti e personaggi più celebri dello spazio. Immancabile anche Yuri Gagarin ovviamente! Ebbene si, visitare Tashkent significa assolutamente dedicare qualche ora alle sue fermate della metro che rivelano gli intrecci storici -e più nascosti- con il passato sovietico. L’entrata con rispettiva corsa in metro a Tashkent ha un costo di ben 11 centesimi di euro! E con questa spesa, siamo rimasti oltre 2 ore passando da una linea all’altra, da una fermata all’altra. All’interno potrete trovare gli ultimi vagoni sovietici di colore blu scuro e senza aria condizionata. In alternativa ci sono i nuovi treni moderni bianchi con i colori della bandiera del paese.

Metro di Tashkent: le stazioni imperdibili

La metropolitana di Tashkent è molto più di un semplice mezzo di trasporto: le sue stazioni formano una vera e propria galleria d’arte sotterranea. Il progetto prese forma negli anni della grande ricostruzione seguita al terremoto del 1966, mentre i lavori di costruzione iniziarono ufficialmente nel 1973. La prima tratta, lunga 11,4 chilometri e composta da nove stazioni, entrò in funzione il 6 novembre 1977. Fu la prima metropolitana realizzata in Asia centrale. La rete venne progettata prestando particolare attenzione alla sicurezza sismica: secondo le informazioni ufficiali, le strutture sono state costruite per resistere a terremoti di intensità molto elevata. Pensate che era considerata anche una struttura di sicurezza, al pari di un bunker. Non a caso qui era vietato fare foto e video fino al 2018. Alla progettazione e alla decorazione delle stazioni parteciparono architetti, scultori e artigiani provenienti dall’Uzbekistan e da altre repubbliche sovietiche.

Ogni fermata possiede un’identità propria e sviluppa un tema legato alla storia, alla cultura o all’economia del Paese. Marmo, granito, ceramica, vetro, metalli lavorati, mosaici e grandi lampadari trasformano molte stazioni in veri e propri “palazzi sotterranei”.  Tra le stazioni più interessanti da visitare ci sono: Kosmonavtlar, da dove inizia la nostra seconda giornata di viaggio in Uzbekistan qui a Tashkent. Inaugurata nel 1984, è dedicata all’esplorazione dello spazio. Le pareti dai toni blu scuro, le colonne illuminate e i grandi medaglioni con i ritratti di cosmonauti e scienziati creano l’impressione di trovarsi sospesi in un cielo notturno. Ancora una volta Yuri Gagarin e Valentina Tereškova come visto a Baikonur. Abbiamo visto diverse fermate nella metro di Tashkent ma quelle che ci hanno sorpreso di più sono state: Alisher Navoi, Pakhtakor e Mustaqillik Maydoni.

Tashkent Sovietica: cosa vedere in 48 ore

La fermata metro di Tashkent che potrebbe regalare più emozioni e curiosità è quella di ОЛМАЗОР. Qui, quasi incredibilmente, ci sono tanti richiami al periodo sovietico con un’enorme decorazione all’entrata che riporta le stelle del comunismo e anche falce e martello in bella vista. Non una cosa scontata considerando anche che con il nuovo presidente, il paese sta sempre più lasciando alle proprie spalle la tradizione russa anche nella lingua. Sempre più persone parlano inglese a partire dai più piccoli. E questo fa capire anche a livello turistico, quanto l’Uzbekistan sia più POP come dicevamo all’inizio di questo racconto. E tutto ciò spiega come mai sia sempre più raro vedere rimasugli sovietici in Uzbekistan. 

Chorsu: il mercato di Tashkent

Dopo aver girovagato per le fermate della metro di Tashkent, scendiamo definitivamente alla nostra ultima tappa: Chorsu, ovvero il mercato tradizionale. Veniamo da subito travolti da odori e profumi di ogni genere. All’uscita della fermata metro ci sono banchetti che vendono le tipiche forme di pane tradizionale. Chi non ha un vero e proprio tavolo per la vendita, si arrangia perfino con vecchie carrozzine con pagnotte calde all’interno. Il mercato di Tashkent come di consueto, è diviso ad aree. Ci sono quelle per frutta e verdura e poi c’è la parte più rappresentativa del mercato con la futuristica struttura bianca e tetto turchese.

Sembra quasi una navicella spaziale da lontano. Invece l’interno è strutturato in due piani. In quello principale in basso, si trovano quasi solo angoli di carne. Non vediamo dei veri banchi frigo, la struttura non ha aria condizionata all’interno e in considerazione dei 39° di oggi, gli odori sono particolarmente pungenti. Insomma non ci fa venire troppa voglia di mangiare carne! Salendo al piano superiore invece, ci sono solo venditori di spezie. Noi optiamo per un sacchetto di anacardi per tamponare la fame prima del pranzo che faremo in un vicino ristorante specializzato in lagman.

Come Chernobyl: il terremoto di Tashkent

Dopo la madrasa, la visita prosegue verso uno dei luoghi più simbolici della città contemporanea di Tashkent: il Memoriale del Terremoto, conosciuto anche come Monumento al Coraggio. È dedicato al devastante sisma che il 26 aprile 1966 colpì Tashkent e cambiò per sempre il volto della capitale. 26 aprile, lo stesso giorno del disastro di Chernobyl esattamente 20 anni più tardi. È curioso quanto agghiacciante allo stesso tempo vedere due date così drammatiche nello stesso giorno. 

Il monumento è molto suggestivo: al centro si trova un cubo di pietra spaccato, con una fenditura che sembra rappresentare la frattura prodotta dal terremoto, mentre poco più avanti la scultura di una famiglia simboleggia la resistenza della popolazione e la rinascita della città. È una tappa breve, ma fondamentale per capire Tashkent: una capitale che conserva pochi frammenti della sua parte più antica, ma che ha trasformato una catastrofe naturale in uno dei momenti fondativi della propria identità moderna. Il nostro tempo a Tashkent è quasi giunto al termine perchè stasera abbiamo un viaggio nel viaggio qui in Uzbekistan.

Da Tashkent a Khiva: viaggio in Uzbekistan in treno

La nostra prossima tappa è in stazione a Tashkent perchè con largo anticipo, abbiamo prenotato uno degli ultimi treni sovietici che, lentamente e per tutta la notte, ci accompagnerà fino alla nuova destinazione: Khiva. Volevamo molto fare questo tipo di esperienza perchè avevamo fatto altrettanto nel viaggio in Bielorussia per raggiungere la zona di esclusione di Chernobyl. Stavolta niente radiazioni in vista e nemmeno un letto in terza classe perchè ad attenderci c’è una splendida cuccetta da 2! Sembrerebbe alquanto bello e romantico senonché il termostato interno segna 37°. L’aria condizionata è prevista ma al momento non funzionante. Dovremo attendere circa 2 ore per sentire un po’ di refrigerio. D’altronde nonostante siano ormai le 10 di sera, la temperatura è ancora intorno ai 39°! Ma è ora tempo di rifarsi il letto e provare a dormire un po’. 

Viaggio in Uzbekistan: Khiva, 2° tappa

Arriviamo in perfetto orario alle 11:14 alla stazione di Urgench, perchè sì, il treno in questo periodo non arriva fino a Khiva. Al momento ci sono dei lavori nella stazione di Khiva ed è chiusa. Scendiamo ad Urgench e subito come praticamente in tutto il viaggio, veniamo assaliti da tassisti più o meno irregolari! In questo aspetto abbiamo notato forse i lati meno belli del viaggio in Uzbekistan, un paese forse troppo turistico rispetto gli altri -stan dell’Asia Centrale. A tratti come vedremo più avanti, ricorda un po’ Marrakesh e non è un complimento! A parte questo, a suon di “Niet, spasiba”, prenotiamo il solito affidabile Yandex e in circa 40 minuti raggiungiamo finalmente Khiva. 

Abbiamo prenotato un modesto hotel all’interno delle mura storiche di Khiva: Hotel Grand Vizir. Lasciati i bagagli in struttura, una doccia e usciamo per pranzo. L’aria brucia, sono 42° ed è faticoso camminare. La città con i suoi colori pastello sabbia è rovente. Raggiuniamo Arxi Terrase dove, sfidando anche la mancanza di aria condizionata, proviamo un po’ di cucina tradizionale ma in particolare lo Shivit Oshi, il piatto tipico di Khiva. Consiste in tagliolini fatti a mano di un colore verde brillante, ottenuto impastando la farina con un infuso o succo di aneto fresco. La consistenza ricorda un po’ i pici ma anche un po’ gli spätzle! Davvero molto buoni! Per non perdere l’abitudine, abbiamo anche gustato un bel piatto di Plov il tutto accompagnato da un bicchiere di Supradyn!

Cosa vedere a Khiva in 2 giorni:

Visitare Khiva significa entrare in una delle città più scenografiche dell’Uzbekistan. Il cuore storico è Itchan Kala, la città interna racchiusa dalle mura di fango e mattoni, oggi trasformata in una specie di museo a cielo aperto. Noi abbiamo prenotato l’albergo proprio qui, all’interno delle mura! L’accesso all’area storica è regolato da ingressi e tornelli: per visitare i principali monumenti serve acquistare un biglietto cumulativo, anche se già solo camminare tra vicoli, madrase, minareti e mura color sabbia vale il viaggio. Noi abbiamo fatto il biglietto completo per vedere un po’ tutto in 2 giorni anche se alcuni ingressi rimangono comunque extra, da pagare a parte.

Itinerario di viaggio in Uzbekistan: Khiva

Dopo il pranzo tipico, iniziamo la nostra esplorazione di Khiva per proseguire il viaggio in Uzbekistan come da programma! Tra le tappe più interessanti c’è la Madrasa di Qutlug Murad Inaq, una delle madrase storiche della città, famosa anche per essere stata tra le prime strutture a due piani di Khiva. Da qui si prosegue verso la celebre Moschea Juma, uno degli interni più particolari dell’Uzbekistan: una grande sala ombrosa sorretta da decine e decine di colonne in legno intagliato, alcune molto antiche, che creano un’atmosfera sospesa e quasi ipnotica. 

Uno dei simboli assoluti di Khiva è poi il Kalta Minor, il grande minareto turchese rimasto incompiuto. Avvicinandosi sotto il minareto, si percepisce l’ambizione del progetto. La base è grande e robusta ma una serie di vicissitudini, lo hanno reso incompiuto. Di questo e di molti dettagli in più ne parliamo nel video completo pubblicato sul nostro canale Youtube

Da non perdere anche Ak Sheikh Bobo Fortress, uno dei punti migliori per salire in alto e guardare Khiva dall’alto. Noi  siamo arrivati qui al tramonto, quando le mura, i minareti e le cupole iniziano a tingersi d’oro nonostante un po’ di foschia. Probabilmente il momento più bello per capire perché Khiva venga spesso considerata una delle città più affascinanti della Via della Seta! Siamo stanchi ed affaticati ancora dal grande caldo che non accenna a diminuire. Terminiamo la serata con degli ottimi Manthi, i tipici ravioli con ripieno di carne e nella variante con zucca. Deliziosi!

Guida di viaggio in Uzbekistan

Il secondo giorno a Khiva inizia presto, quando la città è ancora silente e la luce del mattino rende Itchan Kala ancora più scenografica. La prima tappa è il mausoleo di Pakhlavan Mahmud, uno dei luoghi più importanti e spirituali della città. Dedicato al poeta, filosofo e leggendario lottatore considerato patrono di Khiva, il complesso colpisce subito per le sue decorazioni, le cupole e l’atmosfera raccolta, molto diversa rispetto alle piazze più turistiche del centro.

Da qui ci spostiamo verso uno dei punti più panoramici della città: il minareto Islam Khoja, il più alto di Khiva. Salire non è esattamente una passeggiata: la scala interna è stretta, i gradini sono ripidi e l’ascesa richiede un minimo di attenzione, soprattutto quando si incrociano altre persone. Ma una volta arrivati in cima, la fatica viene ripagata da una delle viste più belle su Itchan Kala. Dall’alto si distinguono perfettamente le mura, le madrase, le cupole turchesi, il Kalta Minor e l’intero labirinto di vicoli della città vecchia.

La mattinata prosegue poi con una visita agli ambienti legati al palazzo Kuhna Ark e alla zona degli scavi e delle ricerche storiche. Qui Khiva cambia ancora volto: non solo mura, minareti e panorami, ma anche interni sorprendenti, ricchissimi di decorazioni e colori. Il turchese domina le pareti, insieme alle maioliche e ai motivi geometrici tipici dell’architettura centroasiatica. È una parte della visita che permette di entrare più a fondo nell’estetica di Khiva, fatta di contrasti fortissimi tra l’esterno color sabbia della città e gli interni luminosi, quasi ipnotici, dei suoi palazzi. Il nostro 2° giorno di viaggio a Khiva qui in Uzbekistan termina con l’ennesimo pranzo tradizionale fatto di insalata fresca e lagman! Da qui torniamo in albergo dove rimaniamo a prendere un po’ di fresco fino a sera ed iniziamo a preparare le valigie perchè domani all’alba, si riparte, ovviamente in treno!

Viaggio in Uzbekistan: Khiva-Bukhara

Sveglia alle 5 e alle 6 in punto siamo pronti sul transfer verso Urgench (sempre perchè la stazione di Khiva è in restauro). Qui ad attenderci c’è un nuovissimo treno uzbeko non sovietico come quello precedente su cui abbiamo trascorso la notte. L’estetica è davvero affascinante, sembra quasi lo Shinkansen dell’Asia Centrale. Non ha molti vagoni ma si percepisce chiaramente la qualità delle infrastrutture uzbeke. I treni sembrano nuovissimi ma soprattutto hanno una puntualità da far invidia alla Svizzera! Ma ciò che lascia abbastanza sbalorditi è la qualità del servizio anche interno.

Ovviamente non abbiamo acquistato nulla di più del semplice biglietto del treno ma con gran sorpresa, vediamo consegnare dei pacchetti a tutti i passeggeri. Incredibile ma vero, ci viene consegnato il pranzo composto da panino, bibita e dolcetto. A parte, come servizi extra, è possibile acquistare caffè, frutta, spremuta fresca! Siamo già innamorati di questo treno. Ricordate solo di prenotarlo in anticipo soprattutto in periodi di alta stagione. Si chiama Jaloliddin Manguberdi. Sopresi e felici in 1h e 40 circa, eccoci giunti in questa nuova tappa del nostro viaggio in Uzbekistan: benvenuti a Bukhara.

Bukhara giorno 1: viaggio in Uzbekistan

A bordo dell’ennesimo Yandex, raggiungiamo anche in questo caso, il nostro -modesto- albergo in centro a Bukhara: Bobosh Hotel. Lasciati i bagagli, e avendo approfittato del pranzo al sacco offerto dalle ferrovie uzbeke, nel pomeriggio partiamo alla scoperta di Bukhara iniziando da alcuni punti fuori città. 

Poco fuori dal centro storico di Bukhara si trova Sitorai Mohi Khosa, la residenza estiva degli ultimi emiri della città. Il nome viene spesso tradotto come “palazzo simile alle stelle e alla luna” e già da solo anticipa bene l’atmosfera del luogo: un complesso elegante, scenografico e profondamente diverso dalle madrase e dai minareti del centro antico. Il palazzo è un curioso incontro tra Oriente ed Occidente: da una parte decorazioni tradizionali, intagli, cortili e motivi centroasiatici; dall’altra saloni di rappresentanza, specchi, lampadari e influenze russe ed europee, segno dei rapporti sempre più stretti tra l’emirato e l’Impero russo.

Dopo la visita, ci rinfreschiamo con un curioso gelato alla vaniglia dalla marca CCCP e con l’icona di Yuri Gagarin nell’incarto!

Mercato tradizionale e sovietico a Bukhara

Dopo la visita alla residenza estiva e un rapido passaggio al mercato tradizionale non troppo distante da lì, torniamo verso il centro. Tra le tappe più particolari di Bukhara c’è senza dubbio Chor Minor, conosciuto anche come Char Minor, un piccolo edificio nascosto tra le stradine della città vecchia e completamente diverso dai grandi complessi monumentali visti finora. Il nome significa letteralmente “quattro minareti”, anche se in realtà le sue torri non avevano la funzione classica dei minareti da cui chiamare alla preghiera.

La struttura venne costruita all’inizio dell’Ottocento, nel 1807, per volontà di Khalif Niyazkul, un ricco mercante di origine turkmena. Quello che vediamo oggi era probabilmente il portale d’ingresso di una madrasa più ampia, ormai scomparsa, ma proprio questa dimensione raccolta rende Chor Minor così affascinante. Non è imponente come il Kalon, non domina la città e non cerca di impressionare con le dimensioni: colpisce invece per la sua forma insolita, quasi fiabesca.

Ma la vera sorpresa è il mercatino quasi interamente sovietico che si trova esattamente di fronte a Chor Minor. Qui è possibile trovare cimeli di ogni tipologia. Da teste o piccoli busti di Lenin e Stalin, bandiere rosse con falce e martello, spille e francobolli. Ma anche documenti tipo passaporti o libretto dei trasporti. Ovviamente non abbiamo potuto esimerci dall’acquistare alcuni souvenir!

Abbandoniamo ora un po’ di tradizione sovietica e ci prepariamo alla cena. Niente cibo tipico però perché dopo diversi giorni in viaggio qui in Uzbekistan il bisogno chiama. Quel bisogno si chiama pizza! Abbiamo così ordinato un antipasto a base di babaganoush e pane uzbeko caldo. A seguire 2 pizze margherita davvero buone e per concludere ovviamente caffè! Questa splendida giornata non poteva concludersi meglio di così!

Viaggio in Uzbekistan: Bukhara giorno 2

ll nostro secondo giorno a Bukhara è cominciato dal Lyabi-Hauz, uno dei luoghi più animati e riconoscibili del centro storico. Qui si trova la celebre statua di Khoja Nasreddin, il saggio burlone protagonista di moltissimi racconti popolari dell’Asia centrale, raffigurato in sella al suo inseparabile asinello. Secondo la tradizione locale, toccare la statua o salire sull’asino porterebbe fortuna e allegria. Proprio di fronte sorge la Madrasa Nodir Devonbegi, costruita nel XVII secolo e particolarmente insolita per un edificio religioso islamico: sulla facciata compaiono infatti figure animali e un sole dal volto umano.

Dal centro abbiamo quindi chiamato uno Yandex per raggiungere una delle antiche porte d’ingresso di Bukhara e proseguire verso il Parco dei Samanidi, sistemato durante il periodo sovietico e ancora oggi caratterizzato da giostre e attrazioni dall’aspetto decisamente retrò. In mezzo al verde appare improvvisamente il Mausoleo di Ismail Samani, uno dei più antichi capolavori dell’architettura islamica dell’Asia centrale. Colpisce per gli elaborati intrecci geometrici ottenuti disponendo lo stesso materiale in decine di modi differenti.

Il monumento è arrivato fino a noi in condizioni sorprendenti: secondo la ricostruzione più diffusa, all’epoca del saccheggio di Bukhara da parte delle truppe di Gengis Khan nel 1220 si trovava già sepolto sotto strati di fango e sabbia. Fu proprio questa copertura involontaria a nasconderlo agli invasori e a salvare uno degli edifici più preziosi dell’intera città. Anche se la nostra guida di Bukhara ci ha detto che, trovandosi a ridosso di un cimitero, il temibile Gengis Khan abbia preferito non toccare nulla.

Cosa vedere a Bukhara in 48 ore

Usciti dal Parco dei Samanidi abbiamo raggiunto la Moschea Bolo Hauz, costruita nel 1712 di fronte alla cittadella e ancora oggi utilizzata come moschea comunitaria. Il suo elemento più spettacolare è il grande iwan, il portico destinato alla preghiera estiva, sorretto da venti sottili colonne in legno intagliato e dipinto. La loro immagine riflessa nell’antico bacino d’acqua che precede l’edificio ha dato origine al soprannome di “Moschea delle quaranta colonne”. Anche l’interno merita una visita per i soffitti lignei, i motivi geometrici e le decorazioni policrome, testimonianza della raffinatezza raggiunta dagli artigiani di Bukhara.

Pochi passi più avanti si innalza l’Ark di Bukhara, la grande cittadella fortificata che domina l’antico Registan, la vasta piazza pubblica e commerciale della città. Per secoli l’Ark non fu soltanto una fortezza, ma una vera città nella città: tra le sue mura vivevano gli emiri con la corte, i funzionari, i soldati e la servitù. Oggi gli ambienti restaurati ospitano diversi musei che raccontano la storia dei sovrani di Bukhara fino alla caduta dell’ultimo emirato, avvenuta nel 1920 con l’arrivo dell’Armata Rossa e l’instaurazione del potere bolscevico.

Uno dei punti più suggestivi dell’Ark è la terrazza panoramica, dalla quale lo sguardo abbraccia i tetti, le cupole e i minareti di Bukhara: un affaccio particolarmente scenografico al tramonto, quando la città assume le tonalità dorate del deserto.

Cosa mangiare in un viaggio in Uzbekistan

Dal momento che il biglietto dell’Ark acquistato durante la nostra visita rimaneva valido per l’intera giornata e consentiva di uscire e rientrare senza costi aggiuntivi, abbiamo deciso di rimandare il panorama al tramonto. Si era ormai fatta ora di pranzo e ci siamo fermati per recuperare le energie con un piatto di pelmeni, i tradizionali ravioli ripieni diffusi in tutta l’area ex sovietica, e l’immancabile plov uzbeko. Una limonata ghiacciata per affrontare i soliti 42° di Bukhara e ci siamo rimessi subito in marcia.

La tappa successiva è stata la monumentale piazza del Po-i-Kalyan, probabilmente uno degli scorci più spettacolari dell’intero Uzbekistan. Il nome significa letteralmente “ai piedi del Grande” e si riferisce al poderoso Minareto Kalyan, che domina il centro storico della città. Sul lato della piazza si apre la Moschea Kalyan, ovvero la “Grande Moschea”, uno dei più importanti edifici religiosi dell’Asia centrale. Attraversato il portale si entra in un vastissimo cortile rettangolare circondato da gallerie, colonne e ben 288 piccole cupole. In fondo si innalza il grande iwan decorato, sormontato da una cupola rivestita di maioliche azzurre che emerge sopra i tetti della città. 

Le dimensioni monumentali dell’edificio ricordano la Moschea Bibi-Khanym di Samarcanda -che poi vedremo più avanti- e riflettono l’ambizione dei governanti dell’epoca di trasformare Bukhara in una nuova capitale politica e religiosa. Accanto alla moschea svetta il Minareto Kalyan, costruito nel 1127 e alto circa 46 metri. Fu l’unico elemento dell’antico complesso a sopravvivere alla conquista di Bukhara da parte di Gengis Khan nel 1220. Secondo la leggenda, il condottiero mongolo sollevò lo sguardo per osservarne la sommità e il suo elmo cadde a terra, costringendolo a chinarsi per raccoglierlo. «Non mi sono mai inchinato davanti a nessuno, ma questo minareto merita un inchino», avrebbe dichiarato, ordinando ai suoi uomini di risparmiarlo. Storia o leggenda, il risultato è che il Minareto Kalyan domina Bukhara da quasi novecento anni ed è ancora oggi il simbolo più riconoscibile della città.

Organizzare un viaggio in Uzbekistan

Il nostro itinerario nel centro storico si è concluso davanti alla particolare Moschea Maghoki Attori, uno degli edifici religiosi più antichi di Bukhara. Il suo nome può essere tradotto approssimativamente come “moschea nella fossa dei profumieri”: maghoki indica infatti un luogo scavato o infossato, mentre attori richiama i mercanti di spezie, erbe aromatiche e profumi che un tempo lavoravano nel vicino bazar.

La posizione ribassata dell’edificio racconta perfettamente la stratificazione millenaria di Bukhara. Con il passare dei secoli il livello delle strade circostanti continuò ad alzarsi, facendo apparire la moschea sempre più sprofondata nel terreno. Per molto tempo rimase visibile soltanto la sua parte superiore; gli scavi condotti nel Novecento riportarono alla luce il livello inferiore e lo splendido portale medievale. La struttura attuale conserva elementi risalenti soprattutto al XII secolo e alla ricostruzione del XVI, ma le sue origini sarebbero ancora più antiche e legate a un precedente luogo di culto zoroastriano.

Ormai completamente fradici di sudore dopo un’intera giornata trascorsa a camminare sotto i 42 °C di Bukhara, siamo tornati in albergo per una doccia e qualche ora di riposo. Al tramonto siamo quindi rientrati nell’Ark, sfruttando la validità giornaliera del biglietto, per raggiungere nuovamente la terrazza panoramica. Da lassù abbiamo osservato la città cambiare lentamente colore: i mattoni si sono accesi di sfumature dorate, mentre cupole e minareti cominciavano a emergere contro il cielo della sera.

Abbiamo concluso la giornata in un ottimo ristorante del centro, con il tradizionale pane uzbeko, l’Olivier salad – l’insalata russa diffusissima in tutta l’area ex sovietica – e un abbondante piatto di carne. Dopo una delle giornate più intense del viaggio, non resta che rientrare in albergo e prepararci alla nuova destinazione che ci attende l’indomani.

Da Bukhara a Samarcanda

Nuovo giorno e nuova destinazione: lasciamo Bukhara e raggiungiamo la stazione, dove l’ennesimo super treno uzbeko ci coccola tra spuntini, caffè e perfino il gelato fino al nostro arrivo a Samarcanda. Dopo un rapido check-in all’Hotel Shahristan, situato a circa un chilometro dalla celebre piazza Registan, pranziamo nei dintorni e ci concediamo qualche ora di riposo, evitando le ore più calde della giornata. Samarcanda, però, si rivela subito decisamente più accogliente anche dal punto di vista climatico: trovandosi a quasi 800 metri sul livello del mare, l’afa è molto meno opprimente e le temperature risultano inferiori di circa cinque o sei gradi rispetto a quelle affrontate nei giorni precedenti tra Khiva e Bukhara. Alle 18, però, ci aspetta un appuntamento davvero speciale: dopo diversi giorni in Uzbekistan, è finalmente arrivato il momento di entrare in un forno tradizionale e imparare a preparare con le nostre mani lo squisito pane uzbeko.

Tour guidato Uzbekistan: fare il pane!

Poco fuori il centro città di Samarcanda abbiamo potuto comprendere ogni fase della preparazione del Non, il nome specifico del pane uzbeko. Questo forno produce 2000 forme di pane al giorno e lavora su 2 turni per garantire pane fresco ad ogni pasto. Infatti se avrete modo di fare un viaggio in Uzbekistan, in giro per le strade e perfino nelle stazioni dei treni, troverete sempre e solo pane fresco, caldo. I forni infatti producono e consegnano a tutte le ore, escluse alcune della notte chiaramente. E dopo aver preparato anche noi il nostro pane e dopo averlo cotto come da tradizione nei forni attaccandolo alle pareti, siamo finalmente pronti a scoprire anche la città di Samarcanda. 

Cosa vedere a Samarcanda in 2 giorni

Dopo il pane di ieri, il nostro vero tour di Samarcanda comincia dall’Amir Temur Maqbarasi, meglio conosciuto come Gur-e Amir, il mausoleo di Amir Temur, il condottiero che in Occidente conosciamo come Tamerlano. Come abbiamo detto anche a Tashkent, parliamo di fatto dell’eroe nazionale dell’Uzbekistan, anche se a Bukhara non lo ricordano con grande affetto. Ma questa è un’altra storia! A catturare immediatamente lo sguardo è la sua imponente cupola azzurra scanalata, diventata uno dei simboli della città.

Infatti tutte le altre cupole azzurre visibili in Uzbekistan sono solitamente lisce. Il complesso, costruito all’inizio del XV secolo, custodisce le sepolture di Tamerlano e di alcuni membri della dinastia timuride, tra cui il celebre astronomo Ulugh Beg, nonché suo nipote. Un luogo raccolto e solenne, ricoperto internamente da decorazioni dorate, che rappresenta il punto di partenza perfetto per comprendere la grandezza raggiunta da Samarcanda durante l’impero timuride. Dopo la visita a tutto il complesso, torniamo in centro a Samarcanda per vedere la piazza più famosa dell’intero paese probabilmente.

Piazza Registan: il cuore di Samarcanda

Arrivare in piazza Registan significa trovarsi davanti all’immagine più celebre di Samarcanda: tre gigantesche madrase che si guardano e sembrano quasi sfidarsi a colpi di cupole, mosaici e maioliche azzurre.

Sulla sinistra sorge la madrasa di Ulugh Beg, la più antica, costruita all’inizio del XV secolo dal sovrano e astronomo timuride e discendente di Tamerlano come già accennato. Le decorazioni geometriche e stellari richiamano proprio la sua passione per il cielo, mentre quelle che a prima vista sembrano enormi “colonne storte” sono in realtà i suoi minareti angolari, uno dei quali è ancora oggi visibilmente inclinato.

Di fronte si trova la madrasa Sher-Dor, riconoscibile per i sorprendenti felini che inseguono dei cervi e per i soli con sembianze umane raffigurati sulla facciata: immagini piuttosto insolite per l’architettura religiosa islamica.

A chiudere la piazza al centro è la madrasa Tilla-Kari, il cui nome significa “ricoperta d’oro”, famosa soprattutto per la spettacolare moschea interna decorata con una quantità impressionante di dorature.

Superati i monumentali portali, ogni madrasa rivela un grande cortile interno circondato da due livelli di archi e dalle antiche hujra, le piccole stanze nelle quali vivevano e studiavano gli allievi. Accanto alle celle si trovavano aule, sale di lettura e ambienti destinati alla preghiera; oggi molti di questi spazi ospitano botteghe artigiane, laboratori e piccoli negozi. Passeggiando tra cortili, passaggi, scalinate e stanze ricoperte di mosaici si comprende così che il Registan non era soltanto una piazza monumentale, ma un vero centro culturale e religioso pulsante nel cuore della Via della Seta. Nonostante l’abbondanza di turisti, questo punto è molto affascinante da vedere. Ma per questo abbiamo prenotato un’esperienza alquanto particolare per domani all’alba, quindi proseguiamo pure!

Ma come sempre ci piace mangiare quindi è tempo di una sosta tradizionale a base di manthi in versione carne e zucca e plov!

Cosa vedere a Samarcanda in 2 giorni

Dopo pranzo, proseguiamo raggiungendo la monumentale moschea di Bibi-Khanym, fatta costruire da Amir Timur dopo la sua campagna militare in India con l’obiettivo di creare una delle moschee più grandi e spettacolari del mondo islamico. Le dimensioni sono ancora oggi impressionanti: un gigantesco portale introduce in un cortile dominato dalle cupole turchesi e da un enorme leggio di marmo anticamente destinato a sostenere il Corano.

La storia della moschea si mescola però con una delle leggende più romantiche e tragiche di Samarcanda. Si racconta che Bibi-Khanym volesse completare l’edificio prima del ritorno di Tamerlano, ma che l’architetto incaricato dei lavori si fosse perdutamente innamorato di lei. Per terminare la costruzione in tempo avrebbe posto una condizione: ricevere un bacio dalla regina. Bibi-Khanym avrebbe infine accettato, ma il bacio fu così ardente da lasciare un segno sul suo volto. Al suo ritorno Amir Timur lo notò e, accecato dalla gelosia, ordinò di punire l’architetto. Alcune versioni raccontano che venne ucciso, altre che riuscì a fuggire volando via da un minareto con delle ali costruite da lui stesso! Una leggenda affascinante, priva di conferme storiche chiaramente, che continua ad avvolgere la moschea nel mistero. 

Tour guidato di Samarcanda: la necropoli

Prima di raggiungere Shohi Zinda superiamo il mausoleo di Islam Karimov, costruito accanto alla storica moschea Hazrat Khizr, in posizione panoramica sulla città. Karimov fu il primo presidente dell’Uzbekistan indipendente, guidando il Paese dal 1991 fino alla sua morte nel 2016. Anche se era già la figura di riferimento a partire dal 1989, negli ultimi anni di vita dell’URSS. Figura centrale ma anche controversa della storia uzbeka contemporanea, riposa oggi in un monumento riccamente decorato, diventato un importante luogo di memoria nazionale. Infatti se noi siamo soliti vedere pregare nelle chiese Dio o figure solitamente sacre, in Uzbekistan vedrete fedeli pregare vecchi khan e presidenti come nel caso di Karimov.

Poco più avanti raggiungiamo lo Shohi Zinda, uno dei luoghi più affascinanti e fotogenici di Samarcanda. Anche se parliamo di un luogo paragonabile ad un cimitero per esponenti molto importanti del paese. Superata una lunga scalinata, ci ritroviamo in uno stretto corridoio fiancheggiato da mausolei ricoperti di mosaici, maioliche e sfumature che spaziano dal blu intenso al turchese. Il complesso si è sviluppato nel corso di diversi secoli, ma molti degli edifici più spettacolari risalgono al XIV e XV secolo e custodiscono le sepolture di membri della famiglia di Amir Timur, principesse, nobili e importanti personalità dell’epoca timuride.

Ci prendiamo un po’ di tempo qui per visitare il luogo con i vari mausolei. È un luogo davvero magico per qualche foto ma anche qui faremo ritorno domani mattina poco dopo l’alba. La nostra giornata termina qui, stanchi ma soddisfatti!

Viaggio in Uzbekistan: ultimo giorno

Dopo qualche ora di riposo, poche a dire il vero, la sveglia suona alle 4 di mattina oggi. Giusto qualche minuto per riprendersi dal trauma e una corsa in Yandex come ormai di consueto, ci riporta in piazza Registan. Sono ormai le 5, è ancora abbastanza buio e quasi fresco. Sembra un sogno a ripensare a tutto questo viaggio in Uzbekistan. In ogni caso siamo venuti qui per venire alla scoperta dell’Uzbekistan attraverso le sue tradizioni, la sua cultura legata anche ad usi e costumi.

Siamo venuti qui a quest’ora perchè abbiamo organizzato un tipico shooting fotografico per gli sposi uzbeki, con tanto di abiti tradizionali e pose tipiche! Tutto questo è stato possibile coinvolgendo una piccola attività locale che noleggia abiti tradizionali per lui e per lei con fotografo incluso. Abbiamo inoltre dovuto pagare i permessi per accedere a piazza Registan prima dell’orario di apertura e per motivi “professionali”. Esperienza super divertente e consigliata per godersi completamente da soli un luogo così bello e ricco di storia.

A seguire, senza abiti tradizionali stavolta, ma almeno vestiti decentemente e con pochissime persone, siamo tornati nella necropoli già vista ieri per qualche altro scatto prima di salutare Samarcanda e l’Uzbekistan. Il nostro viaggio in questo paese termina qui. Ora non ci resta l’ultimo favoloso treno da Samarcanda a Tashkent dopodiché abbiamo un nuovo viaggio da affrontare. Andiamo alla scoperta della Corea del Sud ma non solo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like