Nuovo viaggio in un nuovo paese per noi: benvenuti in Bielorussia! O quasi almeno. Primo volo da Bergamo a Varsavia e a distanza di pochi mesi eccoci qui di nuovo in Polonia. Solo la scorsa estate eravamo partiti da Danzica per fare qualcosa di simile. In quel caso avevamo pianificato un lungo itinerario di viaggio nei Paesi Baltici: Lituania, Lettonia ed Estonia, ma passando da Kaliningrad in Russia subito dopo Danzica. Stavolta il piano è qualcosa di simile. Partire da Varsavia, raggiungere in treno il confine orientale tra Polonia e Bielorussia per iniziare questa nuova avventura da Brest. Ma andiamo con ordine.
Cosa serve per un viaggio in Bielorussia nel 2026
Avevamo già pianificato questo viaggio qualche mese fa, ad ottobre 2025, quando a causa di tensioni crescenti e con notizie di fantomatici droni russi caduti o abbattuti in Polonia, i confini sono stati momentaneamente chiusi con conseguenti viaggi sospesi. E quindi eccoci qui a ritentare, in pieno inverno. All’arrivo a Varsavia il termometro nonostante il sole segna -6º ma percepiti -10º. Le previsioni per Minsk parlano di minime fino a -25º. Ci penseremo. Oggi facciamo due passi in centro a Varsavia dove eravamo stati per un capodanno di diversi anni fa con Elisa. Ma non faceva così freddo e non c’era nemmeno la neve! In previsione della Bielorussia, iniziamo ad entrare un po’ nel vivo del viaggio iniziando la visita da un cimitero sovietico, cosa strana anche solo a dirsi in questo periodo storico, in Polonia!

Il Cmentarz-Mauzoleum Żołnierzy Radzieckich è il principale luogo di memoria dedicato ai soldati dell’Armata Rossa caduti a Varsavia. Qui riposano oltre 21.000 militari sovietici, morti tra il 1944 e il 1945 durante l’avanzata finale contro la Germania nazista. Vederlo ricoperto da una coltre bianca di neve ma con una giornata così limpida è già un regalo. Tra le tombe spicca l’obelisco con la stella rossa in alto. Uno dei pochi monumenti che ancora resistono dopo il 2022. Da qui ci spostiamo poi in centro dopo aver però lasciato i bagagli nel nostro ostello, stavolta viaggio assolutamente a basso costo!

Ultime ore a Varsavia: entrare in Bielorussia
A questo punto è arrivato decisamente l’ora di concederci un tipico pranzo in mensa: Prasowy. Piatti semplici della tradizione, porzioni abbondanti a soli 9€ totali. Dopo esserci riscaldati, ultime ore di luce per ammirare un simbolo già in parte visto proprio nel viaggio nei Baltici. Ecco a voi la “torta di Stalin” ma di Varsavia dopo aver visto l’analogo anche a Riga. Ci sono un po’ di differenze però.
Entrambi non sono altro che i Palazzi della Cultura e della Scienza. Nella versione di Varsavia però, costruito negli anni ’50 come dono dell’URSS, questo imponente edificio in stile real-socialista è percepito come un simbolo dell’imposizione sovietica, spingendo nel 1999 a proposte per “occidentalizzarlo” con un orologio stile Big Ben che si staglia in alto. Nella versione di Riga possiamo invece ammirare ancora innumerevoli falce e martello! Ma ora è tempo di un po’ di riposo in ostello, cena a base di tipici Pierogi e siamo pronti per il nuovo giorno!

Itinerario di viaggio in Bielorussia giorno 1
Il nostro primo giorno effettivo di viaggio per la Bielorussia inizia con una sveglia presto da Varsavia, un transfer in Yandex verso la stazione e da qui ad attenderci c’è il nostro treno con destinazione finale Terespol. Da non confondere con la sovietica capitale dello stato non riconosciuto della Transnistria, Tiraspol! In 2 ore circa e sotto una bufera di neve, raggiungiamo Teraspol proprio a confine con la Bielorussia. Appena scesi dal treno veniamo “accolti” da un gruppo di militari polacchi -chiaramente- che ci chiedono i passaporti, senza un reale motivo.
Superato il check, ci spostiamo fuori dalla stazione perchè qui ad attenderci c’è un bus che ci porterà al confine vero e proprio. Controlli in uscita dalla Polonia superati agevolmente e siamo dentro alla frontiera della Bielorussia. Qui scendiamo e ci mettiamo in fila per i controlli passaporto. Come sempre il nostro problema (mio in realtà, Elisa è pulita!) sono quei 4 timbri Ucraini del 2021 per il viaggio a Chernobyl ma soprattutto i timbri del viaggio nel 2023, più complessi da giustificare.
Le reazioni a differenza di quanto vissuto a Kaliningrad sono state però molto differenti. Hanno apposto il timbro di entrata subito sul passaporto ma trattenendolo per ulteriori domande. E qui siamo finiti nel consueto stanzino delle “torture” che però come detto, si è rivelato ben più amico di pochi mesi fa. Forse complici i timbri russi di Kaliningrad o semplicemente controlli meno rigidi di quanto -ovviamente- non siano sul lato di chi è direttamente coinvolto nell’attuale conflitto con l’Ucraina.
Di fatto però, dopo 30 minuti circa, siamo ufficialmente tornati in possesso del nostro passaporto e con un nuovo quanto prestigioso e forse raro timbro: benvenuti in viaggio in Bielorussia. O meglio, nella repubblica di Belarus come sarebbe più corretto chiamare il paese dopo il 1991. Smaltiti i controlli, l’autobus che ci ha accompagnato da Terespol termina la sua corsa a Brest, prima tappa effettiva per noi in Belarus dove dormiremo questa notte.

Cosa vedere in un viaggio in Bielorussia: Brest
Come prima cosa all’arrivo in stazione a Brest andiamo a fare un cambio moneta, da euro a rubli bielorussi. In questo momento in cui scriviamo il cambio è di circa 3,3 rispetto all’euro. Rapido pranzo in stazione coccolati dal banchetto Пицца (Pizza) e siamo pronti a proseguire. Nella stazione di Brest è possibile anche fare una sim fisica, noi come sempre, sebbene un po’ più costosa, abbiamo optato per una più rapida soluzione esim. In questo caso come successo in Russia, abbiamo scelto Holafly.
Di solito utilizziamo Saily ma a causa delle sanzioni sempre legate al conflitto, Russia e Bielorussia non sono paesi disponibili con Saily. Questo si ripercuote anche nei pagamenti con carta. Molte carte non funzionano qui ma è meno restrittivo di quanto visto in Russia. Qualche carta, ad esempio Postepay, ha funzionato. Trade Republic, Revolut o altre carte di banche come Mediolanum o Intesa su circuiti VISA e MasterCard no.

Viaggio in Bielorussia: la fortezza di Brest
Smaltite le pratiche burocratiche in stazione a Brest con un nuovo rapido transfer in Yandex ci spostiamo nell’albergo che ci ospiterà per la notte. Albergo Inturist, un’icona non solo della Bielorussia ma dell’intera ex Unione Sovietica. Infatti Интурист era l’unica agenzia accreditata nell’Unione Sovietica a partire dal 1929 che permetteva ai turisti di poter prenotare un viaggio e un soggiorno in uno dei paesi membri URSS. Oggi il nostro albergo ha un’immagine rimodernata almeno in parte ma ci sembrava suggestivo per un viaggio di questo genere, passare una notte proprio qui. Lasciati i bagagli, ennesimo Yandex per raggiungere finalmente la famosa fortezza di Brest.

Fortezza di Brest: non solo Minsk in Bielorussia
Il clima è sempre più rigido e sono solo le 3 del pomeriggio. Il termometro segna -6º precisando che i percepiti sono -11º. Nevica allegramente ma la tappa di Brest e in particolare della sua fortezza ci impone serietà e rispetto. Se per un viaggio in Bielorussia il primo pensiero corre alla sua capitale Minsk, che certamente visiteremo, la tappa di Brest è assolutamente imperdibile. La fortezza di Brest infatti ricorda quel 22 giugno 1941 quando i nazisti invasero questi territori con l’operazione Barbarossa.
Le truppe sovietiche così come le famiglie, vennero colte alla sprovvista tanto che la Germania nazista contava di poter conquistare Brest in poche ore. L’armata rossa invece qui resistette fino alla fine di giugno quando sotto assedio e senza provviste morirono da eroi difendendo con ogni loro sforzo la patria. Brest è una delle 12 città eroine dell’URSS e qui all’interno della fortezza, vengono ricordate tutte. Da Mosca a Leningrado (San Pietroburgo), da Odessa a Kiev.

Prima dell’ingresso, c’è il lungo viale che porta all’ingresso effettivo dove in un blocco enorme di cemento è stata ricavata la stella del comunismo. Qui ci sono subito targhe commemorative, fiori e suoni che riproducono quella battaglia e quegli attimi durati giorni, drammaticamente. Varcato l’ingresso si intravede sullo sfondo il monumento principale di questo luogo: il militare anonimo. Una rappresentazione che ricorda in maniera collettiva quelle circa 8000 persone morte qui. Realizzato in pieno stile brutalista, si vede subito da lontano, è gigante e riproduce uno sguardo arrabbiato, combattivo, stanco e concentrato. Quello sguardo non vi lascerà indifferenti, vi seguirà durante la visita, sembra vero, penetrante, così come il freddo. Sul lato si vedono falce e martello.
Sul retro invece, ci sono rappresentazioni che ricordano quei momenti. Davanti al monumento la fiamma eterna che brucia con le 12 città eroine ricordate una ad una. Facciamo due passi all’interno della fortezza di Brest. Possiamo vedere anche uno degli storici ingressi che fanno parte della memoria storica. Sì vedono i buchi da un lato e dall’altro dell’ingresso dell’artiglieria. In giro per la fortezza è possibile vedere anche alcuni reperti militari: da carri armati a cannoni fino a sistemi minori. All’interno del sito vedrete anche un altro uomo che ha uno sguardo sofferente e che sta provando a resistere con tutte le forze con la mano protratta in avanti. Il nostro tempo qui è terminato, acquistiamo qualche souvenir nei baracchini del parcheggio adiacente la fortezza e ci spostiamo in centro a Brest.

Cosa vedere a Brest: tour sovietico
Dopo l’ennesima corsa economica con Yandex, ci riscaldiamo un po’ nel bar in centro: Paragraph. Caffè e si riparte. Ci siamo fermati in questo bar perchè a pochi passi c’è il palazzo dello sport e possiamo ammirare degli splendidi mosaici sovietici sulla facciata esterna. A dire il vero non trovando particolari problemi ed essendo in orario di apertura, abbiamo fatto un giro anche all’interno indisturbatamente. Ci spostiamo poi da qui ancora una volta con Yandex verso Brest Electromechanical. Un complesso di ex fabbriche sovietiche che hanno la particolarità nelle 3 facciate principali. Vediamo infatti degli splendidi quanto enormi mosaici di epoca sovietica. La fabbrica non era solo un luogo di lavoro. Era uno spazio identitario. E si può vedere attraverso questi mosaici monumentali ancora oggi. Resistenza, vittoria, corsa allo spazio, l’amicizia con Mosca. Tutti temi ancora attuali.
Dopo il 1991 molti paesi ex sovietici hanno privatizzato massicciamente. In Belarus no. Gran parte dell’industria è rimasta sotto controllo statale. Questo ha creato: stabilità occupazionale, continuità produttiva e problemi minori per certi versi rispetto ad altri paesi. Ma anche: dipendenza da Mosca, economia meno diversificata, scarsa apertura al mercato globale. Non sarà un caso che la Bielorussia per molti è lo stato più chiuso d’Europa o l’ultima dittatura in Europa. Questo perchè il suo presidente Lukashenko è in carica dal lontano 1994 con elezioni vinte nel corso degli anni con una maggioranza così alta, da renderle poco credibili. O almeno questo è quanto l’occidente dichiara e come una parte di popolo Bielorusso sostiene attraverso manifestazioni “colorate” degli ultimi anni. Proteste che hanno portato a migliaia di arresti, stando alla cronaca. Ma torniamo a Brest.

Ultime ore a Brest prima del viaggio a Minsk
Ultime ore in centro, breve momento di riposo in albergo prima della cena. Per stasera la nostra tappa finale è lo spettacolare ristorante Gagarin non troppo distante dalla nostra struttura. Il nome dice già tutto ma entrando dentro si fa un salto nel passato. Vecchi film, un enorme parete che raffigura il tipico faccione del cosmonauta con il casco CCCP e anche articoli di giornale sulle pareti. Per non parlare del menù!
E come non ricordare la sua celebre frase letta nel monumento a lui dedicato in Kirghizistan: “da quassù la terra è meravigliosa, senza confini né barriere”. Per cena ordino l’immancabile Olivier Salad (il vero nome dell’insalata russa) e a seguire piatto unico con pollo e verdure. La serata potrebbe terminare qui ma ci rimane un’ultima cosa da fare a Brest: dare un saluto alla statua di Lenin nel centro di Piazza Lenin. Ora possiamo davvero salutarci con Brest, è stata una splendida giornata è un ottimo inizio di viaggio in Bielorussia.

Viaggio in Bielorussia: verso Minsk in treno
La prima sveglia in Bielorussia suona quando fuori è ancora buio pesto e il termometro segna temperature polari. Nevica. Lasciamo l’albergo e raggiungiamo la stazione: destinazione Minsk, ma con una deviazione fondamentale lungo il percorso. Dopo circa 2 ore e 30 di treno, scendiamo a Baranoviči, snodo ferroviario strategico del Paese. Da qui chiamiamo un taxi tramite Yandex e in circa un’ora di strada innevata raggiungiamo uno dei simboli storici più importanti del Paese: il Castello di Nesvizh.
Viaggio in Bielorussia: i castelli di Nesvizh e Mir
Il Palazzo e complesso dei Radziwiłł di Nesvizh, patrimonio UNESCO, non è solo un castello: è il cuore politico e culturale di una delle famiglie più potenti del Granducato di Lituania e della Confederazione Polacco-Lituana. Costruito nel XVI secolo e rimaneggiato nei secoli successivi, unisce elementi rinascimentali, barocchi e neoclassici. All’interno si visitano le sale restaurate con arredi d’epoca, la Galleria dei Ritratti dei Radziwiłł, i saloni di rappresentanza e la cappella familiare. All’esterno, i giardini geometrici e il fossato ghiacciato in inverno aggiungono un fascino quasi irreale al complesso. A pochi passi si trova anche la Chiesa del Corpus Domini, una delle prime chiese barocche dell’Europa orientale, che custodisce la cripta dei Radziwiłł: un luogo austero, silenzioso, profondamente legato alla storia del territorio.

Il nostro taxi ci aspetta e ripartiamo verso un altro gigante medievale: in appena 25 minuti raggiungiamo il Castello di Mir, forse il più iconico della Bielorussia. Anche questo sito UNESCO, costruito tra XV e XVI secolo, colpisce per la sua struttura compatta e le torri angolari in mattoni rossi che si riflettono nel lago antistante. Mir è un perfetto esempio di architettura gotico-rinascimentale con influenze difensive tipiche dell’Europa orientale. All’interno si possono esplorare le torri, le mura, le sale ricostruite e le esposizioni dedicate alla vita nobiliare e militare, oltre a godere di una vista panoramica dalle fortificazioni. È un luogo che racconta invasioni, assedi, dominazioni e ricostruzioni, specchio della storia complessa di questa terra di confine.
Dopo aver chiuso il cerchio tra due dei castelli più importanti del Paese, torniamo in stazione. Ci aspettano altre 2 ore di treno verso Minsk, mentre fuori scorre un paesaggio invernale fatto di foreste gelate e villaggi sospesi nel tempo. Una giornata intensa, logistica quasi militare, ma che dimostra quanto sia possibile – anche in pieno inverno – costruire un itinerario di viaggio efficiente tra le grandi icone storiche della Bielorussia. Arrivati alla stazione di Minsk, ci spostiamo nella super sovietica metro che con qualche tappa ci conduce nei pressi del nostro Urban Hostel.

Cosa vedere a Minsk in 24 ore: viaggio in Bielorussia
Dopo il rapido assaggio di Minsk nella serata di ieri con la metro, siamo finalmente pronti a continuare in maniera ufficiale il nostro viaggio nella capitale della Bielorussia. Colazione in ostello e partiamo. Vediamo cosa ha da offrire Minsk in un giorno di visita soprattutto rimanendo nella zona del centro. Infatti domani saremo ancora a Minsk ma andremo nelle zone un po’ più lontane. Questo tour di Minsk per noi inizia in maniera un po’ insolita forse per gli standard di quei pochi turisti che decidono di fare un viaggio qui ma ha molto senso.
Infatti parliamo del museo “Zair Azgur Memorial Studio“. Zair Azgur è stato praticamente lo scultore ufficiale dell’Unione Sovietica. Il museo di Minsk è il suo vecchio laboratorio dove qui ha creato oltre 1.000 opere, inclusi busti di eroi di guerra e monumenti. Da fuori il museo sembra piccolino e di fatto lo è anche ma entrando, si rimane letteralmente a bocca aperta. Wow! Esclamano involontariamente le nostre labbra! Non potrete dire altro salendo le scale che portano al secondo piano.

Al piano superiore infatti, c’è una stanza gigantesca, soprattutto in altezza, con 5 scaffalature piene zeppe di statue, busti e teste. Lenin, Stalin e perfino Togliatti! Pare che in totale ci siano esposte qui 434 opere! E se come noi avete viaggiato in altri paesi della ex Unione Sovietica saprete bene la rilevanza e il valore storico e morale di opere di questo genere. Ecco perchè il nostro tour di Minsk parte da qui.

Tour di Minsk: la capitale della Bielorussia
Usciti dal museo ci avviciniamo alla stazione dei bus. Con 1 rublo bielorusso (circa 30 centesimi di euro) ci spostiamo in metro. Le corse in metro costano sempre 1 rublo e vi verrà rilasciato un caro vecchio gettone! Le fermate della metro di Minsk valgono da sole questo viaggio in Bielorussia. La fermata Lenin (Ленина) è un capolavoro assoluto. C’è un mappamondo gigantesco tra i due binari che riporta la falce e il martello e c’è anche un faccione di Lenin con il naso usurato, pare sia associato a qualche strana fortuna toccarlo. La particolarità della metro a Minsk così come in altre zone della capitale e in generale anche del paese, è vedere alcuni nomi o certe frasi riportati in doppia lingua: russo e bielorusso. Nella metro li troverete sempre nella doppia versione. Imperdibile anche la fermata di Piazza della Vittoria (Площадь Победы). Ci arriveremo.
Ma Minsk significa capire e vivere un po’ l’enorme storia dell’URSS che si riversa anche in parte nell’attualità, attraverso i tanti, tantissimi mosaici. Sopra i palazzi, come quello sopra il Ministero dell’Energia ad esempio. Enorme e bellissimo! Ma anche quelli all’ingresso di alcune fermate della metro. Immancabili falce e martello e il CCCP. Così come rappresentazioni varie della Grande Guerra Patriottica, la Seconda Guerra Mondiale come viene chiamata nei territori sovietici. A questo punto ci è venuta fame vista l’ora: sono le 13. E in quale altro posto saremmo potuti mai andare a pranzo a Minsk?

Brutalismo e contraddizioni di un paese soggetto a sanzioni
Diciamolo subito: non puoi dire di essere stato davvero a Minsk se non ti fermi al KFC più famoso della città e forse anche dell’intero mondo! In un momento storico in cui il paese è soggetto a sanzioni e restrizioni di vario genere da parte dell’occidente per via delle operazioni speciali della Russia in Ucraina. Noi siamo qui davanti sospesi in un concentrato di stupore e incredulità. Vedere un KFC che nella parte di facciata all’ingresso riporta un’opera socialista del 1979 intitolata “Solidarietà” poichè rappresenta la solidarietà tra i lavoratori in rivolta, non ha prezzo. Fast food come questi li troviamo solitamente in centri commerciali, ai bordi delle strade ma a Minsk è un’opera d’arte!
Ci fermiamo a pranzo qui, sebbene KFC a base di pollo fritto non incontri esattamente le nostre preferenze! Singolare invece il fatto che i Mc Donald’s della Bielorussia hanno cambiato nome, esattamente come visto in Russia. Qui li troverete con logo analogo ma con il nome Mak.by. Girando per la città, anche vicino allo stesso KFC, potrete invece incontrare un Burger King rimasto al suo posto e fedele alle sue origini. Insomma il tema delle sanzioni è particolare e varia da posto a posto. Qualcuno ad esempio non vende Coca-Cola ma in giro si trova abbastanza regolarmente. È strano a tratti ma bello ed interessante anche per queste sfumature.

Chiese e palazzi di Minsk: cosa non perdere
Dopo il pit stop per il pranzo ci spostiamo di pochi passi alla Cattedrale dello Spirito Santo. Molto bella la vista della città da questo punto rialzato e non è male nemmeno la chiesa all’interno se non fosse che è in fase di ristrutturazione e una parte interna è di fatto un cantiere. Qualche altro passo e siamo nella piazza centrale, enorme e con molti palazzi brutalisti come il палац республики (Palazzo della Repubblica). Ma non sono i palazzi governativi, quelli si trovano leggermente fuori. Infatti qui non vediamo guardie o militari perché questo palazzo è utilizzato più per incontri o conferenze. Accanto a questo, troviamo il palazzo della cultura e delle unioni commerciali di chiara epoca Staliniana. Visita da fuori assolutamente suggerita in un itinerario di viaggio in Bielorussia e a Minsk.

Non troppo distante da questa piazza, ci dirigiamo al cinema Pioner per vedere alcuni mosaici dentro e fuori. Con l’occasione curiosiamo anche tra i titoli in programmazione e ci concediamo un caffè. L’altro motivo per cui siamo venuti qui è che di fronte al cinema c’è la residenza Presidenziale e infatti all’esterno vediamo diversi militari a controllo. Come dicevamo il palazzo governativo, di comando per intenderci è in una zona più esterna.
Noi ora però ci spostiamo in una delle vie principali del centro della capitale per fare un giro a центральный, lo storico mercato centrale che oggi accoglie una sorta di centro commerciale ma che conserva una parte più antica e storica. Tra una decorazione e l’altra dei soffitti, vediamo banconi pieni di dolci e prodotti tipici in generale. L’immancabile gelato, anche se fuori c’è il gelo. Ma non vogliamo soffermarci troppo qui perché ciò che ci aspetta tra poco è ben più di alto livello!
La Metro di Minsk, un’opera d’arte sovietica
Superiamo la fermata del bus Ленина (Lenin) e ci troviamo di fronte l’ufficio postale con falce e martello nella parte alta del palazzo. La bandiera che sventola orgogliosa sopra e di fronte l’hotel Minsk, solitamente l’hotel più prestigioso della città quello che ne riporta il nome del luogo. Rapido giro dentro le Poste di Minsk per curiosare un po’ e procediamo ancora un po’ più avanti perché arriva il pezzo forte.

E così eccoci in Piazza Lenin che nei paesi della ex Unione Sovietica significa sempre e solo busti o statue di Lenin. In questo caso troviamo una statua gigantesca che svetta davanti gli uffici governativi alle spalle dall’aspetto austero e brutalista. Monocromatico, linee dritte e squadrate, nessuna curva, nessun vezzo. Solo i fiocchi di neve decorano questo momento! Da qui, scendendo le scale giusto di fronte, scendiamo nella stazione metro Lenin, una delle nostre preferite in assoluto qui a a Minsk. Continuiamo quindi prendendo la prossima corsa in direzione Parco della Vittoria.
Parco della Vittoria: un angolo bellissimo di Minsk
Avevamo accennato prima dell’importanza di questa tappa ed eccoci arrivati a Площадь победы. Questo luogo nel centro di Minsk è molto importante come tappa da fare, così come abbiamo visto a Brest e come vedremo ancora nella giornata di domani. In Piazza della Vittoria la memoria viene ricordata e commemorata su due livelli. Nella parte interna della metro c’è una sorta di museo vero e proprio.
Al piano inferiore invece, quindi dentro la stazione metro, ci sono i nomi dei caduti e diverse fotografie storiche che sono lì a ricordare ancora le fasi determinanti della grande guerra patriottica che hanno portato l’URSS a vincerla. Al livello strada c’è un obelisco con rappresentazioni varie tutto intorno, falce e martello a volontà, la fiamma eterna che brucia sotto una copiosa nevicata. Ma ci sono anche le 12 città eroine viste anche il primo giorno nella fortezza di Brest. E alle spalle dell’obelisco superiore, una frase in rosso sui palazzi che recita: “l’impresa del popolo è immortale”.

È ormai quasi sera e ci spostiamo da Piazza della Vittoria al Parco della Vittoria. Come vedete la storia viene rivangata ovunque. Questo è un altro punto estremamente suggestivo da visitare durante un viaggio a Minsk e in generale in Bielorussia. Di fronte al parco, una scritta su uno dei palazzoni in led rosso recita: “gli eroi della città di Minsk”. Il parco è sopraelevato rispetto alla strada trafficata in basso. C’è anche un museo di storia sulla seconda guerra mondiale sopra il quale sventola direttamente la bandiera rossa con falce e martello! In cima al monumento una targa che ricorda i fatti accaduti.

Il testo rende omaggio al coraggio e all’eroismo dei lavoratori della città nella lotta contro l’occupazione nazista e ne sottolinea il contributo alla resistenza partigiana in Bielorussia. In occasione del 30° anniversario della liberazione, a Minsk venne conferito il titolo onorifico di Città Eroe, insieme all’Ordine di Lenin e alla Medaglia della Stella d’Oro, tra le più alte onorificenze dell’Unione Sovietica. Un riconoscimento simbolico che inserisce la capitale bielorussa tra le città-martire celebrate per la resistenza contro l’invasione tedesca. Ora siamo pronti a deliziarci con una tradizionale cena in uno di quei posti che non voltano pagina al tempo e alla modernità. Prenotiamo dal товарищ non troppo distante dal nostro ostello. La giornata si conclude con una violenta nevicata che ci mette di buon umore. Non vedevamo fiocchi così grande e con tale intensità da qualche decennio!

Viaggio a Minsk in Bielorussia: giorno 3
Secondo giorno a Minsk, terzo di viaggio in Bielorussia e oggi ci dedichiamo a scoprire qualche punto un po’ più lontano dalla capitale. Dopo le visite di ieri in centro infatti, abbiamo dei punti da non perdere in un raggio di circa 30km dal centro. Continua così il nostro viaggio in Bielorussia. Prima tappa: metro in direzione della biblioteca nazionale. Questo è un palazzo molto particolare e moderno. Inaugurata nel 2006 è un’opera fortemente voluta dal presidente Lukashenko sebbene la biblioteca nazionale di Minsk esistesse già dal 1922 ma aveva una veste differente.
La forma è quella di un rombicubottaedro e che contiene milioni di volumi e c’è anche la piattaforma panoramica in alto. Noi entriamo giusto per un caffè e scaldarci un po’ considerando i percepiti -18º di oggi. La parte bella della visita di questa zona è vedere i contrasti. Giusto di fronte la biblioteca nazionale infatti, potrete ammirare dei classici palazzoni residenziali di epoca sovietica adornati con splendidi mosaici colorati che riportano personaggi dello spazio, scritte CCCP e varie falci e martelli!

Siamo abituati a sentir parlare della Bielorussia come di un paese antico, immobile, sull’orlo del collasso. Tra dittatura ed isolamento. Eppure Minsk si offre ai suoi visitatori come una città moderna, pulita, ordinata. Questa notte è caduta molta neve ma tutto è stato ripristinato alla perfezione. Insomma sembra una città e un paese assolutamente vivibile e ben lontano dagli stereotipi occidentali. Per carità viverci sarà sicuramente diverso, ma non presenta quei tratti distopici del Turkmenistan per intenderci!
La collina della gloria: la tappa imperdibile a Minsk
Dopo la visita alla biblioteca nazionale con rispettivi palazzoni sovietici a contrasto, prendiamo un bus alla folle spesa di 2 rubli bielorussi (meno di 1€) per percorrere circa 25km fuori dalla capitale. Il nostro target per la seconda tappa di giornata è la Collina Della Gloria. Questa è una collina artificiale creata con la terra dei campi di battaglia e delle città eroi già citate, della resistenza durante la grande guerra patriottica, ovvero la seconda guerra mondiale.
Questo monumento si trova così delocalizzato rispetto al centro città perchè è proprio in quest’area che le truppe dell’armata rossa combatterono sul fronte orientale la Germania nazista per riprendersi Minsk. Questa vittoria del 1944 fu un passaggio estremamente importante per l’URSS e per la vittoria finale. Ma è uno snodo cruciale anche della storia e dell’identità della Bielorussia. Ricordiamo che la Bielorussia è stato uno dei paesi più duramente colpiti e con più perdite di vite umane durante il secondo conflitto mondiale. Sì stima un decremento del 25% dell’intera popolazione.

La Collina Della Gloria aldilà della terra per crearla, presenta un enorme obelisco in mezzo con una corona alla base che riporta scene di quei momenti drammatici e i volti dei militari tridimensionali realizzati in tipico cemento brutalista. Già dal basso spicca l’emblematica falce e martello in alto. Alla base del monumento troviamo anche le parole: “ricordiamo con orgoglio”. Dopo essere saliti fino all’obelisco, scendiamo prudentemente gli scalini ghiacciati per visitare la parte bassa sul retro. Qui in esposizione ci sono cimeli vari di guerra: carri armati, aerei, auto e furgoni dell’armata rossa. Ma il nostro tempo qui è terminato, un nuovo Yandex ci attende per la prossima tappa!

Linea Stalin: viaggio in Bielorussia fuori da Minsk
In 30 minuti circa il nostro nuovo transfer taxi ci conduce al punto di interesse della Linea Stalin. Il punto, storicamente parlando, ha un grande valore ma è stato un po’ deturpato e commercializzato e, francamente, è forse l’unico punto del nostro viaggio in questo paese che non ci sentiamo di suggerire. Infatti nonostante la guida presa per il tour, la parte di storia e dei tunnel della resistenza vengono visti velocemente mentre la parte più rilevante a cui è dedicato tempo sono armi e mezzi presenti tra spazi esterni ed hangar. Il vero problema se così possiamo dire è che qui sarà possibile anche sparare con vere armi, perfino con il carro armato (chiaramente a salve).
Noi abbiamo evitato di prendere parte a sparatorie di alcun tipo non essendo appassionati di armi in generale e visti i prezzi ragguardevoli. Però tornando al sunto: tappa prettamente turistica assolutamente evitabile. Torniamo in centro a Minsk con l’ennesimo taxi di giornata e facciamo cena in un altro tipico locale del posto. Uno di quelli dove ad una certa e completamente a caso, bielorussi di ogni età, iniziano a ballare su note di musica sovietica spinti da fiumi di alcool! A fine cena corriamo in piazza Lenin in un supermercato aperto fino a tardi per acquistare delle provviste per la grande giornata di domani.

Treno sovietico notturno: da Minsk a Gomel
La giornata di domani, in realtà inizia già stanotte. Infatti a mezzanotte poco più ci spostiamo non troppo distanti da piazza Lenin per raggiungere la stazione centrale di Minsk. Qui partirà alle 00:30 in punto, uno degli ultimi treni sovietici ancora operativi che percorre la tratta Minsk-Gomel. Appena entrati veniamo assaliti da un caldo torrido. Lo scenario che ci troviamo davanti ricorda più qualcosa di simile all’India o come abbiamo visto in Sri Lanka, invece siamo davvero in Bielorussia.
Raggiungiamo il nostro posto rigorosamente in terza classe e troviamo delle lenzuola pulite chiuse in un sacco di plastica con un cuscino. Il nostro obiettivo per questa parte di viaggio era vivere una tipica esperienza bielorussa, dormendo in treno. Non aspettatevi camere, porte o divisori. Sarete tutti allegramente insieme e condividerete rumori ed odori di ogni genere! Per questa prima tratta non è previsto l’arrivo diretto a Gomel per noi, perchè ci fermeremo invece a Рэчыца. Orario di arrivo 06:45.

Alle 06:30 veniamo svegliati dal personale del treno. È ancora buio ed è molto freddo. Arriviamo in stazione e ci concediamo due biscotti acquistati la sera prima al supermercato con un cappuccino al distributore automatico. Nel frattempo è arrivato Пётр, la nostra guida per oggi con van e permessi speciali richiesti con 10 giorni di anticipo rispetto al viaggio in Bielorussia.
La zona di esclusione di Chernobyl in Bielorussia
Dalla stazione intermedia dove siamo scesi, il van impiega poco meno di un’ora per la prima sosta all’unica stazione di servizio. Bagno, caffè e ripartiamo. Ancora 20 minuti circa e arriviamo davanti l’ingresso della zona di esclusione di Chernobyl dal lato bielorusso. Sono un po’ emozionato. Siamo a soli 8km dall’Ucraina e dalla vera Chernobyl, con Pripyat, il Duga Radar. Quanti ricordi. Nel frattempo è salita l’alba e la giornata è splendida: c’è sole, nemmeno una nuvola ma tanta neve, non avremmo potuto chiedere di meglio. Sbrighiamo le pratiche all’ingresso con firme e controllo documenti e procediamo. La zona di esclusione è gestita interamente dai militari bielorussi. Non è possibile visitarla in autonomia o in libertà. Una coppia di militari ci porta quindi con il loro bus a visitare i primi punti di questo tour di viaggio nella zona di esclusione di Chernobyl ma in Bielorussia.

Viaggio a Chernobyl ma sul lato in Bielorussia
Ma andiamo con ordine. Nel 1988 -ricordo che il disastro è avvenuto il 26 Aprile 1986- viene creata la Zona di Esclusione Bielorussa, chiamata ufficialmente: Riserva Radioecologica Statale di Polesia. Come detto, siamo a pochi chilometri dal reattore 4 di Chernobyl esploso in quella famigerata notte e circa il 70% delle ricadute radioattive dell’incidente è caduto sul territorio dell’allora Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa. Ad oggi e dal 2022 purtroppo, la zona di esclusione di Chernobyl in Ucraina non è più visitabile con l’estensione del conflitto, l’area è visitabile solo in veste di militari e giornalisti e, chiaramente, utilizzare i droni è severamente vietato. Noi siamo stati fortunati e tra gli ultimi a poter vivere Chernobyl, con il nostro viaggio ad ottobre 2021, solo 3 mesi prima del primo missile caduto su Kiev.

Ma torniamo alla “Chernobyl” della Bielorussia. Questa parte ha sicuramente meno fascino perchè non c’è la centrale (anche se riusciremo a vederla!), non c’è Pripyat soprattutto ma troviamo solo natura e piccoli villaggi abbandonati, comunque interessanti. Dopo la visita al piccolo museo che spiega in dettaglio come è strutturata la zona, ci inoltriamo nei boschi in bus percorrendo l’unica strada che fino a qualche anno fa collegava Gomel a Kiev. Varcato il cancello d’ingresso con simboli di radioattività e pericolo, il nostro primo stop è in una fattoria dove vengono custoditi i tipici bisonti di queste zone. Essendo una specie rara e rischio, è bello vedere tanta cura e dedizioni a questi meravigliosi animali.
Villaggi abbandonati nella Chernobyl di Bielorussia
Salutati i bisonti raggiungiamo Derevychi, piccolo villaggio agricolo immerso tra foreste e campi che rappresenta uno dei tanti centri evacuati nelle settimane successive all’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Prima del 26 aprile 1986 era una comunità rurale tipica: case in legno o mattoni bassi, orti, pozzi, stalle, strade sterrate e una vita scandita dalle stagioni. Oggi è un luogo sospeso. Le abitazioni sono in gran parte collassate o inghiottite dalla vegetazione, i tetti sfondati, le finestre vuote come orbite. Non ci sono palazzi leggendari qui, nessun edificio simbolo come a Pripyat: solo la normalità rurale congelata nel tempo. Ed è proprio questo a renderlo potente. La zona non è fatta solo di città fantasma iconiche, ma soprattutto di villaggi come questo, dove la vita si è interrotta senza clamore.

Dal punto di vista radiologico, l’area rientra nella zona controllata: i livelli variano a seconda dei punti e del tipo di suolo, ma l’esposizione breve e regolamentata non comporta rischi significativi per i visitatori autorizzati. La natura, nel frattempo, ha riconquistato tutto: betulle e pini crescono tra le case, gli animali selvatici attraversano quelli che erano cortili. Derevychi è la dimostrazione più cruda di cosa significhi “evacuazione permanente”: non un’istantanea spettacolare, ma un lento assorbimento nel silenzio. Un luogo che racconta meno l’esplosione e molto di più l’abbandono. Abbiamo potuto ammirare abitazioni, l’ospedale, le scuole e il municipio del distretto. Molto interessanti e con tanti piccoli (a volte anche grandi) cimeli dell’URSS. C’è perfino un vecchio supermercato che serviva i suoi pochi abitanti!

La vista sul sarcofago della centrale nucleare
Tra uno spostamento e l’altro in bus, ci concediamo un rapido pranzo al sacco e raggiungiamo l’ultimo punto significativo di questa giornata di esplorazione. Siamo a 5 chilometri circa dalla centrale nucleare di Chernobyl. Ci siamo fermati di fronte ad una torre di avvistamento realizzata in maniera molto spartana in ferro e legno. La giornata è perfetta ma per raggiungere la cima, dobbiamo scalare decine di gradini pericolanti saldati alla meno peggio. Con un po’ di indecisione raggiungiamo la cima in alto a 35 metri di altezza.
Da qui e con giornate ottime come questa, è possibile vedere il sarcofago di Chernobyl, la costruzione che ha rivestito l’esplosione con la finalità di contenere le radiazioni. Si vede abbastanza in lontananza la centrale nucleare ma qui l’emozione è parecchia. Quel viaggio in Ucraina a Chernobyl di fine 2021 è stato l’inizio di tante cose per noi, come il canale su Youtube. Ma ha significato anche la chiusura di un cerchio con l’infanzia di quando mia madre mi parlava di Chernobyl e dei bambini che ospitavamo nella mia città d’origine durante le estati: Macerata, nelle Marche.

In conclusione: fare un viaggio in Bielorussia
Terminata la visita dall’alto è tempo di tornare verso il punto iniziale della zona di esclusione perchè alle 17 il sito chiude ai visitatori. Qui il van ci porterà a Gomel che ci accoglie con un bellissimo tramonto, due passi nel centro e siamo pronti per un nuovo treno -stavolta veloce e non sovietico- in direzione Minsk. Domani un altro bus ci condurrà fino a Vilnius da dove abbiamo l’aereo di rientro in Italia. Questo viaggio in Bielorussia è stato una piacevole scoperta e su più fronti.
La storia di questo paese, la felicità delle persone di vedere Italiani in viaggio qui nonostante il periodo storico e in generale il clima di festa anche nei ristoranti tipici e l’accoglienza delle persone è qualcosa che difficilmente dimenticheremo. Viaggiamo sempre con rispetto soprattutto all’estero e sicuramente vivere in Bielorussia non sarà come farci un viaggio da turisti. Ma tutti quegli stereotipi negativi che avevamo letto prima di questo viaggio sulle regole rigide nel paese, sul presidente Lukashenko e questa “dittatura” noi francamente non l’abbiamo trovati. Ci siamo sentiti liberi di fare tutto, non abbiamo mai percepito alcun pericolo o qualche limitazione particolare. Insomma la Belarus avrà le sue regole come ce ne sono in ogni paese del mondo ma siamo ben lontani da scenari tipo Corea del Nord o Turkmenistan e speriamo di poter tornare presto in viaggio in Bielorussia!